Investì e uccise il "tuttofare" del Cittadella, il centrocampista D'Urso verso il processo

Mercoledì 24 Novembre 2021 di Marco Aldighieri
Lino Simonetto

CITTADELLA -  Gli inquirenti hanno chiuso le indagini sulla morte di Lino Simonetto di 77 anni, il tuttofare dell’A.S. Cittadella, investito e ucciso in sella alla sua bicicletta dal centrocampista granata Christian D’Urso di 24 anni. Il calciatore, difeso dall’avvocato Alessandro Racano del foro di Milano, ha già chiesto al pubblico ministero Roberto Piccione, titolare delle indagini, di poter essere interrogato per dare la sua versione dei fatti. Il giocatore accusato di omicidio stradale ora rischia di dover affrontare il processo. 


L’INCIDENTE 
Lino, amatissimo da tutti i tifosi del Cittadella, venerdì 23 aprile di quest’anno alle 9.30 è salito in sella alla sua bicicletta, e si è diretto al bar dello stadio Tombolato. A pochi metri dalla sua abitazione. Era tutto casa e pallone. Arrivato in via Ca’ dei Pase è stato investito da una Volkswagen Tiguan, proveniente dalla sede del club granata. Al volante del Suv c’era il centrocampista Christian D’Urso. Secondo la ricostruzione effettuata dalla polizia municipale, il giocatore del Cittadella non avrebbe rispettato lo stop, invadendo durante una svolta a sinistra la carreggiata opposta al suo senso di marcia. 
Lino è caduto e ha sbattuto il capo sull’asfalto. Si è subito rialzato e non voleva andare al pronto soccorso per essere visitato. Diceva di stare bene. È stato il calciatore a insistere per convincerlo a farsi medicare. Alla fine Lino ha ceduto ed è stato ricoverato all’ospedale di Cittadella. In un primo momento era vigile, poi le sue condizioni all’improvviso si sono aggravate. I medici hanno disposto il suo trasferimento all’ospedale civile a Padova, dove è stato sottoposto a un delicato intervento in Neurochirurgia. In sala operatoria gli è stato rimosso un profondo ematoma al cervello. Ma dopo l’operazione è entrato in coma e non si è mai più ripreso. Fino al 29 di aprile quando è morto. 


LE INDAGINI
Il calciatore, affiancato dal legale di fiducia, ha nominato un consulente tecnico per ricostruire nei dettagli la dinamica dell’incidente mortale. La valutazione della difesa è diametralmente opposta a quella della pubblica accusa: D’Urso svoltando a sinistra non ha mai invaso la carreggiata opposta al suo senso di marcia. Insomma, per la difesa, il centrocampista granata non è mai andato in contromano. 
La Procura, sul corpo del 77enne, aveva anche ordinato gli esami tossicologici e il risultato è stato negativo: il tuttofare del Cittadella era del tutto sobrio. La causa della morte, come è emerso dall’autopsia effettuata dal medico legale Rafi El Mazloum di Dolo, è stato un importante trauma cranico e facciale, più tutta un’altra serie di fratture. 
Lino era conosciuto da tutti: calciatori, dirigenti, tifosi e addetti ai lavori. Era il tuttofare dello stadio Tombolato. I colori granata li aveva nel cuore, era sempre pronto a sostenere i giocatori, i suoi “ragazzi” li chiamava, anche quando girava male. Spendeva una buona parola per tutti, sia nella vittoria e sia nella sconfitta. E poi era una vera “sentinella”, la struttura sportiva doveva essere utilizzata in maniera corretta guai a sgarrare. 
 

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