Giada, 28 anni, muore sola in albergo all'Arcella: la siringa per terra

Martedì 14 Gennaio 2020 di Serena De Salvador
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PADOVA - L’hanno trovata i gestori dell’hotel Arcella riversa su una sedia in camera da letto, ormai senza vita. Accanto al corpo una siringa usata, alcune tracce di polvere chiara. Serviranno i risultati dell’autopsia e degli esami tossicologici per avere certezze sulle cause della morte di Giada Baraldo, tra le quali non si può escludere un malore fatale correlato a un abuso di stupefacente. Ventotto anni, nativa di Piove di Sacco e ancora oggi residente nel Piovese, la giovane è stata trovata cadavere nella tarda mattinata di ieri. «Come ogni mattina attorno alle 11 faccio il giro di tutte le stanze per verificare se gli ospiti siano presenti e poter procedere con le pulizie - spiega Saim Hossein, il gestore bengalese che dal 2018 dirige la struttura ricettiva al civico 7 di via Jacopo Avanzo, esattamente dietro alla stazione ferroviaria, al limitare del quartiere Arcella -. Ho bussato per tre volte senza ricevere risposta. A quel punto ho chiamato un collega, abbiamo provato di nuovo senza esito, ma sapevo che la ragazza non era uscita dall’albergo. Allora con il passepartout abbiamo aperto la porta e l’ho vista. Era seduta su una poltroncina, la testa all’indietro, gli occhi semi aperti. Ho chiamato subito l’ambulanza, ma era troppo tardi. Poi non sono più entrato nella stanza».

SOCCORSI. I sanitari del Suem si sono precipitati, hanno provato a rianimarla, ma subito è stato chiaro che nulla si sarebbe potuto fare per salvarla. Decretato il decesso, vista la situazione che si presentava nella camera, è stata immediatamente richiesta la presenza della polizia. Vicino al corpo inerte è stata trovata e sequestrata una siringa usata. Dentro c’era ancora qualche residuo di sostanza, sul cadavere tracce compatibili con un’iniezione. La scientifica ha messo sotto sequestro la camera numero 3 al primo piano. Fino a metà pomeriggio hanno campionato ogni possibile elemento utile e raccolto la testimonianza del proprietario. Poi l’arduo compito di informare i familiari per procedere a un’identificazione ufficiale che ieri sera non era ancora stata portata a termine. Il pubblico ministero ha disposto che sul corpo della giovane venga eseguita un’autopsia, dopo la prima ispezione sul cadavere di ieri. Ancora al vaglio anche la natura della sostanza dentro la siringa, che a un primo esame pare essere eroina. La vittima in passato era già stata segnalata come assuntrice di stupefacente e risulta che nell’ultimo periodo lavorasse come operaia dopo alcuni mesi di disoccupazione.

Dall’11 gennaio alloggiava all’hotel Arcella, inizialmente con un trentacinquenne nigeriano su cui sono in corso accertamenti: «Le prime due notti ha prenotato una stanza doppia che divideva con l’uomo straniero, che diceva essere il suo fidanzato - spiega il titolare - Non hanno dato alcun problema, uscivano pochissimo. Lunedì lui se n’è andato e lei si è spostata in una stanza singola che aveva regolarmente pagato». Se n’è andata da sola, con l’unica compagnia del televisore acceso, tanto che tra gli altri numerosi ospiti nessuno si è reso conto di quanto accaduto. Il primo febbraio dello scorso anno un episodio analogo aveva portato a sfiorare la morte un ventiseienne triestino, anche lui ospite dell’albergo. Pure in quel caso lo avevano trovato dentro una delle stanze, privo di sensi accasciato sul letto, il respiro ridotto a un soffio. La tempestività dei soccorsi aveva però permesso di salvarlo dall’overdose.

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