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Padova. Schiava sessuale del profugo per 11 giorni nella casa dei rifugiati, nessuno vede nulla

Martedì 3 Dicembre 2019 di Marina Lucchin-Nicola Benvenuti
Violentata a Tribano. Porsche e vestiti firmati: la bella vita di Peter, aguzzino della ragazza ceca
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PADOVA -  In posa seduto su una Porsche, con vestiti alla moda, collane d'oro, in giro con gli amici per Padova e provincia. La pagina Facebook di Peter Chiebuka (FOTO), il 26enne richiedente asilo arrestato l'altro giorno per sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ai danni di una 22enne della Repubblica Ceca, è uno specchietto per le allodole. Che volesse ingannare famigliari e amici rimasti in Nigeria o attrarre ingenue ragazze in cerca di marito, non è chiaro. 

ATTIRATA CON LA PROMESSA DI MATRIMONIO Schiava per 11 giorni nella casa dei profughi
LA LIBERAZIONE DELLA RAGAZZA Quel sospiro di sollievo all'entrata dei carabinieri


 

 

Quel che è certo, però, è che l'immagine che l'africano voleva dare di sé sui social era ben diversa da quella del richiedente asilo, ospite in una vecchia casa anni 60 in un piccolo paesino della Bassa Padovana, immerso nella campagna, che vive in un programma di accoglienza con un poket money da 2,50 euro al giorno, oltre al vitto e all'alloggio forniti dalla cooperativa Edeco.

NESSUNO VIDE NIENTE
Nessuna spiegazione da parte di Edeco, invece, per quanto riguarda il controllo della struttura in cui vengono ospitati i richiedenti asilo, visto che nessuno, nemmeno la cooperativa, in undici giorni di sequestro, si è mai reso conto che in quella casa era stata rinchiusa contro la sua volontà una ragazza straniera. Nemmeno i coinquilini di Peter Chiebuka hanno mai segnalato a qualcuno che nella stanza del compagno c'era una donna. Donna che è stata selvaggiamente picchiata e stuprata per 11 giorni prima che venisse liberata dai carabinieri.

 
Senza contare poi che sebbene sia arrivato in Italia, davanti a sé ha ancora un futuro incerto tanto quanto l'accoglimento da parte della commissione territoriale della sua richiesta dello status di rifugiato politico. 
Insomma, la sua vita non è la favola che racconta a chi lo segue su Facebook, una pagina-trappola che ha catturato anche l'interesse della 22enne ceca che credeva di aver trovato in lui l'amore della sua vita. Ma, invece, si è ritrovata imprigionata in un incubo da cui è stata liberata sabato mattina dai carabinieri. 
LO STUPORE Eppure Lorenzo Boscato, responsabile dei centri di accoglienza di Edeco, la cooperativa che nella palazzina due piani di via Mazzini gestiva l'accoglienza dei 15 richiedenti asilo, assicura che la situazione, lì a Tribano, non aveva mai destato preoccupazione. 
«È evidente che non avevamo nessun sospetto sulle violenze ai danni della giovane ventiduenne, perchè in quel caso saremmo stati noi a segnalare e denunciare i fatti alle autorità», puntualizza il responsabile della cooperativa, che oltre ad aver avuto la gestione dei due centri di prima accoglienza di San Siro di Bagnoli e di Conetta, segue numerosi nuclei di richiedenti asilo, ai quali affianca anche la gestione di alcune strutture per bambini in età compresa tra uno e 5 anni. 
«Il nucleo di migranti a Tribano è formato da quindici persone che noi seguiamo peraltro da un paio di mesi, essendo subentrati ad una precedente gestione» continua la precisazione di Edeco. 
«Tutti i giovani che fanno parte del gruppo, sono molto tranquilli e prendono parte alle attività informative proposte. Possiamo dire che ad oggi questo nucleo di richiedenti asilo ha sicuramente un elevato grado di integrazione». 
RICHIESTA DI CONFRONTO Vista la presa di posizione del sindaco, la cooperativa assicura: «Incontriamo volentieri l'amministrazione comunale di Tribano per chiarire tutti gli aspetti della vicenda e dare al sindaco, alla sua giunta e al consiglio comunale tutte le informazioni di cui hanno necessità, anche se siamo convinti che non bisogna generalizzare ed estendere le colpe di un singolo ad un intero gruppo». 
Nessuna spiegazione da parte di Edeco, invece, per quanto riguarda il controllo della struttura in cui vengono ospitati i richiedenti asilo, visto che nessuno, nemmeno la cooperativa, in undici giorni di sequestro, si è mai reso conto che in quella casa era stata rinchiusa contro la sua volontà una ragazza straniera. Nemmeno i coinquilini di Peter Chiebuka hanno mai segnalato a qualcuno che nella stanza del compagno c'era una donna. Donna che è stata selvaggiamente picchiata e stuprata per 11 giorni prima che venisse liberata dai carabinieri. 


    

Ultimo aggiornamento: 19:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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