Nuovo appello a Freddy della madre di Isabella: «Dimmi dov'è il suo corpo»

Martedì 23 Aprile 2019 di Cesare Arcolini
Ofelia Rampazzo
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ALBIGNASEGO - E’ stata l’ennesima Pasqua amara e piena di dolore quella che ha trascorso Ofelia Rampazzo, 86 anni, residente ad Albignasego, mamma di Isabella Noventa. Se è vero che il tempo aiuta a superare i dolori, la ferita causata dalla morte della figlia, e soprattutto dall’assenza di una tomba al cimitero davanti alla quale poter recitare una preghiera, è ancora aperta e sta distruggendo poco a poco il cuore già debilitato dell’anziana. La signora, donna di fede e molto vicina alla chiesa, anche nel giorno di Pasqua, ospite a casa dell’altro figlio Paolo Noventa, ha pronunciato parole pesanti come macigni nei confronti di Freddy e Debora Sorgato e Manuela Cacco, in galera dal febbraio di tre anni fa con l’accusa di omicidio volontario in concorso. «Anche la persona più cattiva e pure l’individuo più cinico e spietato - ha detto l’anziana madre - sono convinta che possa avere prima o poi un’illuminazione da parte dello Spirito Santo e fare finalmente pace con la propria coscienza. Non oso immaginare quali tormenti sovrastino le nottate di questi tre individui. Le mie forze scarseggiano. Non ho più la possibilità di perdere tempo. Imploro quindi gli assassini di mia figlia di dire ai giudici dove hanno abbandonato i resti di Isabella. Sono passati quasi tre anni e mezzo dalla notte di quel drammatico 15 febbraio del 2016, quando mia figlia non è più tornata a casa. La giustizia nel frattempo ha fatto il suo corso. I colpevoli sono stati arrestati. Ora, quindi, mettiamo la parola fine ad un tormento che non accenna a placarsi».
 
IL DESIDERIO
Mamma Ofelia ha proseguito: «In ogni storia, anche la più drammatica, il finale deve esserci, bello o brutto che sia. La cattiveria umana non può arrivare a tanto. Così facendo la mia ferita sanguina ogni giorno. Vivo questa assenza dei resti di mia figlia come una costante e continua umiliazione da parte dei suoi assassini nei miei confronti e di tutte quelle persone che come me amavano Isabella. E’ l’ultima cosa che chiedo alla mia vita dopo tutte queste sofferenze: poter deporre un fiore sulla tomba di Isabella e pregare per lei, che ha subito tanto male». L’appello dell’anziana madre sicuramente di rimbalzo arriverà nei carceri dove i tre sono detenuti e la speranza che qualcosa possa cambiare non è mai da escludere. E’ più pessimista in tal senso Paolo Noventa, fratello di Isabella, che non smette mai di aiutare la mamma dopo questa drammatica vicenda che le ha tolto ogni forza: «Se fino ad oggi non hanno mai mostrato un pentimento - ha affermato Paolo - è perchè anche a distanza di anni il corpo di mia sorella una volta recuperato potrebbe “parlare” e fornire agli investigatori verità ben diverse da quelle raccontate da Freddy Sorgato». La vita di Paolo, per forza di cose, prosegue regolarmente, ma senza dubbio l’omicidio di sua sorella è una macchia che lo condizionerà per sempre: «Freddy era trattato dalla mia famiglia quasi come un figlio - ha concluso Paolo - mia mamma gli apriva le porte di casa e gli preparava le pietanze migliori in segno di ospitalità. Ricordo le molteplici volte che è venuto disperato a sfogarsi da me perchè Isabella non lo voleva più ed era stanca del suo comportamento infantile. Ebbene, all’affetto, la dolcezza e la disponibilità che noi gli abbiamo sempre donato, la sua risposta è questa. Un dolore senza fine e che forse non passerà mai». 
Cesare Arcolini

Ultimo aggiornamento: 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA