Nuovo "Gra" (Grande raccordo anulare) di Padova, la Regione dice sì

Martedì 17 Settembre 2019 di Mauro Giacon
La tangenziale
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PADOVA Riparte il progetto del Gra, il grande raccordo anulare che dovrebbe abbracciare la città ad ovest e poi, sfruttando autostrada e tangenziali, collegarsi con la nuova statale del Santo. Nella riunione di ieri in Comune, conl’assessore regionale alle Infrastrutture Elisa De Berti,la presidente di Gra spa Luisa Serato, società che intende realizzare l’opera, i sindaci del Comepa, ospiti di Giordani, si è deciso che sarà proprio la Regione a sollecitare il ministero dell’Infrastrutture perché chieda alla Gra di riattualizzare l’opera. Una volta rifatti i conti e cambiato il tracciato, sarà la Regione stessa a sostenere presso il Ministero la necessità della strada, sbloccando un iter fermo da dieci anni al Cipe.
 
L’OPERA
I soci del Gra (Serenissima e Brescia Padova con Cdp e Camera di Commercio) si accollerebbero le spese dell’opera, fra i 400 e i 500 milioni di euro, in cambio della riscossione del pedaggio. La strada infatti sarebbe a pagamento. Nel lontano 2005 si pensava 60 centesimi a chilometro. La Regione concederebbe le strade per 40 anni con un canone pari al 5 per cento dei pedaggi. Quello che mancava era la classica “spintarella” che ieri i sindaci dei Comuni della conferenza metropolitana hanno preteso dalla Regione. È vero che il progetto è stato inserito nel Piano regionale dei trasporti 2030, ma se pensiamo che il 24 ottobre del 2003 fu inserita nell’accordo quadro Regione-Ministero come opera complementare al Passante di Mestre...
LA PRESSIONE
In ogni caso ieri la pressione dei sindaci, da Saonara a Selvazzano, da Limena a Montegrotto, da Rubano a Ponte S. Nicolò (sono 22 in tutto) ha convinto l’assessore De Berti a ritentare con il Ministero. Anche Luisa Serato, presidente del Gra in un serrato confronto con ha dimostrato l’utilità dell‘ opera. Quando l’assessore ha preso atto che la volontà era granitica e condivisa ha accettato di ripartire, anche se il Gra resta escluso dalle opere in finanza di progetto già avviate come la Nogara Mare.
TEMPI E TRACCIATO
Imprimendo alle pratiche una certa velocità, entro la fine dell’anno il progetto potrebbe essere già attualizzato, e dunque entro il 2020 andare in gara. Certo si tratterebbe di qualcosa di diverso dall’opera faraonica pensata nel 2000 dall’allora presidente delal Provincia Vittorio Casarin e per la quale l’8 novembre del 2004 nacque la Gra di Padova società per azioni. Allora si parlava anche del tratto che dal nuovo casello sulla A4 avrebbe portato alla tangenziale di Limena e da questa attraverso l’area del Tavello (Maresana, Terraglione) fino alla congiunzione con la nuova statale del santo a Reschigliano. Fu bocciata dal ministero dell’Ambiente nel 2011. Nemmeno c’è la variante cara all’ex assessore regionale Chisso ovvero la camionabile sull’idrovia, aggiunta che nel 2006 costrinse a rifare tutte le pratiche, affossando definitivamente il progetto. Piuttosto c’è la proposta dei sindaci rivieraschi e padovani, accettata dall’attuale società “Gra spa” di un canale scolmatore di 10 chilometri lungo quel sedime come opera di compensazione.
L’ASSESSORE DE BERTI
Quel che resta del tracciato «per la Regione è un’opera irrinunciabile e di straordinario valore strategico - conferma l’assessore - per noi è fondamentale procedere con la verifica e l’aggiornamento del progetto che il Cipe ancora non ha approvato» pure se la Regione aveva chiesto l’inserimento del Gra nel programma delle opere strategiche a livello nazionale.
«La Regione ha inserito l’opera nel nuovo Piano regionale dei trasporti presentato lo scorso luglio - continua - Al termine della definitiva redazione, che è ormai in dirittura d’arrivo sarà adottato dalla Giunta regionale e immediatamente a seguire sottoporremo ancora una volta al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la questione, tenuto conto che la pratica è da alcuni anni in istruttoria presso lo stesso Mit, ai fini del previsto parere del Cipe».
Una delle preoccupazioni dei sindaci era che, avendo vincolato i terreni per l’opera ed essendo passati ben più dei cinque anni per i quali se non si fa nulla si deve svincolare, non sapevano che pesci pigliare. «Il Cipe non ha approvato il progetto quindi non è determinato il vincolo urbanistico. Dunque ciascun Comune può valutare se mantenerlo».
Mauro Giacon 

Ultimo aggiornamento: 12:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA