Il sagrato come palcoscenico per l'addio commosso al maestro Terrani La carezza di Gianni Morandi

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Nicoletta Cozza
Il sagrato come palcoscenico per l'addio commosso al maestro Terrani La carezza di Gianni Morandi

La carezza di Gianni Morandi sulla bara appena entrata in Basilica. Il tu, confidenziale e affettuoso, con cui il celebrante ha pronunciato l'omelia, dialogando dal pulpito con l'amico defunto. E, al termine della cerimonia, le parole struggenti degli allievi dell'Accademia del Teatro, scandite come se lo scenario non fosse un sagrato ma il palcoscenico, però con lacrime, pause e smorfie dettate da una sofferenza reale. Con gratitudine infinita nei confronti del Maestro e qualche rimpianto, per non aver fatto forse qualcosa in più per stargli vicino.
L'ultimo saluto ad Alberto Terrani ha seguito un copione che sembrava preparato da lui e la sua regia si è sentita: dall'arrivo della salma al Santo, luogo a lui caro che definiva la casa di Sant'Antonio, alla celebrazione del rito funebre, semplice ma in cui sono stati messi in luce i valori su cui si basata la sua vita, come la fede, l'amore per la moglie Lucia Valentini e la dedizione agli altri, e fino all'ultimo viaggio verso il cimitero Maggiore, preceduto, per attenuare in parte il dolore del distacco, da qualcuna delle battute che faceva ai ragazzi quando spiegava i segreti della recitazione, e che loro hanno voluto ricordare durante il commiato, avvenuto con la lettura a più voci di If, la poesia di Joseph Kipling, il testamento spirituale di Terrani. «Volevi che ridessimo - ha sintetizzato Luca Bastianello, prima dell'ultimo bacio sulla bara bianca - e lo sentivamo. Ci dicevi ebeti insegnandoci a diventare attori. Ma ci hai spiegato anche che non c'è rinascita senza dolore, come è capitato a te che sei tornato alla risata, dopo aver attraversato l'inferno. Ci hai inculcato che non c'è vita senza gli altri, che il perdono non va mai negato. Parleremo di te e saremo gentili. E ora vola, angelo». «Ci hai insegnato l'etica, l'arte e il sacrificio. Siamo figli del tuo vigore. Vai schiena dritta e sguardo a Lucia», ha detto invece Matteo Silvestri.


IL RITO
All'appuntamento nella Basilica gremita ai limiti della capienza imposta dal Covid c'erano tante persone che hanno voluto bene ad Alfredo Bolognesi, in arte appunto Alberto Terrani, l'attore di teatro originario di Pontelongo, che aveva calcato con successo i palcoscenici di tutta Italia, lavorando con gli attori e i registi più famosi, fino a quando ha deciso di rinunciare alla carriera e di dedicarsi a quella della consorte, mezzosoprano di livello mondiale, mancata poi nel 1998. Ed è stata proprio l'assenza di Lucia a segnare sempre di più l'ultima parte della sua esistenza, tanto da lasciarsi andare fino alla morte, sopravvenuta una settimana fa, all'Oic, all'età di 85 anni.
Tra i presenti c'erano tre sindaci di Padova, Sergio Giordani, e i predecessori Giustina Destro e Flavio Zanonato, oltre a quello di Pontelongo Roberto Franco; Gianni Morandi, con la moglie Anna Dan, legato a Terrani da 57 anni di amicizia fraterna; l'avvocato Giambattista Casellati, marito di Elisabetta, presidente del Senato; il numero uno del Teatro Stabile Giampiero Beltotto; i rappresentanti delle famiglie Tabacchi, Facco, Carraro e Radici, oltre ai parenti, tra cui il cognato Giuseppe Valentini e i 4 nipoti.


A concelebrare sono stati il rettore padre Olivero Svanera e appunto Mario Conte, direttore editoriale del Messenger.
«Ci siamo conosciuti in Basilica, 30 anni fa quando eri venuto a confessarti e io ti avevo riconosciuto perchè eri una gloria teatrale. Abbiamo fatto amicizia e hai voluto subito farmi incontrare Lucia, dicendomi lei è una donna a speciale, non snob come me. Entrambi avevate una devozione particolare per Sant'Antonio, tanto che avete portato qui celebrità internazionali, tra cui l'Orchestra della Scala, e i più famosi attori, perchè volevi che il Teatro rendesse omaggio al Taumaturgo. Quando eravate all'estero eravate felici se nelle chiese trovavate un immagine sua. Ma ti sei anche arrabbiato con Sant'Antonio quando la malattia ti ha strappato Lucia, però poi sei venuto a ringraziarlo per quello che hai definito il dono più grande, cioè l'incontro con lei. E hai iniziato una nuova fase, con l'intento di far vivere l'amore per tua moglie dedicandoti agli altri, supportando la Fondazione omonima che aiuta i sofferenti e donando ai giovani attori quello che tu avevi imparato. Ci hai insegnato che alla vita bisogna dare e che si ama mettendo in campo il proprio cuore. Ora sei una nave che è partita, all'orizzonte sul mare si vede un puntino, che poi sparirà. Stai arrivando a un porto nel Cielo. Ciao Alberto, anzi arrivederci».
IL RICORDO
Dall'altare pure Beltotto ha tributato un ricordo commosso a Terrani. «Grazie grande amico, sentiamo il dovere di salutarti e ringraziarti, anche a nome dei tanti giovani che hai introdotto alla professione, leggendo nei loro cuori. Non ti dimenticheremo e tu continua a starci vicino».
 

Ultimo aggiornamento: 12:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA