Spacciatore recidivo obbliga la moglie 77enne a fargli da "corriere" poi picchia e minaccia lei e il figlio

Venerdì 5 Novembre 2021 di Marina Lucchin
I due si erano conosciuti al carcere di via Due Palazzi: lui recluso, lei volontaria

PADOVA - Si erano conosciuti dopo un viaggio esotico di lei in Nordafrica. Ma il loro amore era nato nel parlatorio del carcere Due Palazzi: lui dietro alle sbarre per spaccio di droga, 5 anni da scontare, lei, con un passato di attivista politica nelle file radicali, impegnata a battersi con passione per la scarcerazione di quel tunisino afflitto da una grave malattia agli occhi. E nell’ottobre del 2016 sono convolati a nozze
L’amore, però, è durato poco: ieri Belhassen Ben Larbi, 44 anni, è tornato in carcere dove dovrà espiare altri due anni, questa volta per reati di maltrattamenti e lesioni personali aggravate commessi  proprio i danni della moglie 77enne. L’ha deciso il Giudice dell’udienza preliminare di Padova e riformata dalla Corte d’Appello di Venezia ed è stata poi la Squadra mobile a portare il tunisino alle porte del carcere. 

LA VICENDA
La donna ha raccontato di essere stata percossa, insultata e minacciata persino di morte, assieme al loro figlio, se si fosse rifiutata di prender parte all’attività di spaccio che da anni il marito aveva messo in piedi, specialmente nella zona del bacino termale. I due, marito e moglie, erano anche già stati condannati perchè colti in flagranza a vendere droga poco dopo le nozze e la scarcerazione di lui. All’ennesimo pestaggio, la donna aveva raccontato di essere stata costretta da Ben Larbi a consegnare le dosi di sostanze stupefacenti ai clienti che con lui prendevano accordi. Benché ammonito dal questore, l’uomo non ha per nulla cambiato il suo atteggiamento violento, venendo così prima indagato dalla Squadra Mobile e poi tratto in arresto. Così ora i due sposi sono di nuovo divisi dalle sbarre di una cella. 

VIOLENZA
E sempre su attività dei poliziotti della sezione “fasce deboli” della Squadra Mobile, a un 31enne originario di Napoli è stato invece imposto dal Gip del Tribunale di Padova, Marassi, su richiesta del pubblico ministero Roberto Piccione, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla sua ex compagna con l’imposizione di mantenere la distanza almeno 200 metri dai luoghi da lei frequentati e con assoluto divieto di rivolgerle la parola e di contattarla con qualsiasi mezzo. 
La donna aveva deciso di denunciare il suo ex solo dopo l’ennesimo episodio di aggressione. In quell’occasione ha raccontato ai poliziotti della Squadra Mobile di subire, assieme al suo nuovo compagno, continui insulti e minacce. L’agosto scorso l’indagato l’aveva aggredita, cercando di strapparle un orologio dal polso e poi impugnando un coltello, puntandoselo al collo. 
Una situazione che è arrivata al culmine in queste ultime settimane, provocando nella vittima un forte stato di ansia e di paura ed il timore per la propria incolumità, costringendola di fatto a limitare le uscite, per paura di essere seguita ed aggredita. L’ultima settimana di ottobre, si è ripresentata in Questura riferendo di ulteriori molestie e minacce di morte, queste ultime dirette in particolare al suo nuovo compagno, riscontrate dal contenuto di messaggi e registrazioni acquisite dai poliziotti, che hanno portato all’applicazione della misura cautelare. 
 

Ultimo aggiornamento: 08:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA