Denuncia il marito violento: prima del processo lui si ammala e lei decide di accudirlo

Martedì 13 Luglio 2021 di Luca Ingegneri
Denuncia il marito violento: prima del processo lui si ammala e lei decide di accudirlo
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PADOVA - Stanca di subìre violenze tra le quattro mura di casa si era decisa a sporgere denuncia. Poi aveva fatto i bagagli e se n’era andata assieme ai due figli. Non si era più occupata dell’iter seguito dall’inchiesta e al processo non ha ritenuto di costituirsi parte civile. Quando ha però appreso delle gravi condizioni di salute dell’ex marito, colpito da un ictus e ricoverato a lungo in ospedale, si è immediatamente messa a disposizione e lo ha riaccolto in famiglia. Ora è lei ad assisterlo nel lungo e difficile percorso riabilitativo. Nel frattempo N.D., 51enne di origini romene, si ritrova nelle scomode vesti di imputato, con le accuse di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Ma non è scontato che possa affrontare il dibattimento davanti al tribunale collegiale presieduto da Marina Ventura. É quanto sostiene il suo difensore che ha chiesto ed ottenuto dai giudici una perizia medico legale. Dovrà infatti essere stabilito se, nelle attuali condizioni di salute, N.D. sia in grado di partecipare coscientemente al processo. Toccherà al dottor Giovanni Cecchetto, dell’Istituto di Medicina legale dell’Università, accertare la capacità dell’imputato di stare in giudizio. Il conferimento dell’incarico peritale è in programma il prossimo 15 novembre.

LE ACCUSE

Era il 9 gennaio di due anni fa quando la donna, una 45enne, anch’essa di origini romene, si era decisa a denunciare il suo aguzzino. Aveva rotto gli indugi dopo l’ennesima esplosione di violenza tra le quattro mura di casa. Quella sera N.D. le aveva tolto con violenza l’accappatoio, l’aveva gettata sul letto immobilizzandola e costringendola a sottostare ai suoi impulsi di natura sessuale.
Era la classica goccia che aveva fatto traboccare il vaso. L’ultimo episodio di una lunga escalation di comportamenti aggressivi, con protagonista un uomo che rincasava spesso ubriaco e sfogava le sue ire sulla consorte, anche in presenza dei due figli minorenni e in qualche caso pure davanti a persone estranee. Minacce, sputi e offese di ogni tipo, con la promessa che prima o dopo l’avrebbe uccisa. Dalle parole N.D. era passato rapidamente ai fatti: in più occasioni la poveretta avrebbe subìto percosse, con tanto di spintoni, schiaffi e calci. Nell’ultimo periodo di convivenza era letteralmente impaurita. In condizioni di completa soggezione e prostrazione psicofisica. Del resto le aggressioni del consorte erano ormai diventate una sorta di routine quotidiana: il 4 gennaio le aveva torto un braccio dietro la schiena costringendola ad inginocchiarsi, due giorni dopo era stata colpita a calci ad una gamba, il 7 gennaio era stata presa a schiaffi in faccia, tanto da essere costretta a rivolgersi ai sanitari del pronto soccorso. Aveva rimediato una distorsione alla spalla destra e contusioni multiple, con una prognosi di dieci giorni. Quarantott’ore dopo era stata costretta, ancora una volta, a consumare un rapporto sessuale. A quel punto aveva trovato il coraggio di dire basta assieme ai due figli, un maschio quasi diciottenne ed una bimba di soli quattro anni. Ora però l’ha perdonato e lo sta aiutando a riprendersi dal grave ictus.

Ultimo aggiornamento: 08:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA