«Diamo un po' di Napoli alla città che amiamo», i residenti partenopei si raccontano. Ma guai a parlare di scudetto

Giovedì 24 Novembre 2022 di Mauro Giacon
I napoletani di Padova si raccontano, ma guai a parlare di scudetto

PADOVA - Salvatore Solimeno e Simone Agrisani sono padovani di Napoli. Il primo per decenni direttore della Siae, il secondo bancario del Banco di Napoli dal' 75 quando la sede era in corso Milano.

E adesso c'è il Napoli club Padova Passione e cultura. Ma che c'azzecca qui?
«Il nostro è un approccio diverso dagli altri club. Per noi il calcio è un grimaldello per aprire al confronto delle culture e a tutte le altre tifoserie. Ovvero per noi c'è un rapporto meno pesante degli altri fra passione sportiva e identità storica. Noi siamo per l'accoglienza, proprio come Napoli che accoglie tutti, e per gettare ponti fra identità e culture diverse facendole interagire. Pensiamo alle tre serate per Pino Daniele tre anni fa con il libro Terra mia di Poggi e Sanzone che parla del primo Pino Daniele».

E come va?
«La scultura del cristo velato nella cappella di Sansevero è un gioiello nazionale. Non tutti sanno che il primo bozzetto fu opera dello scultore Antonio Corradini di Este. E la moglie di Ezzelino era la figlia di Federico II che dimorò a Santa Giustina e diede sua figlia come sposa al tiranno».

E venendo all'oggi?
«Noi creiamo eventi culturali per la reciproca conoscenza. Ad esempio l'anno scorso l'anteprima di E' stata la mano di Dio il film di Sorrentino, al Porto Astra con la partecipazione dello scrittore Maurizio De Giovanni. Padova è la città che ci ha formato, dove sono nati i nostri figli. È nel nostro cuore ma pensiamo che le identità siano veicoli di inclusione quella di Napoli soprattutto».

E il Napoli capolista?
«Ce lo godiamo nella nostra sede di Tencarola. Siamo una ventina di fedelissimi ma il numero di frequentatori può salire a cento. Abbiamo anche le nostre scaramanzie. Ad esempio ci sediamo sempre negli stessi posti e ogni volta che segna il Napoli diamo una manata in testa ad un nostro amico che pure lui ce lo chiede. Ma facciamo anche turismo culturale. Ai nostri amici che abitano qui o che ci vengono presentiamo il palazzo della Ragione».

E parliamo di Maradona...
«Che era meglio di Pelè. Ecco, il libro sulle ricette che verrà presentato è un modo diverso di avvicinarsi al pibe de oro. Attraverso i piatti che gli piacevano di più. A casa aveva una cuoca napoletana ma ad esempio la pasta e patate andava a mangiarla a casa di Bruscolotti, il difensore. Gli piacevano pure gli spaghetti alla Nerano. Oppure la torta Maradona: croccante al sesamo, crema nocciola, crema pasticcera, pasta sfoglia, pasta brisé, pan di spagna e per finire una glassa a forma di pallone».

E anche qui c'è un legame stretto con Padova...
«Albertino Bigon, allenatore della squadra che vinse il secondo scudetto nell'89-90. Il primo invece lo vinse Ottavio Bianchi nell'86-87. Vedete quante cose ci avvicinano? Addirittura c'è qualche bambino padovano che ora tifa Napoli. Uno l'abbiamo portato ai quartieri spagnoli a vedere i murales dedicati a Maradona. L'ha voluto lui eh?».

E poi Mia Martini...
«A Napoli è nata la canzone, nel 1200. Pure Paul McCartney ha ammesso di aver attinto dalla sue melodie. La canzone è uno dei capisaldi del successo della città come il teatro, basta pensare a Eduardo, Totò e Troisi. Mia Martini arriva a conoscere Gragnaniello e Murolo dopo un lungo viaggio esperienziale dalla scuola di Genova ai cantautori di Milano e Roma fino ai brasiliani Chico Buarque e de Moraes.

Una tifosa...
«Ma il connubio con gli artisti napoletani sarà perfetto dando origine a due capolavori, basta pensare a Cu'mme. E poi Mia era una tifosa della squadra, sulla bara fu messa la bandiera. Ogni anno noi offriamo un evento storico artistico alla città. Qui lo faremo con Lorenzo Apicella e Francesca Fusco, due numeri uno, l'uno pianista e compositore l'altra cantante, entrambi usciti col massimo dei voti dal Santa Cecilia».

Chi vince il campionato?
(....silenzio) «Il Napoli prima di tutto è bello da vedere. Così bello che qualche juventino vuole venire a vivere la partita da noi. Per il resto a Napoli non se ne parla. Ma speriamo che questi appuntamenti siano il preludio di una grande festa, in collaborazione con il Comune che ci ha sempre sostenuto, in uno dei parchi cittadini per far conoscere ancora di più le nostre tradizioni, dalla gastronomia, alla musica. Sarebbe bello far vedere ai padovani tutte le migliori arti di Napoli. L'assessore Colasio ne è entusiasta ed ha già detto che verrà a dare un saluto ai nostri prossimi eventi».

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