Mamma scomparsa, «Tracce di sangue a casa e in auto». Nel cellulare del marito di Samira l'ultimo mistero

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Marina Lucchin​ e Gabriele Pipia
Samira El Attar. Mamma scomparsa, «Tracce di sangue a casa e in auto». Nel cellulare del marito di Samira l'ultimo mistero

Samira El Attar è la mamma scomparsa nel 2019 dalla sua casa di Stanghella, in provincia di Padova, dopo aver accompagnato la figlia a scuola. Il marito di Samira è indagato per omicidio e occultamento di cadavere, ha tentato la fuga in Spagna ma è stato arrestato. Su Gazzettino.it tutte le novità sul giallo.

Quando Mohamed Barbri ha ricostruito davanti agli inquirenti quel maledetto 21 ottobre, il giorno in cui sua moglie è sparita nel nulla, ha raccontato di essere uscito di casa mezz'ora dopo mezzanotte per andare a denunciare ai carabinieri la scomparsa di Samira che non vedeva da quando, alle 8.45 della mattina precedente, aveva portato la loro figlioletta a scuola. Ma il Gps del cellulare di Mohamed Barbri, indagato per l'omicidio e l'occultamento del cadavere, lo smentisce.

Quella sera, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il marocchino 40enne non si è mosso dalla sua abitazione a quell'ora, ma ben più tardi. A notte fonda e sicuramente non per andare in caserma. Erano le 3.59 quando il Gps del suo cellulare ha iniziato a rilevare una passeggiata di 1,7 km in 38 minuti: l'applicazione Google installata sul cellulare ha registrato che Barbri è arrivato in via Gorzon Sinistro Inferiore, all'altezza del civico 34. E lì sarebbe rimasto fino alle 7 e un minuto del mattino. Si tratta del punto in cui i carabinieri e la protezione civile per giorni hanno cercato, senza successo, il corpo di Samira.
 

 

I RITROVAMENTI
Della donna, per ora, sono state trovate solamente delle tracce ematiche. Su una felpa, leopardata, la stessa che Samira indossava il giorno della sua scomparsa quando ha accompagnato la bimba all'asilo, i carabinieri del Ris hanno trovato una goccia di sangue della vittima. E altre tracce sono state rinvenute nell'abitazione della famiglia marocchina: i militari, durante i rilievi, hanno ritrovato alcune pezze intrise di sangue buttate in un pattume nel bagno dell'abitazione. Dietro al cestino, poi, c'erano tracce di gocciolamento sulla parete, a cui però non è stato ancora possibile attribuire alcun profilo genetico. Una piccola traccia biologica, infine, contenente sia il Dna di Samira che quello di Mohamed, è stata rinvenuta nel baule dell'auto dell'indagato.

Il movente che potrebbe aver spinto Barbri ad ammazzare la moglie è stato ricostruito grazie alle testimonianze di chi è rimasto coinvolto, in un modo o in un altro, nel mistero della scomparsa della mamma di Stanghella. Tra queste ci sono alcune donne che avevano assunto Samira come badante e con cui la marocchina, quando si trovava a casa loro, si sfogava raccontando cosa le succedeva. Proprio a loro Samira aveva detto, pochi giorni prima di sparire, di volersi affrancare da quel marito che lei definiva «troppo marocchino», retrogrado nella sua gelosia estrema e chiusura mentale, verso cui assicurava di non essere nemmeno più attratta fisicamente vista la sua scarsa igiene, l'abuso di alcolici e la dipendenza dalle slot machine. Lei non sopportava più le sue attenzioni morbose. Mohamed non voleva che lei lavorasse, perché questo andava contro la tradizione islamica.

Samira il 9 settembre, poco più di un mese prima della scomparsa, aveva riferito a un'amica che suo marito aveva scarsa considerazione delle donne, per lui erano tutte puttane, e aveva deciso di andarsene insieme a sua figlia. E per questo, proprio il 9 settembre, le aveva chiesto un aiuto per fissare un appuntamento con un avvocato divorzista che ha uno studio in centro a Stanghella, il paesino della Bassa Padovana dove vivevano e dove la piccola va tutt'ora a scuola. A fine ottobre, al datore di lavoro del marito, Samira aveva svelato anche di aver scoperto come Mohamed la spiasse attraverso un'applicazione che le aveva installato nel cellulare e che gli consentiva di spiare messaggi e chiamate. La mamma 43enne aveva raccontato poi, sempre in quell'occasione, che il coniuge le aveva rubato il bancomat per prelevare soldi da giocare alle slot di un bar del centro di Stanghella, tanto che era stata costretta ad aprire di nascosto un libretto postale dove far accreditare la pensione d'invalidità da 290 euro al mese della loro piccola per evitare che lui la saccheggiasse.
 

DEPOSIZIONI CONTRADDITTORIE
Barbri ha costruito un castello di carte nelle sue deposizioni, che è velocemente crollato una volta sentiti altri testimoni. C'è prima di tutto l'alibi, creato per sviare i sospetti. Il marocchino il 17 novembre agli inquirenti aveva detto che quella mattina, su incarico del suo datore di lavoro, era andato a piedi nel terreno vicino alla sua abitazione per raccogliere del legname e bruciarlo. La sua presenza al lavoro è stata smentita visto che né il suo datore né il collega, che alle 10 di quella mattina erano passati dove lui si doveva trovare, l'avevano visto all'opera e nemmeno avevano trovato il falò con le ramaglie da distruggere. Il marocchino avrebbe anche cercato di convincere il suo datore di lavoro a sostenere la sua versione: «Mi raccomando, se i carabinieri ti chiedono cos'ho fatto quel giorno, digli che ero a tagliare la legna vicino al capanno dei polli».

