Veneto senza dottori, l'allarme di Flor: «Non abbiamo più medici, l'università raddoppi i posti»

Martedì 1 Novembre 2022 di Alda Vanzan
Veneto senza dottori, l'allarme di Flor: «Non abbiamo più medici, l'università raddoppi i posti»
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Lancia un allarme: «In Veneto a mancare non sono solo gli specialisti, ma i medici. L'anno scorso abbiamo finanziato 30 borse di studio per medici di Pronto soccorso, ne abbiamo assegnate zero: non c'era un solo medico». Propone: «Bisogna intervenire sugli accessi alla professione, va benissimo il numero chiuso alla facoltà di Medicina ma dev'essere il doppio dell'attuale». Aggiunge: «Bisogna intervenire anche su chi va in pensione: perché un medico in quiescenza può riprendere a lavorare nel privato ma non nel pubblico?».


Luciano Flor è il direttore generale della Sanità della Regione Veneto e in queste ore attende dalle nove Ulss un report sul ricorso ai medici a gettone, cioè i camici bianchi presi da cooperative e ditte specializzate per far fronte ai buchi principalmente in Pronto soccorso, ma anche in Rianimazione e Anestesia. Una soluzione che alle casse del Sistema sanitario regionale costa quasi un decimo dell'intera spesa per il personale: 150-180 milioni su 2 miliardi di euro complessivi. Le cause di questa situazione, come più volte ribadito dal governatore Luca Zaia, stanno in una sbagliata programmazione: «Ma non della Regione, non è come dice il Pd riferendosi ai medici di medicina generale - sottolinea Flor -. Noi l'abbiamo sempre detto e lo ripetiamo: lasciate decidere noi quanti medici si possono formare e il problema è risolto».


Flor fornisce alcuni numeri: «Oggi abbiamo 700 iscritti all'Università alla facoltà di Medicina, i laureati 500. Domando: cosa me ne faccio di 2mila posti tra borse di studio di specialità e di medicina generale se ne laureo appena 500? Vuol dire che devo andare a cercare 1.500 medici che si sono laureati altrove, fuori del Veneto. Magari si specializzano qui da noi, ma poi, una volta specializzati, cosa pensate che facciano? Tornano nella propria regione per la maggior parte. Vogliamo fare un confronto? L'Emilia Romagna forma 1.600 medici. Chi è che decide questi numeri? Non la Regione Veneto. La Regione Veneto sono quattro anni che chiede 900 posti all'Università, adesso siamo a 700. Io non so se le nostre Università siano finanziate poco o sottofinanziate, so che a mancare non sono solo gli specialisti, ma i medici. Tra poco avremo le scuole di specialità che non copriranno tutte le borse di studio e a dire il vero non le coprono già oggi. Prendiamo il Pronto soccorso e l'Anestesia: metà dei posti delle borse di studio di specialità sono vuote, non vengono assegnate. L'anno scorso abbiamo finanziato 30 borse di studio per medici di Pronto soccorso, aggiuntive a quelle nazionali. Volete sapere quante ne abbiamo assegnate? Zero. Zero perché non ci sono medici a cui assegnarle. Il problema non è il numero chiuso, è il numero chiuso che è stato tenuto troppo basso per troppi anni. Ed è troppo basso anche adesso».


GLI INTERVENTI
Flor dice che in Veneto tra Pronto soccorso, Rianimazione e Radiologia mancano 450 medici. Come si fa fronte a queste carenze? Molteplici gli strumenti messi in campo da Palazzo Balbi. Dice Flor: «Dando ore aggiuntive ai nostri medici per il 20-25%, un po' con incarichi libero-professionali e tempi determinati per un altro 20% - e infatti siamo la Regione che ha assunto più di tutti con il decreto Calabria -, per il rimanente 50% ricorrendo alle cooperative e ai cosiddetti medici a gettone. Quest'ultima è l'ultima ratio, dopo possiamo solo chiudere il servizio». I compensi? «100 euro all'ora ai medici che si spostano in altre Ulss, ed è l'unica parte che è rimasta in piedi della legge che ci hanno impugnato. Alle cooperative 120-130 all'ora, che quindi non finiscono interamente nelle tasche dei camici bianchi. Abbiamo mandato una circolare alle Ulss dicendo che prima di ricorrere alle cooperative, è meglio che diano 100 euro ai nostri dottori interni».


LE RICHIESTE
Come se ne viene fuori? Flor dice che per i prossimi 3-4 anni la situazione non cambierà: «Ci sarà il mantenimento di un equilibrio difficile». Proposte? «Raddoppiare il numero chiuso degli iscritti a Medicina. E avere il coraggio di utilizzare gli specializzandi in maniera diversa: affiancati, ma che possano entrare nel mondo del lavoro riservando un congruo numero di ore, come fa il decreto Calabria, per la formazione. Se in Veneto potessimo utilizzare gli specializzandi e i medici della Scuola di medicina generale risolveremmo un po' il problema». E poi i pensionati: «Vogliamo parlare dei medici che da noi vanno in pensione e poi vanno a lavorare nel privato? Nel pubblico non possono sommare stipendio e pensione, ma nel privato sì. Vogliamo affrontare questo tema visto che medici nuovi non ce ne sono?».

Ultimo aggiornamento: 10:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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