In sei anni chiuse 500 botteghe, i sindaci: «Così muoiono i paesi»

Martedì 21 Gennaio 2020 di Elisa Fais
Serrande abbassate per cessata attività
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PADOVA - Scoppia la crisi dei piccoli negozi e delle botteghe. Secondo le stime delle associazioni di categoria in sei anni il saldo tra aperture e chiusure in provincia mostra una perdita di 500 attività commerciali. 
L'allarme è stato lanciato ieri dai sindaci dei Comuni padovani alla sede dell'Ascom Confcommercio in piazza Bardella.

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L'INCONTRO
Venticinque primi cittadini si sono riuniti per dare il via ad un tavolo di confronto sul tema. L'obiettivo è definire un progetto comune, un protocollo d'intesa da portare all'attenzione del Governo e delle istituzioni. Il primo punto sul quale lavorare, secondo i sindaci, è la defiscalizzazione dei negozi di vicinato in quanto portatori di funzione sociale. La zona più colpita dalle chiusure è la Bassa Padovana. 
«Dobbiamo fare squadra ammette Patrizio Bertin, presidente Ascom - Dobbiamo prendere quest'occasione come un punto di partenza serio. Il territorio è vasto, bisogna analizzare la situazione con professionalità altrimenti qualunque iniziativa diventa un tamponamento e non una cura efficace». 

LE PROPOSTE
Una proposta arriva da Roberto Milan, sindaco di Bagnoli, che chiede un referendum popolare per abbassare le tasse ai negozi dei piccoli Comuni. 
«Non sempre è stata riservata la giusta attenzione accusa Milan - Se a Bagnoli chiude un negozio, viene anche a mancare un servizio alla cittadinanza. Il grido d'allarme non è nato oggi, siamo stanchi». Tanti gli aspetti da prendere in considerazione. «Siamo dentro alla globalizzazione afferma Franco Pasqualetti, vicepresidente Ascom - che vuol dire concorrenza spietata, e-commerce e centri commerciali aperti 365 giorni l'anno. I pesci piccoli muoiono, noi siamo per il governo del commercio, stiamo pagando la liberalizzazione delle licenze. Non basta la defiscalizzazione per far riaprire i piccoli negozi, è necessario guadagnare. Per questo serve un business plan, accesso al credito e giovani che si vogliono impegnare. La soluzione è fornire un pacchetto completo e facilitare chi vuole fare impresa».

IL PIANO
I sindaci hanno indicato l'ente di Palazzo Santo Stefano come cabina di regia per il progetto di rilancio. «Non abbiamo una cabina di regia fa presente Fabio Bui, presidente della Provincia - Siamo 102 Comuni e facciamo fatica a fare politiche assieme. Chiudere negozi significa anche retrocedere in termini di sicurezza, le aree abbandonate diventano zona di degrado. La Provincia è disposta a fare coordinamento ma bisogna ragionare a sistema». 

Altra voce è quella di Vincenzo Gottardo, vice presidente Provincia: «Duole al cuore la progressiva chiusura di negozi che stanno abbassando le serrande uno dopo l'altro, non potendo reggere la razionalizzazione dei costi con cui prospera la grande distribuzione. Con loro se ne va un pezzo di storia, fatta di memorie e di un tessuto sociale ricco di legami e tante eccellenze di qualità».

Molti commercianti sono alle prese con gli adempimenti burocratici previsti dalle nuove normative, in primis lo scontrino telematico. «Attivare lo scontrino elettronico nei piccoli centri si sta rivelando una missione impossibile per molti esercenti dice il senatore Antonio De Poli, Udc -. Basti pensare ai numeri della Bassa Padovana che ha subìto una contrazione di 3000 imprese dal 2009 al 2018. Senza le botteghe e i negozi, le piccole città muoiono. Ho condiviso, fin dall'inizio, l'Sos lanciato da sindaci, amministratori locali e categorie economiche come l'Ascom di Padova. Ho chiesto con un'interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di rimodulare la normativa».

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Ultimo aggiornamento: 15:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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