Morto Luciano Franceschi il "generale" venetista che issò la bandiera sul campanile

Mercoledì 2 Giugno 2021 di Luca Marin
Luciano Franceschi, il "generale" venetista
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BORGORICCO - Dopo una lunga malattia ieri, all’età di 62 anni, è morto Luciano Franceschi, il “generale” venetista che a metà degli anni ‘90 salì sul campanile di Borgoricco per issare il simbolo del leone di San Marco con la scritta Autonomia (era vicino al gruppo dei Serenissimi che diedero l’assalto a San Marco). Ma nel 2013 Franceschi sparò ad un direttore di banca perché gli aveva negato un prestito. Per quest’ultimo episodio fu condannato a 16 anni per tentato omicidio nei confronti del direttore di allora della Bcc Alta padovana Pierluigi Gambarotto e porto abusivo di armi. Dopo tre anni e mezzo di carcere al Due Palazzi a Padova, da cinque Franceschi stava scontando il resto della pena ai domiciliari, nella casa materna di via Roma a Borgoricco. «Sapevamo che aveva rifiutato le cure mediche in carcere a Padova ed era a casa molto ammalato - afferma il sindaco-onorevole di Borgoricco Alberto Stefani - Alla famiglia invieremo le nostre condoglianze. Io ho conosciuto bene Luciano quando da bambino frequentavo con i miei nonni il suo negozio di alimentari. Di allora ho dei bei ricordi che conservo con tenerezza».

ALTA UNIFORME
Franceschi, che tutti, detenuti e agenti di polizia penitenziaria, chiamavano il “generale” (il giorno delle sentenza si era presentato in aula in alta uniforme) l’11 febbraio di 8 anni fa sparò due colpi di pistola al direttore della Bcc di Campodarsego Gambarotto. Quel giorno il commerciante di Borgoricco entrò di buon mattino in banca armato di una pistola, nascosta nel borsello, con caricatore e proiettili. Chiese di parlare con il direttore di filiale: nessuno si accorse che era armato. Franceschi entrò nell’ufficio di Gambarotto pretendendo un prestito bancario. Dopo pochi istanti la discussione prese subito una brutta piega. Prima volarono parole grosse, poi ci fu una breve colluttazione tra i due, quindi Franceschi sparò al direttore: un colpo di pistola all’altezza del torace. Immediato l’allarme al 112 lanciato dal personale della banca che udì lo sparo. Per questo episodio il venetista della “guardia veneta” fu condannato a 16 anni. Una sentenza che Franceschi ha sempre respinto, considerandosi innocente dopo che il “Serenissimo tribunale” l’aveva assolto. L’ex commerciante di formaggi non impugnò mai la sentenza. Franceschi ha sempre respinto al mittente ogni provvedimento che venisse dallo Stato, medicine comprese. Luciano si era ammalato più volte in carcere ma ha sempre rifiutato di assumere dei medicinali. Dopo un ictus che lo aveva ulteriormente indebolito, nel 2016 il tribunale di Sorveglianza aveva deciso di scarcerarlo per motivi di salute. Quello che per molti simpatizzanti del mondo venetista era considerato un eroe, non era più compatibile con il carcere tanto che un giudice gli concesse la possibilità di curarsi a Borgoricco. Di fatto Franceschi non si è mai pentito per quanto ha commesso. Ieri la notizia della sua scomparsa ha fatto ben presto il giro del paese, suscitando reazioni contrapposte, soprattutto tra chi ricordava il passato burrascoso in politica. Il suo funerale si svolgerà domani alle 15 nella chiesa di Borgoricco. Ieri sera si è recitato un rosario a suffragio. La famiglia, la mamma Antonietta e i figli Laura, Arturo e Alvise e il fratello Enzo hanno voluto ringraziare il dottor Danilo Tosato per le cure a Luciano.
 

Ultimo aggiornamento: 3 Giugno, 10:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA