Ventitrè voti e zero preferenze: così "L'altra Italia" conquistò tre seggi

Sabato 25 Settembre 2021 di Camilla Bovo
Guardia di Finanza illustra l'indagine Candidopoli

PADOVA - Ventitré voti. Zero preferenze. Eppure, in un paesino di 618 anime come Barbona, tanto è bastato a L'altra Italia eleggere ben tre consiglieri comunali alle Amministrative del 2019. E anche a raggiungere l'obiettivo reale del partito di ultradestra: «Ottenere una visibilità sull'intero territorio nazionale, in modo da far accrescere il consenso per le successive consultazioni elettorali» come illustrato dal procuratore di Rovigo, Carmelo Ruberto. 
Non è andata bene, invece, a Vighizzolo d'Este, l'altro comune padovano con meno di mille abitanti, in cui la lista, che potremmo definire aliena visto che tutti candidati sono provenienti da fuori provincia, ha raggiunto solo lo 0,9 per cento dei voti, rimanendo fuori dal consiglio comunale rinnovato a settembre dell'anno scorso. 

L'AVVIO DELL'INCHIESTA

Ma è proprio dal padovano che nasce l'inchiesta Candidopoli della Guardia di finanza di Padova, su mandato della Procura di Rovigo, che ha scoperchiato lo strano sistema elettorale orchestrato dal movimento politico fondato da Mino Cartelli, pugliese, presidente del partito, finito agli arresti domiciliari. Indagato anche il segretario, il vigile urbano rodigino Francesco Foti, consigliere comunale proprio a Barbona, che ha ricevuto la misura interdittiva della sospensione dell'esercizio di pubbliche funzioni per 12 mesi come l'altro consigliere eletto in porvincia di Rieti, Gianluca Tritiello di Lecce: per questo motivo sono stati sospesi dalla carica elettorale. Entrambi sono anche destinatari dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 

LA PRIMA VOLTA

La prima volta che L'altra Italia fa capolino è proprio a Barbona per le Amministrative 2020. 
La lista di ultradestra, che candida per lo più meridionali, la maggior parte delle volte addirittura ignari di essere in lizza, aveva lanciato a Barbona come candidato sindaco Domenico Farlò, leccese, convinto di correre per un comune della Basilicata. A sostegno di questo candidato c'erano poi Francesco Foti, Paolo Zanella, Marco Fasano, Sergio Ventura, Massimiliano Mattia, Grazia Marsigliante, Oreste Sansò e Francesco Pappalardo. 
Con 23 voti il partito riuscì a conquistare tre poltrone della minoranza. A entrare in consiglio furono il rodigino Foti e l'altro polesano, di Castelmassa, pensionato, Paolo Zanella, che ogni tanto in questi due anni e mezzo hanno fatto almeno capolino alle riunioni dell'aula. Farlò, invece, in municipio a Barbona, non ci ha mai messo piede, tanto da essere decaduto con il voto unanime del consiglio.

IL SECONDO ESPERIMENTO

L'anno dopo il partito si è ripresentato sempre in un paesino sotto i mille abitanti, Vighizzolo d'Este. Candidata era Daniela Rossi di Adria che, più volte contattata dalla nostra redazione per conoscere i consiglieri in lista con lei, aveva candidamente affermato di non conoscerli e di non sapere i loro nomi. In realtà, manco loro sapevano di essere stati inseriti nella lista di Vighizzolo. Tanto che uno di loro, Michelangelo Petronzi, ai finanzieri di Padova, sentito come persona informata sui fatti, disse che non sapeva nemmeno dove si trovasse Vighizzolo d'Este. 
«Ho avuto modo di incontrarla a un dibattito. - ricorda il sindaco di Vighizzolo Ylenia Belluco - In quella occasione ha ammesso di non conoscere i candidati consiglieri della propria lista e di non avere un programma mirato per Vighizzolo, di cui sapeva poco o nulla: si avvaleva di principi generici che possono andare bene ovunque». 
«Da allora - continua la prima cittadina - non ho più visto né sentito nessuno del partito, dato che l'Altra Italia non ha fortunatamente ottenuto nemmeno un seggio a Vighizzolo».
Il sindaco spiega di essere stata contattata dalla Finanza in tempo di elezioni per ottenere qualche informazione sulla lista fantasma. «Sapevo che ci sarebbe stata qualche indagine. - conclude - Ed ora ritengo sia un bene che siano riusciti a trovare dei responsabili. È inammissibile che ci siano liste formate in questo modo, con candidati sindaci che si presentano in Comuni lontani, di cui non conoscono nemmeno la realtà».
Marina Lucchin
 

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