Pedofilia e denaro, don Marino tuona: «Dio non archivia»

Domenica 2 Febbraio 2020
ALBIGNASEGO - «Dio non archivia». Ancora una volta è alle pagine virtuali dei social network che don Marino Ruggero affida i propri criptici ma mordaci pensieri. L’ultimo, datato 1 febbraio, allude alla recente decisione della procura di andare verso l’archiviazione dell’indagine nata dalle esplosive dichiarazioni del sacerdote in merito a presunti parroci pedofili nella diocesi padovana. “Pedofilia e denaro. Cara Chiesa, ricordati, Dio non archivia” ha scritto ieri mattina sul suo profilo Facebook il cinquantaquattrenne ex parroco di San Lorenzo a commento di un’immagine che a sua volta recita “Non mi sottovalutare mai... Sono più di quello che pensi, penso più di quello che dico e noto più di quello che credi”. Un aforisma preconfezionato, a cui le parole di don Marino imprimono però il senso di un’autentica stoccata in polemica tanto con la diocesi quanto con la magistratura. 
Inchiesta
Una decina di giorni fa Ruggero era stato ascoltato dal pubblico ministero Roberto Piccione, che aveva aperto un’inchiesta in merito alle scottanti promesse rilasciate dal prelato, dimissionario per presunte frequentazioni femminili troppo spinte. «Mi accusano di avere delle donne? Bugie, allora farò i nomi dei preti pedofili che operano a Padova», aveva minacciato don Marino. Potenziali accuse gravissime, visto che la pedofilia è un reato, estratte in un estremo tentativo di autodifesa, che non avrebbero però trovato fondamento. Il prelato davanti al pubblico ministero non sarebbe stato in grado di riferire nomi, episodi e accuse precise se non una risalente a sedici anni fa. Una storia verificatasi nel Vicentino, già nota alla locale procura e a quella diocesi oltre che già prescritta. Insomma le terribili prospettive paventate dal don circa la presenza di preti pedofili e con relazioni non concesse dal celibato si sarebbe dissolta come neve al sole. Niente prove, niente fatti, l’inchiesta va verso l’archiviazione: questo è quanto emerso venerdì. L’ufficialità da parte della procura ancora non c’è ma il risultato pare scontato. 
La reazione
Come don Marino abbia preso questa novità non è dato sapere, poiché il sacerdote in quest’ultimo periodo si è reso pressoché irreperibile. La notizia deve però senza dubbio essergli arrivata, poiché è assai improbabile che il commento dato in pasto al popolo di Facebook contenesse un riferimento casuale. Altro riferimento non casuale è poi quello al denaro, dal momento che lo stesso Ruggero aveva sporto querela due anni fa denunciando la sparizione di alcuni registri con i conti economici della parrocchia. Anche in questo caso le indagini avviate dai carabinieri e prese in mano dalla procura non avrebbero però portato a evidenze significative che possano suffragare i sospetti del parroco. 
Ma se a paventare l’archiviazione dell’inchiesta sulla pedofilia e a non trovare prove sulla sparizione dei conti parrocchiali è stata la magistratura, perché indirizzare il messaggio alla “Cara Chiesa”? Don Marino, è bene ricordarlo, è attualmente sottoposto a processo canonico presso il tribunale ecclesiastico per non aver rispettato l’obbligo del celibato. Accuse che ha sempre fermamente respinto, a fronte delle quali aveva lanciato la boutade sulla pedofilia. Il messaggio potrebbe dunque essere rivolto a quei presunti preti abusanti ancora sconosciuti, o ai vertici stessi della Curia padovana che dovrà decidere sulle sorti del cinquantaquattrenne. Venerdì sera i suoi numerosi sostenitori erano scesi in trecento per le strade di San Lorenzo con una fiaccolata silenziosa e tantissimi hanno ribadito la loro solidarietà al don anche commentandone l’ultimo, enigmatico, post sui social.
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