La prima candidata donna per la carica di Rettore:«Nuove sfide del Bo? Io sono pronta»

Mercoledì 24 Febbraio 2021 di Silvia Moranduzzo
Daniela Mapelli, prima candidata donna alla carica di rettore dell'Università di Padova

«Ci ho pensato a lungo, chiedendomi se ne fossi all’altezza. Sarà l’Ateneo a decidere chi sarà la persona migliore a ricoprire la carica di prossimo rettore». Indipendentemente che sia uomo o donna. Daniela Mapelli, prorettrice alla Didattica e docente di Neuropsicologia, potrebbe diventare la prima “numero uno” donna del Bo, per altro in un momento cruciale per la vita universitaria e cittadina: nei prossimi sei anni, il rettore che sarà designato questa estate dovrà vedersela con il proseguimento della creazione del nuovo ospedale a Padova est, con la costruzione del nuovo polo alla caserma Piave e anche con i festeggiamenti per gli 800 anni. 
Progetti non da poco. È pronta per queste grandi sfide? 
«Sono tutte opere che saranno portate a termine. Per i lavori alla Piave non manca molto alla partenza mentre il nuovo ospedale sarà una partita più complicata perché ci sono altri due player in gioco, la Regione e il Comune. Spero si prosegua in accordo come fatto finora. I festeggiamenti degli 800 anni, invece, sono in preparazione già da tempo e spero si potranno fare in presenza». 
L’idea di poter essere la prima donna rettore la sente come una responsabilità in più? 
«Non c’è ancora stata una donna rettore perché nessuna si era candidata precedentemente. Ora credo che l’ambiente sia culturalmente pronto».
Quale sarà la parola d’ordine del suo rettorato, se verrà eletta? 
«Transdisciplinarietà, è una delle cose in cui credo di più. Per affrontare le sfide che la società ci pone davanti dobbiamo capire la complessità del presente e la contaminazione tra i saperi è la chiave. Il nostro Ateneo è definito generalista perché spaziamo in tutti i campi della conoscenza». 
Come si traduce nella pratica?
«Innanzitutto in programmi di finanziamento della ricerca per gruppi che fanno rete tra diversi dipartimenti, mantenendo i programmi di finanziamento per le singole aree. Non è un caso se hanno avuto maggior successo i corsi di laurea interdipartimentali. Ricordiamo che siamo un’università pubblica, al servizio del Paese. Ma dobbiamo puntare anche sull’internazionalizzazione». 
Cioè attrarre studenti dall’estero? 
«Esatto. Dal 2015, quando ci siamo insediati, i corsi interamente in inglese sono passati da 9 a 33 e le matricole internazionali da 320 a 1.400. Questo arricchisce non solo i ragazzi che vengono qui dall’estero ma anche gli studenti italiani che si confrontano con culture diverse».
Ha già qualche progetto concreto in mente? 
«Sì, riguardo alla formazione permanente. C’è bisogno continuamente di nuove competenze nel mondo del lavoro e vorrei dare la possibilità a persone che si sono già laureate diversi anni fa di acquisirle. In fondo è anche questo il ruolo di un Ateneo, no? Mettersi al servizio di tutta la società. Ho pensato a dei pacchetti di esami che certificano una determinata competenza, in tutti gli ambiti, non solo quello scientifico o tecnologico». 
C’è già una traccia della “squadra di governo” dei prorettori? 
«Ho chiesto al professor Giancarlo Dalla Fontana di essere prorettore vicario, carica che ricopre anche adesso. È una persona molto simile a me, ha grandi competenze, conosce bene tutti i meccanismi dell’Ateneo ed è disponibile all’ascolto. Per il resto non sto pensando ai nomi dei prorettori. So bene quali devono essere le caratteristiche: competenza, forte senso istituzionale, generosità». 
C’è la possibilità che qualche attuale prorettore lo rimanga?
«Lo vedremo. Di solito c’è sempre un rinnovamento per dare nuova linfa all’amministrazione». 
Quando leggeremo il suo programma? 
«Spero presto. Ci sono 120 persone al lavoro in sei gruppi, a seconda dei temi: ricerca, didattica, terza missione, internazionalizzazione, tecnologia, benessere-inclusione. Vorrei stilare un programma ascoltando i bisogni dell’Ateneo». Si aspetta una dura campagna elettorale? «Più che altro diversa da tutte le precedenti a causa del Covid. Girare tra i dipartimenti è più complicato ma spero che si giocherà sui contenuti dei programmi». 
 

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