La compagna dell'imam espulso: «A nostro figlio leggiamo Bibbia e Corano»

Venerdì 11 Gennaio 2019 di Marina Lucchin
Il Corano e la Bibbia per bambini del figlio del tunisino espulso
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PADOVA - «Mamma, sai qual è la novità? Il padre di mio figlio è un terrorista. Ci credi?». Sono le prime parole che rivolge alla madre, in un misto di ironia ed esasperazione, la giovane compagna padovana del 31enne Mahmoud Jebali, accompagnato dalla polizia sull’aereo che l’ha riportato in Tunisia. Poi ci guarda, apre la porta di casa, con l’albero di Natale ancora in bella mostra, e senza giri di parole assicura: «Il mio compagno avrà fatto tanti errori, non lo nego, ma, un terrorista? No, questo no». La 26enne, che vive nella casa dei genitori a Padova, col suo bambino di sei anni, è agitata. Teme che tutta questa storia possa danneggiare il suo bimbo. Si siede sul divano, si porta una mano sul petto, fa un respiro profondo e poi è pronta a rispondere alle nostre domande. 
 
Quando ha saputo che il suo compagno è stato rimpatriato?
«Sono stata avvisata mercoledì alle 15.30 a decreto di allontanamento già convalidato dal Tribunale di Venezia. A Mahmoud non è stato nemmeno concesso di avere al suo fianco il suo avvocato Corrado Perseghin, gliene hanno dati due d’ufficio che non conoscevano la situazione. Io dovevo incontrarlo al Due Palazzi e invece mi hanno detto che l’indomani l’avrebbero imbarcato».
Ed è riuscita a vederlo?
«Sì, questa mattina (ieri, ndr), alle 9, quando sono andata a portargli la valigia. Gli ho potuto parlare due minuti di numero». 
Cosa le ha detto?
«Che non mi devo preoccupare perché tornerà, visto che non ha fatto niente di male». 
Il suo compagno è musulmano?
«Sì, lo è sempre stato, ma ha iniziato a pregare di più da quando è in carcere. E questo è stato un bene perché da quando prega è più sereno e calmo. E’ cambiato ma in meglio». 
In che senso?
«Nel senso che Mahmud ha fatto tante ca***e. In carcere e con la preghiera si era tranquillizzato». 
La Digos lo ritiene un estremista. 
«Non è vero e lo dimostra il suo comportamento in casa. Mio figlio frequenta religione a scuola. Abbiamo deciso di crescerlo conoscendo entrambe le religioni. Sul suo comodino ha la versione per bambini sia della Bibbia che del Corano. E a dire il vero, legge molto di più la prima. Festeggia il Natale, non mangia maiale, ma è battezzato. Da grande sceglierà lui in cosa credere. Io vi sembro una che porta il velo? E poi sopra il nostro letto c’è una quadro con la Madonna. Un terrorista estremista islamico ci lascerebbe fare queste cose?».
Ma su Facebook ci sono delle foto che ritraggono il bambino con un vestito arabo.
«Ma cosa vuol dire? Quella foto è stata scattata anni fa. Quel vestito è un regalo della nonna paterna. L’abbiamo vestito così e glie l’abbiamo mandata per farla contenta. E poi Facebook lo gestisco io da quando Mahmoud è in carcere». 
Dicono che in carcere fosse violento e radicalizzasse i compagni. 
«Lui pregava. È vero. Ma prima di tutto non è un imam, e poi erano gli altri che gli chiedevano di pregare con loro. L’avevo anche messo in guardia. Che non fosse un tranello. Ed ecco qua che effettivamente l’hanno incastrato». 
M.Lucc. 

Ultimo aggiornamento: 19:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA