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Faida tra trapper, negati i domiciliari a Simba La Rue. Il gip: «Non sembra voler cambiare»

Il giudice ha disposto il trasferimento all'ospedale San Gerardo di Monza, dove dovrà essere operato a causa delle coltellate subite a Treviolo alcune settimane fa

Giovedì 11 Agosto 2022 di Redazione Web
Faida trapper, negati i domiciliari a Simba La Rue, il gip: «Non sembra voler cambiare»
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Il gip di Milano Guido Salvini ha respinto la richiesta di domiciliari per Simba La Rue, il trapper di 20 anni arrestato con altri tre giovani nell'ambito dell'inchiesta del pm del capoluogo lombardo, Francesca Crupi, su una presunta "faida" tra gruppi rivali di trapper. Il rivale di La Rue, Baby Touché (al secolo Amine Amagour, 18enne italiano di origine marocchina di Padova) è stato picchiato a Milano da un gruppo di persone vicini a La Rue. Da lì i riflettori si sono accesi sulla faida fino ai capitoli più recenti quando i due hanno affermato di aver inventato tutto pur di avere visibilità.

Il giudice milanese ha confermato l'autorizzazione a trasferire il ventenne «nel più breve tempo possibile» presso l'ospedale San Gerardo di Monza, dove dovrà essere operato per le conseguenze dell'aggressione subita nelle scorse settimane a Treviolo (Bergamo), in cui è stato ferito a coltellate.

Le parole del gip

Da parte di Simba La Rue «non è pervenuta alcuna accettazione e disponibilità in merito a un programma di recupero che comporterebbe un distacco dallo stile di vita sinora assunto». Così scrive il gip nell'ordinanza con cui ha respinto la richiesta dei domiciliari in comunità per il trapper 20enne. «Ben difficilmente la collocazione in comunità potrebbe interrompere i contatti tra Simba e l'ambiente in cui sono maturati i fatti criminosi», aggiunge il giudice, ricordando che lo stesso pm, pur esprimendo parere favorevole all'istanza dei difensori, ha sottolineato «l'assoluta importanza di recidere ogni contatto tra l'indagato e il contesto in cui sono maturati i fatti». Il gip parla anche di «incapacità dell'indagato di autocontrollarsi» e di mancanza del «requisito dell'affidabilità».

La collocazione in comunità potrà comunque essere ripresa in considerazione dopo il periodo in ospedale, che non sarà breve. Ferito in una aggressione, dovrà essere infatti sottoposto a un delicato intervento chirurgico per «tentare di recuperare il più possibile la lesione nervosa a carico dell'arto inferiore destro», come emerge dalla consulenza medico-legale del dottor Marco Scaglione.

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Ultimo aggiornamento: 16:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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