Poi gli aveva chiesto di farsi segnare 3/4 ore di lavoro, che non aveva mai comunicato di aver fatto quel giorno. Barbri ha raccontato di essersi fermato, una volta finito il suo turno, a prendere un caffè nel bar Due Archi di Stanghella e di essere stato servito alla titolare orientale. Ma è impossibile: una cameriera del locale ha spiegato che la proprietaria cinese quel giorno non c'era. E anche la vicina di casa ha iniziato ad avere, poco dopo la scomparsa di Samira, dei dubbi su Mohamed. Non aveva visto la sua macchina davanti a casa alle 8.15 del 21 ottobre. Lui le aveva risposto che era in garage. Ma la donna era certa che la vettura non fosse nemmeno lì, accorgendosi, dunque, che Barbri le stava mentendo. Infine tra gli indizi a suo carico, c'è anche la complicata deposizione che Barbri ha fatto ai carabinieri in merito al cellulare della moglie. L'uomo aveva detto ai militari che il telefonino era in casa, lasciato da Samira quel lunedì pomeriggio, alle 14.15 alla bambina per farla giocare mentre lei sarebbe dovuta andare al famoso e mai confermato colloquio di lavoro, mentre invece lo smartphone è sparito con la donna. Né lei ne il cellulare sono mai stati ritrovati.

LA TESTIMONIANZA
In cantina tiene ancora due grandi ceste. In una sono raccolti i vestiti che avrebbe voluto donare a Samira, nell'altra ci sono invece i pupazzi che forse un giorno riuscirà a regalare alla figlioletta. «Non smetto di pensare a quella povera madre, ma nemmeno alla sua meravigliosa piccola». Una grande amica della donna scomparsa chiede di mantenere il totale anonimato, ma apre la porta di casa e racconta tutto. In quella stessa casa Samira nei mesi scorsi si è continuamente rifugiata scappando dalla violenza e dalle ossessioni del marito Mohamed.
Parlando con questa signora di mezza età, una delle tante donne di Stanghella legate a Samira, emerge il ritratto di una donna in completa balìa di un uomo che non le permetteva nulla senza il proprio consenso. «Io e Samira - racconta - ci siamo conosciute la scorsa primavera, presentate da un'amica in comune del paese. Inizialmente lei non mi aveva mai raccontato nulla sui suoi problemi famigliari. Però ci vedevamo spesso e abbiamo legato in fretta. Lei era una persona stupenda e io mi ero affezionata anche alla sua bambina».

LA SVOLTA
Tutto cambia durante l'estate, quando il rapporto tra Mohamed e Samira diventa sempre più tormentato. L'amica respira a fondo, si siede sulla sedia della propria cucina e comincia col suo racconto. «Mohamed temeva che Samira lo tradisse e portasse i suoi amanti a casa mia, ma erano tutte sue invenzioni. Samira ha iniziato a venire da me a confessarsi e io nell'unica occasione in cui ho avuto occasione di parlare con Mohamed gli ho detto di vergognarsi: certe cose non avrebbe nemmeno dovuto pensarle. Samira non desiderava nessun altro uomo e aveva occhi solamente per la sua bambina e non l'avrebbe mai lasciata sola. Lei voleva solo trovare un lavoro stabile e diventare indipendente».

GRIDO D'ALLARME
Il racconto della donna prosegue e arriva fino alla prima settimana di ottobre, poco prima della scomparsa. «Ero in vacanza quando lei mi ha chiamato per sfogarsi. Il suo era un grido d'allarme. Mi ha detto che il marito era geloso e morboso. Non so se la picchiasse, lei si riteneva una donna molto forte e scherzando diceva sono io che picchio lui. Forse ha sottovalutato il marito». Anche lei sa che a settembre Samira si era rivolta agli assistenti sociali chiedendo un consulto per avviare le pratiche legate alla separazione. «Mi diceva che voleva prendere un appartamento e andare a viverci con la figlia, io le ho perfino proposto di venire ad abitare qui da me ma lei glissava. Poi sulla separazione ha cambiato idea e ha ritirato le carte, perché lui all'improvviso era diventato molto più buono. O almeno, così sembrava. Ma di quell'uomo ci sono tante cose che non mi sono mai piaciute».
La donna scuote la testa e le elenca una per una: «Sapevo dell'applicazione per controllarle i messaggi WhatsApp, sapevo delle gocce per farla addormentare. Sapevo che lui non voleva che lei indossasse vestiti all'occidentale. Io le dicevo di stare attenta, avevo paura che le facesse del male. Quando ho saputo che gli ultimi giorni lei aveva i capelli corti, ho immaginato subito che fosse una punizione del marito». L'ultimo messaggio inviato all'amica risale a metà settembre: «Le ho scritto per sapere come stava, ma non mi ha mai risposto. Quando ho saputo che era sparita senza la bambina, ho capito subito che Samira non si era allontanata per sua volontà». Che fine ha fatto? L'amica non dice nulla, ma una smorfia parla per lei.

Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 11:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA