Scotti risponde a Bitonci sul suo passato: «Sì, scontai una condanna 40 anni fa, ora esercito i miei diritti di cittadina»

Venerdì 7 Maggio 2021
Susana Scotti e Massimo Bitonci

PADOVA - La Lega l'accusa, in quanto ex condannata per eversione negli anni della Padova "movimentista", in un'interrogazione parlamentare alla ministra dell'Interno Lamorgese dei deputati Massimo Bitonci e Alberto Stefani per un incarico affidatole dalla lista consiliare Coalizione Civica. E lei, Susanna Scotti, ribatte: sì, sono io che fui condannata quarant'anni fa, ma ho scontato la pena saldando il conto con la giustizia. 

Così diventa un caso a Padova l'incarico di uditrice esterna dato da Coalizione Civica a Susanna Scotti, vicina alla lista. Al centro delle polemiche, sollevate dal parlamentare della Lega e ex sindaco della città euganea Massimo Bitonci, la condanna, già scontata negli anni Ottanta, di Scotti a 6 anni e 4 mesi di reclusione nell'ambito del «Processo 7 aprile» per associazionismo sovversivo ed eversione armata.

«Il gratuito clamore che certamente susciterà l’interrogazione alla ministra Lamorgese sulla mia persona mi costringe a intervenire su una presa di posizione che resuscita ad arte i fantasmi del passato in relazione ad una “non-carica pubblica” di uditrice esterna in una commissione consiliare - dichiara Scotti -. Rispondo in poche parole, senza disturbare troppi archivi risalenti a più di quarant’anni fa: sì, sono io, una delle tante persone che hanno partecipato negli anni '70 al "movimento" a Padova, e che, come altri, ho subìto e scontato una condanna per questo motivo. No, non ho mai avuto a che fare con la storia di formazioni politiche diverse, con via Fani e con la vicenda Moro, anche se non posso escludere che il mio nome sia stato indicato, ovviamente senza alcun fondamento, ma forse nelle relazioni dei Servizi e certamente nelle indagini ispirate alla teoria (smentita e bocciata giudizialmente) del Pm Calogero».

«Non merita certo tanta attenzione - prosegue Scotti - la mia presenza in funzione di ascolto ad una commissione consiliare, funzione che svolgo da mesi (oltre tutto online) e che rappresenta la semplice espressione di un diritto costituzionale che, in quanto cittadina e votante, posseggo esattamente come tutti gli altri: quello di partecipare alla vita della comunità a cui appartengo. Per chi non lo sapesse, alle commissioni consiliari può partecipare chiunque, e gli uditori vi assistono senza diritto di parola, senza alcun utile o gettone. Lo dico perché credo che la ministra Lamorgese avrebbe ben altre incompatibilità di cui occuparsi, di soggetti che invece rivestono cariche istituzionali anche importanti e decisionali, pur se interessati a vicende giudiziarie ben più succulente, recenti e lucrose, ai danni dello Stato».  

Ultimo aggiornamento: 19:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA