Omicidio Kurti, compare l’ombra degli strozzini: i Ris in cerca delle tracce nella casa della vittima

Non si esclude alcuna ipotesi, nemmeno il fatto che qualcuno abbia chiesto denaro a degli usurai

Martedì 9 Agosto 2022 di Marina Lucchin
I Ris di Parma nell'abitazione di Kurti

ROVIGO - Sembrava un omicidio “pasticciato”, eseguito da un assassino inesperto che, preso dal panico, aveva cercato di liberarsi goffamente del cadavere della vittima gettandolo in un canale, come l’Adigetto, che nessun killer avrebbe mai scelto per questo scopo. E invece, più passa il tempo, più prende piede l’idea che tutto sia stato studiato a regola d’arte per un fine ben preciso, un risultato che per ora sfugge agli inquirenti, ma su cui gli investigatori dell’Arma stanno provando a far luce cercando tracce e scavando nella vita della vittima 71enne, Shefki Kurti di Badia Polesine, e dei suoi familiari, che ora vivono tutti a Masi nell’abitazione del figlio Arben detto Benni. Ma che tipo di “avvertimento” potrebbe essere? Nel ventaglio delle ipotesi c’è anche quella che qualcuno della famiglia abbia fatto affidamento a qualche strozzino per avere del denaro. Denaro che poi non sarebbe più stato in grado di restituire. E l’omicidio sarebbe un’intimidazione: se continui a non pagare, anche altri tuoi cari faranno la fine di Shefki. E ieri, dopo una prima ispezione del reparto della Scientifica del comando provinciale dell’Arma di Rovigo, sono arrivati da Parma gli esperti del Ris, che hanno esaminato e repertato centimetro per centimetro tutto l’appartamento che la vittima condivideva con la moglie, in via Girardini 78.

L'omicidio

Per capire cosa stanno cercando gli investigatori, è bene fare un passo indietro e ricapitolare brevemente le tappe dell’efferato delitto che ha sconvolto entrambe le sponde a cavallo dell’Adige: da una parte Badia, dove abitava la vittima, dall’altra Masi, dove vive il figlio che ora ospita la mamma, rimasta senza casa, visto che l’appartamento è stato sequestrato, e la sorella Alketa, che è residente in Svizzera. Il 22 luglio, come dichiarato all’Arma due giorni dopo dai figli della vittima, il 71enne era uscito di casa e non aveva fatto ritorno. In quel momento la famiglia Kurti non aveva ipotizzato una sparizione, ma un allontanamento volontario. In quella telefonata al 112 i familiari avevano segnalato solo l’abbandono del tetto domestico da parte dell’uomo dopo un litigio con la moglie, senza prendere con sé nulla, nemmeno il telefonino. La mattina del 28 luglio, in prossimità delle chiuse dell’Adigetto a Villanova del Ghebbo, alcuni tecnici addetti alla pulizia del canale hanno trovato la gamba di un uomo tra il materiale di risulta prelevato dal fiume. Sono stati chiamati i carabinieri, che con i vigili del fuocohanno iniziato a controllare il canale. Lo stesso giorno più a monte, a Lendinara, sono stati trovati due sacchetti: dentro c’erano la testa e il busto di un uomo. Nel pomeriggio del giorno successivo, a Villanova del Ghebbo, poco lontano da dove era stata trovata la gamba, in altri due sacchetti sono state trovate due braccia, in due diversi sacchetti e il 31 luglio sempre nell’Adigetto, tra Lendinara e Villanova, è stata trovata anche la gamba mancante. I carabinieri a quel punto hanno sollecitato la famiglia Kurti a formalizzare la denuncia di scomparsa, che ha consentito di procedere al riconoscimento del cadavere. I parenti della vittima hanno riconosciuto in quel corpo fatto a pezzi Shefki Kurti grazie a un tatuaggio che l’uomo aveva sull’ultima gamba ritrovata.

Le ipotesi

Ma perchè un uomo di 71 anni, che tutti dicono non aver nemici, è stato massacrato in maniera così brutale? Prima ucciso e poi fatto a pezzi, probabilmente con una sega circolare. Se in un primo momento il caso sembrava essere di semplice risoluzione, i giorni seguenti il riconoscimento hanno dimostrato che la cosa è molto più complessa. Intanto c’è la scelta dell’Adigetto come canale per disfarsi del cadavere. Ma chi mai utilizzerebbe un corso d’acqua così mite, quando a breve distanza ci sono i ben più grossi Po e Adige? Questo aveva fatto pensare che l’omicida fosse un inesperto, ma ora prende sempre più piede l’idea che l’assassino volesse in realtà far trovare il corpo di Kurti. E perchè? Anche a questa domanda non ci sono risposte certe, ma si ipotizza che forse possa essere un “avvertimento”. A chi? Anche qui siamo nel campo delle supposizioni e per questo si deve scavare nella vita della vittima e dei familiari per trovare un movente: potrebbe qualcuno di loro essersi indebitato con qualche strozzino che, per spingere un parente a pagare, ha assassinato prima l’uomo, promettendo di far fare la stessa fine anche a qualche altro componente della famiglia se non viene estinto il debito? Manca poi da scoprire dov’è avvenuta la “mattanza”. Tagliare a pezzi un corpo è un’operazione che, a meno che il corpo non sia stato prima congelato, provoca la fuoriuscita di litri di sangue. Difficile da ripulire senza lasciar tracce. E su questo ci stanno lavorando i Ris. Mentre pure il cellulare della vittima sta per essere analizzato: è stato trovato nell’abitazione del 71enne, ancora acceso. L’ha lasciato lui prima di uscire o è un altro depistaggio?

Ultimo aggiornamento: 10:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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