Lorenzo morto travolto dal treno, il fratello: «C'è il sospetto che fosse vittima di usurai»

Lunedì 1 Febbraio 2021 di Marco Aldighieri
Laurent Bovo, 52 anni


PADOVA - I soldi spariti e quelle nuove amicizie di cui i parenti stretti non sapevano nulla. È ancora avvolta nel mistero la morte del barista Laurent Bovo, detto “Lorenzo”, travolto da un treno la notte tra il 14 e il 15 dicembre scorso. Il caso, per ora, è stato etichettato come un suicidio: il 52enne avrebbe avuto molti debiti, il lavoro scarseggiava e con la pandemia in atto sarebbe caduto in una forte depressione. Ma per il fratello Massimo Bovo, ex vigile del fuoco in pensione, qualcosa non torna. «Mio padre - ha dichiarato - dava del denaro a mio fratello, molto di più dei debiti a nostra conoscenza che avrebbe dovuto saldare. E poi quelle nuove amicizie, nessuno di noi ne sapeva nulla. Forse era nelle mani di un usuraio? Tutto è possibile». 


IL FATTO
La mattina del 15 dicembre il corpo senza vita di Laurent Bovo era stato rinvenuto da alcuni operai, impegnati a lavorare nella tratta ferroviaria Padova-Bologna in zona Brusegana. La Procura, con il pm Cristina Gava, ha aperto un’indagine ed è stata effettuata l’autopsia sul corpo di “Lorenzo”. Al momento manca solo l’esito dell’esame tossicologico, per appurare se il 52enne avesse assunto alcol o droga.

«Nel primo pomeriggio del 14 dicembre - ha ripreso Massimo Bovo - mio fratello ha ricevuto una telefonata. Si è vestito, ha salutato mio padre rassicurandolo di tornare per cena, ma a casa non è più rientrato. Secondo me è morto nella notte tra il 14 e il 15 dicembre». L’ex vigile del fuoco, dopo il ritrovamento del cadavere del fratello, è stato chiamato in questura. Il caso è nelle mani degli uomini della Squadra mobile. «I poliziotti - ha detto - mi hanno fatto il nome di due persone per sapere se le conoscevo. Io non li ho mai sentiti. Mio fratello da qualche tempo aveva cambiato il giro di amici, ma più di tanto non mi ha mai raccontato. Di carattere è stato sempre chiuso e se insistevo nel fargli domande si arrabbiava».


I SOSPETTI
Il cruccio di chi voleva bene a Laurent, sono quei soldi ricevuti dal padre e spariti nel nulla. «Mio fratello - ha dichiarato Massimo - poteva usufruire del denaro di nostro padre, ma ci siamo accorti che con quei soldi non ha quasi mai saldato i suoi debiti ufficiali».

Il barista aveva acceso un mutuo con una banca e aveva un debito con un fornitore: nulla di più. «Con l’istituto di credito era indietro di un solo mese - ha ripreso il fratello - non c’era niente di preoccupante. Eppure mio padre gli dava i soldi, molti di più dei debiti a nostra conoscenza che avrebbe dovuto saldare. Ma tutto quel denaro dove è finito? Non lo sappiamo. Per cui non posso escludere che si sia messo nei guai con qualcuno, magari un usuraio». “Lorenzo”, nelle settimane prima di morire, non aveva dato segnali di volersi togliere la vita. «Mio fratello - ha ripreso Massimo - aveva fatto un investimento sbagliato acquistando un locale che non è mai decollato, questo prima della pandemia. Noi non ci siamo accorti di nulla, ma è pure vero che spesso chi vuole togliersi la vita pianifica il tutto da tempo e non dice nulla a nessuno. È anche possibile - ha terminato - che mio fratello non si sia ucciso, ma sia stato vittima di un incidente. Di segnali di depressione non ne abbiamo visti. Resta il fatto che i soldi che aveva ricevuto da mio padre sono spariti».

La vittima

Ultimo aggiornamento: 08:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA