Uccise un gioielliere durante una rapina, l'ergastolano Panizzolo può uscire per lavorare

Giovedì 11 Novembre 2021 di Marina Lucchin
Fabrizio Panizzolo all'epoca dell'arresto: aveva 34 anni
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PADOVA - Era il 19 luglio 2005 quando nella gioielleria di via Jeppelli ad Abano Terme irruppe un commando di 4 rapinatori. Il titolare fu massacrato con il calcio della pistola e ucciso con tre colpi esplosi in rapida successione. Il gioielliere aveva fatto fuoco ferendo un altro rapinatore, Emanuele Crovi, che morirà poco dopo, abbandonato dai complici davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Piove di Sacco. A sparare all’orefice Gianfranco Piras, titolare del negozio, fu “il più alto della banda”, Fabrizio Panizzolo, all’epoca 34enne che poi venne condannato in via definitiva all’ergastolo. Un “fine pena mai” che, però, in questi giorni prende una sfumatura più morbida: gli sono stati concessi i “lavori esterni” in base all’articolo 21 della legge sull’ordinamento penitenziario, una delle forme di alleggerimento della condizione del detenuto che spesso è seguita – se il condannato rispetta le prescrizioni impostegli e quando maturano i termini di legge – dalla concessione di una misura alternativa.
Così ora Panizzolo è stato spostato al reparto semiliberi, fuori dal muro di cinta, è sarà impiegato allo spaccio degli agenti della Polizia penitenziaria come addetto alle pulizie


COME FUNZIONA
L’ergastolo è la pena detentiva perpetua, che viene inflitta a coloro che commettono delitti molto gravi - nel caso di Panizzolo, parliamo di omicidio volontario a scopo di rapina - e deve essere scontata in carcere con l’imposizione dell’isolamento notturno. Chiaro, dunque, che anche solo la possibilità di uscire da quel reparto e di lavorare - anche se solo di pochi passi - fuori dalle mura, per un ergastolano è una grande conquista. Nei confronti dei condannati a “fine pena mai” l’assegnazione dei “lavori esterni” può avvenire dopo l’espiazione di almeno dieci anni, caso in cui rientra proprio Panizzolo. L’omicida aveva sempre lamentato la condizione di ergastolano. Attraverso Ristretti Orizzonti, durante la Giornata di dialogo con gli ergastolani nel 2017 scrisse: «Che cos’è l’ergastolo per me? L’ergastolo per me è la fine di tutto, dire ergastolo sembra una cosa normale per chi non lo conosce, ma è un male incurabile per chi lo prova e ci vive ogni giorno. Mi trovo con una condanna all’ergastolo da un po’ di anni, dove in primo grado mi avevano dato trenta anni, ma purtroppo per chi non sa che cosa è il carcere trenta anni sono pochi per essere soddisfatti, come se trenta anni fossero un gioco da ragazzi da scontare, ma credetemi trenta anni sono una generazione che cambia, cosi mi hanno dato il massimo, l’ergastolo, da quel giorno mi sento un morto che cammina». 


LA VITTIMA
Gianfranco Piras, il gioielliere trucidato, aveva 62 anni nel 2005, reagì estraendo la sua pistola e sparando a un componente del commando, Emanuele Crovi. Immediata la reazione di un complice che falciò il poveretto con una raffica. Per coprirsi la fuga, i malviventi spararono in aria in mezzo alla via, dove in quel momento si trovavano numerosi passanti. Poi fuggirono a bordo di un’auto rubata e scaricarono Crovi, ormai moribondo, davanti all’ospedale di Piove di Sacco. Il primo dei tre catturato dai carabinieri fu Maich Gabrielli che vuotò il sacco e portò all’identificazione e all’arresto degli altri due, Fabiano Meneghetti e Fabrizio Panizzolo, esecutore materiale dell’omicidio che gli costò l’ergastolo. A sedici anni da quel tragico 19 luglio tornerà a mettere piede fuori dalla sua cella: potrà lavorare oltre le mura del carcere, un passo più vicino alla semilibertà.

Ultimo aggiornamento: 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA