Il prof. Palù: «I tamponi non sono la salvezza, non fermano la pandemia. Conta di più il distanziamento»

Venerdì 23 Ottobre 2020
Il prof. Giorgio Palù
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PADOVA - La strategia dei tamponi su larga scala è utile ma non è la panacea in questo momento di crescita dell'epidemia da Covid-19 in Italia. Ad indicare i limiti del ricorso a tale procedura è Giorgio Palù, docente emerito di virologia all'Università di Padova, che sottolinea: «Il tampone »è un utilissimo mezzo diagnostico ma non possiamo scambiarlo per una modalità salvifica». Ed anche vari scienziati afferenti all'Associazione Luca Coscioni rilevano la necessità di adottare una politica più mirata per l'utilizzo dei tamponi. Se con i tamponi si pensa cioè in questo momento, di «azzerare i contagi o contenere la pandemia, ciò - avverte Palù - è impraticabile».

In altri termini, aggiunge, «i tamponi sono fondamentali per fare la diagnosi e per seguire la traccia dell'evoluzione pandemica, ma oggi siamo già arrivati al massimo delle nostre capacità». I tamponi, spiega, «vanno fatti ai sintomatici ed ai loro contatti, ma ritenerli una strategia salvifica non ha senso, perchè anche con un milione di tamponi non risolveremmo il problema. Infatti, con il 90% di asintomatici e con una diffusione del virus che va ben oltre quella che noi vediamo, la rincorsa ai tamponi è impossibile, sia dal punto di vista pratico sia scientifico data l'estrema numerosità dei focolai».

Lo strumento principale in questo momento, invece, è rappresentato secondo Palù dal distanziamento: «Il distanziamento va garantito con misure più severe, il che vuol dire evitare riunioni e assembramenti, fare estrema attenzione ai raduni in casa e incentivare al massimo lo smart working». Piuttosto, «dobbiamo chiederci a cosa siano dovuti i numeri in crescita attuali, e la risposta - afferma Palù - è che dal 24 settembre hanno iniziato a muoversi 8 milioni di studenti, con un sovraccarico dei mezzi pubblici».

Un diverso utilizzo dei tamponi è auspicato anche dall'Associazione Coscioni che, con 2 ex presidenti ISTAT, ha proposto il monitoraggio di poche migliaia di persone ogni 15 giorni per conoscere davvero la diffusione del virus sul territorio con la possibilità di testare con il tampone un campione statistico, che comprenda sintomatici e asintomatici. Ora la proposta è diventata un'interrogazione parlamentare, appena presentata dal deputato Gennaro Migliore. Non è citando giorno per giorno, il numero di casi positivi e di tamponi effettuati, affermano gli esperti, che possiamo cioè capire cosa stia accadendo realmente. Infatti, concludono, «i casi positivi riguardano tamponi di uno o più giorni precedenti; le tipologie di tamponi impiegate hanno sensibilità differenti; il raffronto del tasso di contagio è condizionato dalle differenti regole sulla somministrazione dei tamponi, a marzo soltanto sui sintomatici, ora essenzialmente su persone che hanno avuto contatti con casi positivi; in ogni caso con l'impossibilità di riferirlo alla popolazione generale». 

Ultimo aggiornamento: 19:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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