Omicidio a Trebaseleghe. Le maratone religiose di Alessandro e le passeggiate con i figli: «Sembravano felici»

Lunedì 21 Dicembre 2020 di Luca Marin
Tragedia familiare: padre uccide i due figli minorenni e si toglie la vita

TREBASELEGHE (PADOVA) - La villetta bifamiliare di Alessandro Pontin, diventata ieri la casa dell'orrore di Sant'Ambrogio, sorge vicino all'abitazione del fratello Roberto e circondata da quelle dei parenti della famiglia Pinton, lungo la strada provinciale che da Trebaseleghe collega a Noale e Badoere. Ieri nella strada era tutto un via vai di carabinieri che nella piccola frazione non si era mai visto. «Io ho 80 anni- esclama un signore distinto davanti al bar Scottadito, dall'altra parte della strada dove è avvenuta la tragedia - ed è la prima volta che assisto a scene del genere. Conoscevo Alessandro bene, come conosco la sua famiglia da una vita: era un ragazzo che parlava con tutti, di compagnia» spiega commosso e sotto choc l'anziano. 


«Per fare una cosa del genere chissà cosa deve essergli passato per la testa - continua - Sono convinto che volesse bene ai suoi bambini diventati ragazzi: appena quindici giorni fa l'ho visto passeggiare con loro qui a S. Ambrogio. Sono davvero allibito». 

 


Un altro residente della zona verso l'una e trenta di ieri stava camminando tranquillamente appena finito il pranzo, quando all'improvviso ha sentito non uno ma più botti: «In un primo momento credevo fossero dei petardi. Poi mi sono incuriosito e in pochi minuti ho visto arrivare tante pattuglie dei carabinieri. Solo allora ho percepito che si trattasse qualcosa di tremendamente serio ma mai, e poi mai, avrei pensato ad un dramma del genere. Conosco bene Alessandro e la sua famiglia, come tutti a S. Ambrogio d'altronde, e questi fatti accaduti sono troppo grandi per noi, piccola comunità di provincia. Massacri del genere noi li abbiamo solo visti e sentiti alla televisione».


Davanti all'abitazione della famiglia Pontin si è anche riunito spontaneamente un gruppo di giovanissimi. «Noi non conoscevamo i ragazzi, ma Alessandro sì, perché frequentava il bar del centro del paese - ammettono- Era un tipo tranquillo e apparentemente sereno. Lo vedevamo spesso allenarsi a S. Ambrogio e dintorni perché si era appassionato alle maratone religiose, dei pellegrinaggi ai quali spesso partecipava». 


Verso le 18, quando sul posto erano appena arrivati i furgoni delle onoranze funebri Pignaffo e di Alessandro Bisello, è arrivato anche un uomo sconvolto dopo aver letto sui social le prime informazioni trapelate sull'omicidio-suicidio: «Oggi pomeriggio ero letto quando ho sentito degli scoppi- racconta infervorato- In un primo momento pensavo fossero dei ragazzi che giocavano e non ho dato peso alla cosa. Quando sono uscito da casa e ho visto i carabinieri, i Ris vestiti di bianco e il cancello di casa transennato dei Pontin ho capito che era successo qualcosa di molto grave. Sono davvero incredulo e senza parole. Sono sgomento per il papà e i figli ed ora per la mamma che dovrà accettare tutto questo assurdo dolore». 


Un altro vicino di casa, uscito dalla propria abitazione per verificare il trambusto per la presenza delle forze dell'ordine lungo la strada principale di S.Ambrogio, ha capito subito che si trattava di un inspiegabile dramma famigliare: «Appena ho visto arrivate i carabinieri e l'ambulanza a sirene spente ho intuito che si era appena consumata una tragedia immane. Onestamente - aggiunge - stento ancora a credere all'ipotesi dell'omicidio dei ragazzi e del suicidio di Pontin perché l'uomo davvero sembrava cordiale, affabile e a modo. Stiamo parlando di un dannato colpo di testa che non si sapranno mai le ragioni, se mai ce ne fossero». 

 

Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 11:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA