Medici non vaccinati, ottanta sono già stati sospesi

Sabato 29 Gennaio 2022 di Silvia Moranduzzo
Il presidente dell'Ordine dei Medici di Padova Domenico Crisarà


PADOVA - Sono un’ottantina i medici sospesi perché non si sono vaccinati. «Dalle verifiche che stiamo eseguendo – ha detto il presidente dell’Ordine dei medici, Domenico Crisarà – il numero di medici non vaccinati si attesta tra l’1% e il 2% del totale. Su 10 mila medici, secondo le nostre previsioni, alla fine saranno 150 i sospesi». L’Ordine dei medici sta procedendo alle verifiche della situazione di tutti gli iscritti. Un’operazione che richiede tempo ed energie, tanto che le nuove iscrizioni dei neo-laureati sono state temporaneamente rimandate.
LE POSIZIONI
«Ci resta da verificare la posizione di 558 medici a cui abbiamo mandato l’avviso via pec – continua Crisarà – 363 hanno già risposto e dobbiamo controllare ciò che ci hanno inviato, gli altri saranno sollecitati. Posso dire che la stragrande maggioranza è in regola, il che dimostra il senso di responsabilità dei dottori padovani. Abbiamo un paio di procedimenti disciplinari aperti su medici irriducibili che fanno propaganda no vax. Rischiano la radiazione. Dopo cinque anni si può chiedere di essere riammessi all’Ordine ma non è detto che vengano accettati».
Tra i medici reintegrati ci sono anche coloro che sono guariti dal Covid. Per tre mesi potranno lavorare in quanto guariti. «Un paradosso, un meccanismo legale. Ma non abbasseremo la guardia e continueremo a tenerli monitorati» promette il presidente dell’Ordine.
IL PROBLEMA
Tra sospensioni, carenze strutturali e contagi la mancanza di medici di famiglia e di medici ospedalieri si avverte più forte che mai. «Due giorni fa due medici di base si sono ritirati dopo solo due mesi di lavoro, altri 14 medici sono andati all’estero solo nelle ultime settimane – riferisce Crisarà – I carichi di lavoro sono troppo pesanti, il mestiere non è più attrattivo. I numeri del Covid sono in discesa rispetto a quanto registrato nelle recenti festività. Si spera che questo trend prosegua ma è anche vero che stiamo decidendo d’ufficio l’endemizzazione della pandemia». Il riferimento è al continuo cambio di regole. Un altro dato che mette in difficoltà i medici di base e contribuisce a scoraggiare i giovani dall’intraprendere la professione.
CONFUSIONE
«Sul tema tamponi la questione è molto confusa – aggiunge Crisarà – Ancora non ci sono indicazioni precise su chi debba prescrivere ed eseguire i tamponi di chiusura isolamento, se i medici di base o le farmacie. Anche dal punto di vista formale non è ancora chiaro chi debba firmare quei referti. Non solo, siamo in attesa di capire cosa verrà deciso relativamente alla validità del Green pass. Questa incertezza sta generando situazioni difficili e talvolta al limite del paradossale. Solo nei primi 11 giorni di gennaio - racconta - nella mia medicina di gruppo abbiamo avuto 4.788 accessi. Se si vuole nascondere l’inefficienza dei Sisp e delle Aziende va bene ma ricordiamo che noi non abbiamo strutture adatte a fare numeri elevati di tamponi, che si aggiungono al carico normale, e non possiamo nemmeno mischiare nelle sale d’attesa casi di sospetti Covid con altre persone. Il fatto che continuino a mancare medici lo pagheremo ancora per anni». 
LA “FUGA”
Il Covid, inoltre, ha fagocitato molte energie e tutto ciò va a sommarsi ad una carenza di medici che è diventata strutturale negli ultimi dieci anni. «Per esempio, chi faceva la guardia medica è andato a fare il medico vaccinatore – riferisce Adriano Benazzato, segretario Anaao Assomed Veneto – E così il pubblico si spoglia. È comprensibile, pensiamo a un giovane medico o a una donna medico: tra fare le notti, i sabato e le domeniche in guardia medica preferisce andare a fare le vaccinazioni. È pagato di più ed è al sicuro perché fare le notti può essere pericoloso. Oppure preferiscono lavorare per una cooperativa, un privato. Il rischio è che si debbano chiudere reparti e ridurre i servizi, la qualità ne subirà le conseguenze. Non si potrà fare altro. Bello il progetto del nuovo ospedale, se ne parla da anni, ma chi ci mettiamo a lavorare?».
 

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