Ragazzo morto in moto, l'addio a Filippo: la bara portata dal papà e dagli atleti Foto

Venerdì 10 Settembre 2021 di Barbara Turetta
Ragazzo morto in moto, l'addio a Filippo Alberto Contin

SELVAZZANO (PADOVA) - Hanno raggiunto il campo da calcio a gruppetti, chi in bici, chi in motorino, e si sono fatti forza l'uno con l'altro. Si sono abbracciati, si sono asciugati le lacrime e con il cuore colmo di dolore sono entrati nel campo dove hanno atteso l'arrivo del feretro del loro amico. Tanti i giovani che ieri mattina hanno partecipato al funerale di Filippo Alberto Contin, il ragazzo di 17 anni morto venerdì scorso cadendo in moto. Oltre 500 le persone che hanno raggiunto il campo di via Pirandello a Caselle, dove Filippo si allenava a calcio con l'Usma. Un palchetto ha ospitato l'altare per la celebrazione del funerale, mentre sul fondo un impianto audiovisivo ha permesso a tutti di ascoltare la celebrazione e vedere il video con il quale alla fine gli amici l'hanno ricordato.


IL FERETRO

Gli atleti della società sportiva si sono disposti lungo la linea di fondo accogliendo il feretro che è stato accompagnato in campo a spalla dagli amici e dal papà Pietro, dietro la mamma Stefania, la sorella Shanti, e i familiari. La bara è stata deposta davanti all'altare e tutt'attorno si sono subito stretti i tanti amici che lo attendevano in campo. A loro è stato dato il tempo di rasserenarsi, per poi dare inizio alla cerimonia. I giovani si sono seduti per terra accanto al feretro e don Pierpaolo Peron, parroco di Chiesanuova, ha dato inizio alla cerimonia. Anche mamma Stefania ha poi lasciato la sua sedia, andandosi a sedere in mezzo ai ragazzi, quasi a volerli raccogliere in un grande abbraccio. «Come siete messi con la fede? ha esordito don Pierpaolo rivolgendosi ai giovani che in questi giorni ha incontrato e ascoltato - Sentiamo che adesso abbiamo bisogno anche di questo, non c'è un metro per misurarla ma c'è un cuore che ascolta. C'è chi dice avere fede, chi di non averla e chi crede di non averla, ma è lo stesso arrabbiato con Dio in questo momento. Pregare insieme diventa un incoraggiarsi, una speranza, e per questo siamo qui in tanti». «Con i ragazzi e gli animatori del Grest ogni mattina leggevamo qualche riga del Vangelo, e venerdì quando è arrivata la notizia di Pippo avevamo letto proprio questo passo ha ricordato il sacerdote nell'omelia - Maria amica di Gesù va a salutarlo alla tomba piangendo ma non lo trova, non dobbiamo spiegare cos'è questo pianto, lo abbiamo sentito sui nostri occhi in questi giorni, eppure Gesù c'è, ma lei non lo riconosce. Ma è quando la chiama per nome che tutto cambia. Anche noi abbiamo cuori gonfi di lacrime, però la nostra fede ci dice che Pippo è vivo, la morte non è l'ultima parola, non lo vedremo più qui ma è vivo, lo sentiamo, lo riconosciamo. Riconoscere che la nostra vita non finisce qua ci dona un altro gusto nel vivere».


L'INVITO

Il sacerdote ha poi invitato i giovani a vivere la vita come un dono e ad occuparsi gli uni degli altri, con quella generosità che sapeva dispensare Filippo. «Pietro e Stefania hanno fatto un gesto generosissimo donando gli organi di Pippo perché altri avessero la vita, è una cosa incredibile, sicuramente difficile, ma quando uno vive di generosità anche questo diviene spontaneo. In molti mi avete ricordato che Pippo non lasciava stare chi di voi vedeva triste, insisteva finché non aprivate il vostro cuore. Ecco cerchiamo di essere altrettanto rompi scatole con chi vediamo tristi e soli. C'è un mondo di giovani soli, chiusi nelle loro stanze a giocare con i baucometri, solitudini incredibili che a volte portano a dipendenze, a patologie difficilissime. Stiamo accanto a questi ragazzi, la vostra vita può diventare dono, basta poco: una chiamata, un messaggio, un gesto di attenzione, per tirarli fuori da questa solitudine, da questo vuoto. Vivete la vita con questa grande capacità di essere dono per gli altri».

© RIPRODUZIONE RISERVATA