Il papà: «La morte di David serva almeno a salvare altre vite»

Giovedì 21 Febbraio 2019 di Gabriele Pipia
David Cittarella
1

PADOVA - La maglietta numero dieci del Barcellona, comprata pochi giorni fa in una bancarella di Napoli, è appesa in bella mostra alla parete della camera da letto. Sullo stesso muro trovano posto anche le diciassette medaglie conquistate durante la sua breve ma luminosa carriera, mentre sul comodino c’è la biografia di Giuseppe Garibaldi lasciata a metà. «Mio figlio è un grandissimo sportivo, ma è anche un ragazzo colto a cui piacciono la storia e la politica». Il padre Gianni parla ancora così: usando il presente, come se quel sedicenne con il sorriso stampato in faccia fosse ancora vivo e vicino a lui. «È un giovane meraviglioso» sospira tenendo stretta la mano della moglie. 
Dalla tragedia sono passate poco più di 24 ore. Il padovano David Cittarella, sedicenne promessa dell’atletica nella disciplina del lancio del giavellotto, è morto nel sonno nella notte tra lunedì e martedì. L’ha trovato il padre alle otto  del mattino, quando il cuore del figlio aveva già smesso di battere. «Penso sia stato vittima di un malore improvviso, ma davvero non sappiamo darci una spiegazione - racconta il signor Gianni, con quegli occhi umidi che continuano a versare lacrime -. Attendiamo l’autopsia per capire qualcosa in più. Capire ciò che è successo potrebbe essere importante per la medicina, per evitare che ad altri ragazzi capiti la stessa cosa in futuro». 
LA COMMOZIONE DELLA MADRE
Anche gli occhi della signora Lilli sono colmi di lacrime, ma quando guarda le foto del figlio diventano luminosi e pieni di amore. «Il mio bambino - dice proprio così, nonostante David fosse ormai un ragazzotto di un metro e ottanta - era una persona splendida. Dal 4 al 7 febbraio era stato con la sua classe del Marconi in gita a Napoli ed era stato letteralmente conquistato da quella città. Ci aveva mandato un bellissimo video da Pompei e aveva comprato per il papà un adesivo di Maradona. È attaccato sul frigorifero». 
I genitori di David bevono un caffè in un bar sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele II, a due passi dal loro appartamento. Ne hanno bisogno, dopo una nottata senza chiudere occhio. «Parlare di nostro figlio ci fa bene» raccontano, mentre i loro telefoni trillano di continuo: sono parenti, amici e conoscenti che chiamano per portare il proprio cordoglio. Con loro c’è anche la figlia Egle, diciannovenne studentessa universitaria, che ripercorre nella propria mente decine e decine di momenti vissuti assieme il fratello. I selfie nella camera da letto, le feste di compleanno, i pomeriggi passati con la musica di Eminem. Ricorda anche i bonari rimproveri al papà che fumava: «David era estremamente salutista, era contrario al fumo e all’alcol. Una volta ha preso il pacchetto di sigarette di papà e l’ha buttato nel water». «Era anche una persona sensibile» aggiunge la mamma, ricordando quella volta in cui il figlio si emozionò dopo aver letto “Se questo è un uomo” di Primo Levi. 
DESTINO COMUNE
David sognava di diventare pilota di aerei («Voleva iscriversi all’accademia di volo» ricorda Egle) ed era anche uno sportivo modello: si allenava cinque volte a settimana con le Fiamme Oro di Padova e un mese fa aveva superato la visita medico-sportiva. «La scorsa settimana si era fermato qualche giorno per una tonsillite - raccontano i genitori - ma non aveva mai avuto niente di grave, mai. Nessun campanello d’allarme». La sorella Egle scuote la testa: «In quelle visite viene fatto l’elettrocardiogramma sotto sforzo, ma non ci sono esami specialistici che permettono di vedere eventuali patologie strutturali al cuore». La mente torna inevitabilmente alla morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina morto l’anno scorso per una patologia cardiaca che era rimasta sconosciuta. «Era stato molto colpito da quella tragedia - confida il papà -. Da sportivo, si sentiva in qualche modo coinvolto emotivamente». 
Il funerale sarà celebrato con un rito laico e la data sarà fissata nei prossimi giorni. David sarà vestito con la tuta della nazionale giovanile di atletica e sotto indosserà una felpa della sorella. «Gli piaceva e me la rubava sempre - dice lei sorridendo -. Ora ha sicuramente più significato per lui». Il papà ascolta queste dolci parole e poi le dà un bacio in fronte. Le scarpette da gara saranno donate alle Fiamme Oro, perché qualcuno d’ora in poi possa lanciare il giavellotto in suo ricordo. 
Gabriele Pipia
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci