Razzismo, partita persa a tavolino per la squadra vittima che ha lasciato il campo

Giovedì 18 Novembre 2021 di Gabriele Pipia
gesti di razzismo in campo contro il giocatore di colore del Tribano

PADOVA - «La decisione della Polisportiva Tribano di abbandonare il terreno di gioco può essere compresa dal punto di vista etico ma non può essere giustificata dal punto di vista della giustizia sportiva». Risultato: sparisce il 3-3 del campo e arriva un pesante 0-3 a tavolino. È questa la sentenza relativa alla partita Atletico Granze-Tribano, campionato di calcio della seconda categoria padovana, sospesa domenica a due minuti dalla fine dopo una scena vergognosa: un tifoso di casa che fa il verso della scimmia ad un giocatore di colore (il ventiduenne Moussa Dhiedhiou, arrivato nel 2017 con un barcone a Lampedusa), i suoi compagni che se ne vanno per protesta, le successive tensioni fuori dagli spogliatoi e perfino l'arrivo dei carabinieri. 
Ora ecco il verdetto: vince l'Atletico Granze ma vince soprattutto un freddo regolamento da applicare alla lettera senza possibilità di interpretazioni. Era già successo un mese fa nella prima categoria trevigiana ed è successo di nuovo: chi si ribella al razzismo abbandonando il campo, alla fine deve fare i conti con una sanzione. Il caso si chiude, ma il dibattito si apre: serve un nuovo regolamento che eviti di penalizzare chi il razzismo prova a combatterlo?

LE CONSEGUENZE

L'autore del verso della scimmia è un ragazzo della vicina Vescovana, per ora rimasto impunito: le autorità non hanno ravvisato le condizioni per emettere subito un Daspo e l'eventuale procedimento penale scatterebbe solo con una querela di parte che la vittima ha già annunciato di non voler presentare. 
Nel comunicato diramato ieri dalla Figc si spiega: «Il Codice di Giustizia sportiva contempla espressamente la fattispecie delle condotte a stampo razzista e prevede un sistema di sanzioni graduate a carico dei tesserati e delle società, le quali rispondono anche per i comportamenti del pubblico. Tali sanzioni, però, non possono essere forzate unilateralmente dalla società vittima degli episodi di discriminazione (...). Va tenuto presente che gli ululati provenivano da un unico isolato spettatore, sicché non poteva dirsi che ci fosse una situazione ambientale incompatibile con la prosecuzione della gara». 

LE SANZIONI

Fatta la premessa, ecco le sanzioni. La squadra che ha abbandonato il campo viene sconfitta 3-0 a tavolino e il suo dirigente Emanuele Decilesi viene inibito per aver ritirato la squadra. «In considerazione delle particolari circostanze e del comprensibile dispiacere che ha provocato in tutti i tesserati la discriminazione operata a danno del loro calciatore - scrive il giudice sportivo Stefano Armellini - tale sanzione viene applicata nella misura ridotta di una settimana».
E poi c'è la responsabilità della squadra di casa, multata con 50 euro. Ci sarebbe pure una partita da giocare a porte chiuse, ma la sanzione è congelata: la società sarà osservata speciale per un anno e se ci sarà una recidiva scatterà una punizione doppia. 

DISPIACERE

«La decisione della sconfitta a tavolino - si legge ancora nel comunicato - viene adottata con personale dispiacere da parte dell'organo giudicante che esprime solidarietà al giocatore vittima del comportamento discriminatorio». 
Per Giuseppe Ruzza, presidente regionale Figc, «il comunicato del giudice sportivo è perfetto. C'è l'applicazione del regolamento e c'è la componente etica». 
Decilesi, il dirigente squalificato, allarga le braccia: «Siamo terzultimi e un punto ci sarebbe tornato utile, ma ci sono cose ben più importanti del risultato». La ritiene un'ingiustizia? «No, abbiamo voluto dare un segnale ma conosciamo il regolamento e lo rispettiamo». 

DALLA SERIE A AI DILETTANTI

Già, ma cosa dice il regolamento? Sul tema esiste un'unica normativa che va dalla serie A ai dilettanti: è quella prevista dall'articolo 62 del cosiddetto Noif, norme di organizzazione interna della Figc. Ad alti livelli in caso di comportamenti discriminatori la decisione di sospendere la partita spetta agli addetti della Procura federale, con un lungo iter che prevede prima gli avvertimenti all'altoparlante, poi la sospensione temporanea e solo in seguito il triplice fischio. 
E tra i dilettanti? Premesso che nel caso padovano non c'erano in ogni caso gli estremi per mandare subito le squadre in spogliatoio (si è trattato di un insulto isolato senza particolari problemi di ordine pubblico), resta il fatto che i regolamenti nazionali sono difficilmente applicabili a livelli più bassi, dove l'arbitro si trova in campo da solo e spesso è un ragazzino alle prime esperienze. La lotta al razzismo nel calcio, però, passa anche da qui. Da precise linee-guida nazionali applicabili anche all'ultimo campetto di periferia. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA