Quel pianista 23enne che ha deciso di suonare per un pubblico davvero speciale...

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Kevin Kaumanns

di Michelangelo Cecchetto

CITTADELLA - «Ad ogni concerto vedo concretamente che la musica è un linguaggio universale, l'unico in grado di eliminare le differenze tra le persone e renderle veramente come fratelli. Vedo come possa far ritornare alla memoria un ricordo lontano; come sia un modo per trascorrere un po' di tempo in serenità e come riesca a dare sollievo». Le parole sono del ventitreenne cittadellese Kevin Kaumanns, cognome tedesco dal nonno paterno, pianista e compositore autodidatta, che mette a disposizione la sua arte attraverso concerti in centri residenziali per anziani, reparti pediatrici, strutture di riabilitazione, case di accoglienza. Non per lavoro, ma per «fare ascoltare un po' di musica a chi non può andare ad un concerto per vari motivi e per far rivivere le molte emozioni che la musica sa creare».

Ha cominciato con le strutture di Cittadella (Borgo Padova) e Galliera Veneta, in calendario ci sono concerti a Padova (8 aprile alla Nazareth), Rovigo, Belluno, Cortina e Lago di Garda, ma solo in Veneto di case di riposo se ne contano quasi 450. Un impegno non da poco il suo, condiviso con il fratello Michael di un anno più giovane, che segue l'organizzazione, gli fa da manager, seppur Kevin non chieda un compenso economico. Nei casi più particolari un rimborso spese. «Non c'è un programma musicale standard. Preparo i brani in accordo con il personale, non manca poi l'improvvisazione. Ovviamente i pezzi sono di breve durata, ma si va da Mozart alle filastrocche. Vedo che gli ospiti apprezzano moltissimo i concerti e spesso incontro ex musicisti che pur non suonano più, sono molto attenti e non hanno perso assolutamente le doti d'ascolto»...
 
 
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Domenica 11 Marzo 2018, 13:12






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1 di 1 commenti presenti
2018-03-11 22:03:24
L’articolo mi riporta alla mente uno tra i più bei film che io abbia visto: «la leggenda del pianista sull’oceano».// «...sapeva leggere, il pianista, non i libri; quelli sono buoni tutti. Sapeva leggere la gente, i segni che la gente si porta addosso, posti, rumori, odori. La loro terra, la loro storia, tutta scritta addosso...»