Il rettore del Bo, Rosario Rizzuto: «Cinque anni di successi nonostante la tempesta»

Mercoledì 14 Aprile 2021 di Nicoletta Cozza
Il rettore dell'Università di Padova Rosario Rizzuto

PADOVA - Nessuno glielo ha chiesto, ma la risposta sarebbe “no” a chiunque ci provasse. Non ha, e non ha mai avuto, nessuna intenzione di candidarsi a sindaco. E quello che “farà da grande” lo ha deciso: continuerà a insegnare Patologia Generale e Fisiopatologia a Medicina. Per Rosario Rizzuto, infatti, il futuro da docente è delineato. E’ alla scadenza del mandato da rettore e dopodomani per l’ultima volta presenzierà in questo ruolo all’inaugurazione dell’anno accademico. Per lui, quindi, è tempo di bilanci.
Professore, è alla fine di un quinquennio denso di attività, ma condizionato dalla pandemia.
«Lo divido in due fasi. La prima all’insegna di una navigazione tranquilla, con obiettivi centrati, successi ottenuti e progetti avviati che proseguiranno. La seconda, invece, in mezzo alla tempesta del virus, in cui non è stato facile garantire sicurezza, formazione e ricerca in un mondo stravolto. Nell’ultimo anno e mezzo siamo stati in trincea. In entrambe, comunque, i risultati sono stati buoni. Essere rettore è impegnativo, ma facile perché si è sostenuti da una straordinaria comunità accademica».
L’emergenza-Covid è stata un fulmine a ciel sereno.
«A febbraio 2020 è stato difficile per un Ateneo ambizioso sospendere la didattica, ma in una settimana è stato trasferito tutto sulla piattaforma. Un risultato eccezionale. Avevo chiamato subito il ministro dell’Istruzione Gaetano Manfredi temendo che la rete andasse in tilt per il flusso imponente di dati. Ce l’abbiamo fatta, ma appena possibile siamo ri-partiti in presenza, e questo è il vero modello. Io stesso, rientrando in aula dopo 2 anni, ho provato grande emozione nel vedere in faccia gli studenti, cogliendo dai loro sguardi se l’argomento è difficile, o interessante. Seguire da remoto nella fase emergenziale è servito a non farli sentire “soli con i loro libri”, ma nella nostra identità c’è la “comunità del sapere”. Non esiste università senza relazioni».
Torniamo al bilancio.
«Soddisfazione mi ha dato il “reclutamento” dei giovani: i ricercatori dovevano essere 300, ma sono diventati 700: ciò significa avere un Ateneo sempre più forte e dare opportunità per evitare la fuga di cervelli. Sono assertore della ricerca creativa, che fa “buona scienza”. Dare ampiezza al sapere, e affidare i piani di sviluppo ai Dipartimenti, sono investimenti intelligenti. Come puntare sul capitale umano, e noi lo abbiamo fatto, con 500 ricercatori e professori che hanno avuto un avanzamento di carriera. Ogni anno si sono iscritte più di 20mila matricole, di cui oltre 1.400 straniere nel 2020, e siamo cresciuti nei ranking internazionali che determinano le scelte».
Sono in arrivo sedi universitarie che cambieranno i siti dove sorgeranno.
«Frutto di scelte condivise con le istituzioni e i padovani saranno in simbiosi con i luoghi del sapere. Penso allo spazio umanistico di via Beato Pellegrino, già aperto, e quelli in arrivo: la scuola Galileiana alla Fusinato; il Museo della Natura a Palazzo Cavalli; la caserma Piave, con il campus nel verde e di fronte alla Specola, in aggiunta a quello del Piovego; il Palazzo dell’Esperienza, in continuità con Galileo, dove si potrà sperimentare, per creare, all’interno di laboratori all’avanguardia, “laureati moderni”. La gente chiede quando torneranno gli studenti perché da 8 secoli riconosce il valore della loro presenza. La nostra è una città “universitaria”, non “con l’università”».
Nuovo ospedale: a che punto siamo?
«Abbiamo la certezza che si farà, grazie alla determinazione dei protagonisti. Arrivarci è stato un salto quantico. È un’opera complessa che nasce con gli occhi al futuro, ma la vedremo, forse non alla fine del mandato del mio successore, ma subito dopo».
Rimpianti?
«Ho operato al meglio, supportato da una grande comunità accademica. Ovvio che si sarebbe potuto fare di più, perché se ti accontenti non sei uno scienziato».
È vero che si candiderà a sindaco?
«Trovo scorrette e irrispettose tali affermazioni, e il fatto che il mio nome venga accostato a qualche forza politica. No, non ho nessuna intenzione di candidarmi. Nessuno me lo ha chiesto e comunque rifiuterei».
Intanto la campagna elettorale è iniziata al Bo e in corsa ci sono due prorettori della sua “squadra”.
«Diventare rettore è un immenso onore, ma serve esperienza, per cui va bene che ci siano tre persone che hanno avuto un ruolo importante in Ateneo come Dughiero, Mapelli e Marzaro. Ci sono due donne su tre ed è un bel segnale. Importante è che vinca il migliore».
Lei si sta spendendo per la campagna vaccinale.
«Bisogna vaccinarsi, e dare priorità ad anziani e soggetti fragili. Rimanendo esposti al virus si rischiano la vita, o conseguenze permanenti».
 

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