Arturo Lorenzoni: «Io, lasciato solo da un Pd rassegnato. Ma non mollo»

Giovedì 24 Settembre 2020 di Alda Vanzan
Arturo Lorenzoni
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PADOVA -La comunicazione dei sanitari gli è arrivata ieri sera, alle 19.35: tampone negativo. Il secondo. Arturo Lorenzoni è ufficialmente negativizzato, l’isolamento domiciliare è finito, adesso può uscire di casa e riprendere l’attività, compresa quella politica. Ma non doveva dimettersi? A Padova, poche ore dopo lo scrutinio che ha decretato il trionfo di Luca Zaia, si è sparsa la voce che il professore universitario - 385mila voti contro il milione e ottocentomila del leghista - stesse valutando il ritiro.
Professor Lorenzoni, adesso che la campagna elettorale è finita può dirci chi le ha chiesto di candidarsi a governatore per il centrosinistra?
«Non so esattamente chi, è stato un gruppo di persone».
È vero che è stato lei a non volere le primarie?
«Il tema era tenere assieme il Pd, il mondo civico, i Verdi, +Europa. Le primarie erano sentite come una cosa del Pd gestita dal Pd. Per quello non ho spinto per farle».
Ha avuto garanzie?
«Garanzia è una parola grossa. Io non ho messo condizioni. L’idea era di costruire un impegno comune, largo, con il Pd e tutti gli altri mondi che localmente amministrano i territori».
Si è pentito?
«Nessun pentimento».
Come giudica il risultato elettorale?
«Deludente».
Si aspettava di più?
«Sì, anche se è vero che vari fattori hanno concorso al risultato polarizzando il voto su Luca Zaia».
Come ha fatto Zaia a prendere il 76 per cento?
«Durante l’emergenza sanitaria, con le dirette televisive e social, Zaia è diventato uno di casa, ha dato ai veneti un messaggio rassicurante, diretto».
Lei lo ascoltava a mezzogiorno e mezzo?
«No, non ho mai acceso la tv a quell’ora, ma l’ho sentito successivamente».
E come le è parso?
« La comunicazione politica di Zaia è stata perfetta. Il messaggio era: io ci sono, sono presente, sono qui per voi. L’aspetto singolare è che Zaia in consiglio regionale in questi cinque anni non ci è mai andato, ha avuto un tasso di presenza in aula del 10,2 per cento, ma alla gente non interessa. I veneti lo vogliono in cucina all’ora di pranzo».
Chi gliel’ha fatto fare di candidarsi?
«Ammetto, ci sono stati alti e bassi. Però rimango convinto che bisognava tenere insieme le tante anime democratiche».
Dicono che stia già valutando di lasciare. Si dimetterà?
«Non l’ho mai detto, né pensato, né lo penso. Io resto in consiglio regionale. È un impegno che ho preso e che intendo rispettare».
Elio Armano, leader storico del Pd, ha detto che sarebbe meglio che tornasse alla sua cattedra all’università.
«Spieghi perché, io non l’ho neanche mai ipotizzato».
A quale gruppo aderirà in consiglio regionale? Pd, Veneto che Vogliamo, Europa Verde?
«Credo che lo sbocco naturale sia il Veneto che Vogliamo».
Dopo la sconfitta i big si sono fatti sentire?
«Mi ha chiamato Nicola Zingaretti, un abbraccio».
In campagna elettorale non è emerso questo grande appoggio del Pd, sembrava che i singoli candidati corressero per sé, come se lei fosse abbandonato alla sconfitta.
«Non recrimino niente, non è nel mio carattere. Ma è vero che c’era un atteggiamento rinunciatario. Ho dovuto combattere contro la rassegnazione, la gente lo percepisce chiaramente».
Perché non è riuscito a tenere in coalizione l’autonomista ex dem Simonetta Rubinato?
«Io avevo trovato un’intesa e anche da parte del Pd c’era stata un’apertura, a partire dalla lista col suo nome, ma Rubinato a un certo punto voleva che si facesse una iniziativa con il ministro Boccia che doveva riconoscere le sue proposte. Io volevo unire le istanze democratiche, il fatto che Rubinato andasse da sola era secondo me preoccupante. Ha pagato lei e anche il mondo democratico».
E i renziani di Daniela Sbrollini?
«Ci ho provato, ricordo una telefonata a Ettore Rosato tanti mesi fa, era ancora freddo, ho trovato una chiusura totale. Volevano pesarsi su scala nazionale».
La telefonata che non c’è stata?
«Tante. Ma anche nessuna».
Il centrosinistra investirà su di lei o su qualcun altro per il 2025?
«È presto per dirlo. Io però resto. Il lavoro per il 2025 è iniziato ieri».
Alda Vanzan
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Ultimo aggiornamento: 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA