Il questore Isabella Fusiello ai saluti: «La chiave per avere più sicurezza è il dialogo»

Sabato 23 Ottobre 2021 di Serena De Salvador
Il questore Isabella Fusiello con il sigillo della città insieme al sindaco Sergio Giordani

PADOVA - «Di Padova porterò con me il ricordo di un’esperienza unica, scandita dalle enormi difficoltà della pandemia, ma anche da una costante e non comune collaborazione sia con le istituzioni che, soprattutto, con la cittadinanza». Isabella Fusiello si avvia a concludere il suo periodo come questore della città del Santo, prima donna ad aver ricoperto questo ruolo in concomitanza con la promozione in “fascia A” della questura cittadina, per fare ritorno a Bologna, la città in cui ha lavorato per anni e in cui ha casa e famiglia.
Questore, dove ha trovato le maggiori soddisfazioni in questo suo perido padovano?
«Sono stati un anno e sette mesi intensi, di successi ma anche di impegno e sforzi. Nella lotta allo spaccio e in quella contro la violenza di genere, il tutto con l’enorme sfida della pandemia sullo sfondo. Sono stata felicissima dell’apertura di tre uffici passaporti in provincia, ad Abano, Cittadella e Camposampiero, che si aggiungono a quello inaugurato all’interno dell’università a palazzo Bo. Sono servizi importanti, per offrire ai cittadini un punto di riferimento costante e vicino. Ma il risultato di cui vado senz’altro più fiera è il dialogo che c’è sempre stato con tutta la città, dalle istituzioni ai singoli cittadini. Questo è ciò che vorrei lasciare in eredità».
Oltre all’emergenza sanitaria, a scandire in particolare questi ultimi mesi sono state le numerosissime manifestazioni di piazza che, a partire da quelle dei no pass e no vax, hanno ripetutamente scaldato il clima cittadino. Oggi si replica, con il 14esimo sabato di proteste.
«Istituzioni, forze dell’ordine, associazioni di categoria hanno sempre fatto squadra per garantire da un lato la libertà di manifestare il proprio pensiero e dall’altro quella di poter lavorare e vivere la città per coloro che non fanno parte delle proteste. Pur essendo un punto nevralgico, a Padova gli organizzatori sono sempre stati in contatto con le istituzioni, si è scelta la strada del dialogo e non ci sono state sbavature o problemi. L’attenzione resta massima, ad esempio oggi per l’evento che porterà in città il ministro Cartabia, ma confido nel rispetto da parte di tutti. Senza di esso, non c’è convivenza».
Per lei d’altronde la via della repressione non è mai stata la soluzione ultima, non solo in tema di ordine pubblico.
«Assolutamente. Pensiamo ad esempio alla movida dei giovani nelle piazze: è connaturata a una città universitaria, con 65mila studenti. Le piazze sono luoghi di aggregazione, per mesi sono stati gli unici a disposizione. I controlli servono, ma siamo davanti a un fenomeno (e quindi a un problema per alcuni) di ordine sociale e culturale che va affrontato a partire da questi piani. Ragionamento analogo vale per la violenza di genere: la repressione è essenziale, ma servono iniziative che partano dal piano culturale e sociale per comprendere e poter sradicare questi fenomeni. E ancora, il discorso vale anche per lo spaccio. La pandemia ha modificato anche questa realtà, che però come accade in tutte le grandi città ha mille sfaccettature. Abbiamo ottenuto ottimi risultati con l’intensificazione dei controlli, penso ad esempio all’Arcella o alle piazze limitrofe alla stazione, ma non è sufficiente catturare tutti gli spacciatori sulla strada. Serve un approccio più ampio al fenomeno».
Il suo percorso padovano si conclude dunque con un grande lavoro portato avanti nonostante le difficoltà della pandemia, ma che sarà anche ereditato dal suo successore, Antonio Sbordone.
«Ci conosciamo da tempo, mi sostituì come questore anche a Reggio Emilia. So che saprà portare avanti al meglio le sfide che Padova presenta, per operare nel segno della continuità».
Ora è stata promossa questore di Bologna, la città in cui ha lavorato per più di un decennio e in cui si è stabilita. Come lascia Padova?
«Voglio partire lasciando dietro di me un messaggio: il dialogo è la chiave per affrontare i problemi. Ho sempre tenuto moltissimo ad ascoltare e aggiornare quotidianamente i cittadini.
E cosa non dimenticherà?
«Il clima irreale di strade e piazze deserte durante la pandemia. Spero di non vederle mai più».
 

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