Il ginecologo Litta alla sbarra: «Le visite contestate? Non ho mai preso i soldi in nero»

Mercoledì 30 Novembre 2022 di Serena De Salvador
Il ginecologo Pietro Salvatore Litta
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PADOVA - «Trovo offensivo sostenere che avrei avuto interesse a intascare 250 euro in nero quando al Fisco ne dichiaro 450mila l’anno. Quei soldi non li ho mai presi. E nessuno mi ha mai detto che la convenzione tra l’Azienda ospedaliera e la Clinica Cittàgiardino era scaduta e che non avrei più dovuto visitare nella struttura privata». Pietro Salvatore Litta, noto professore e ginecologo oggi 70enne, ieri in aula davanti ai giudici del Tribunale collegiale ha ribattuto colpo su colpo alle contestazioni che gli vengono mosse nel processo che lo vede accusato di peculato e truffa aggravata.

IL PROCEDIMENTO

Gli era stato contestato di avere effettuato 13 visite alla clinica privata Cittàgiardino senza che fosse stato rinnovato l’accordo con l’Azienda ospedaliera per operare in regime di extra moenia. E contestato è pure il peculato, poiché per l’accusa il 13 novembre 2017 avrebbe intascato 250 euro in nero per una visita alla stessa clinica filmata di nascosto dalla giornalista Francesca Biagiotti della trasmissione Rai “Petrolio”.

LA DEPOSIZIONE

«Quei soldi – ha spiegato ieri Litta in merito ai 250 euro di Biagiotti – non li ho mai presi. Quando li ha consegnati alla segretaria non ero lì e se fossi tornato a prenderli, visto che stavano filmando, mi avrebbero registrato. La segretaria quando dice “aspetti un attimo dottore” non parla con me: lì tutti mi chiamavano solo professore».
Un’altra contestazione riguarda le visite effettuate da Litta alla clinica Cittàgiardino quando la convenzione con l’Azienda ospedaliera era scaduta. «Nessuno me lo ha mai detto – ha rincarato Litta, difeso dall’avvocato Alberto Berardi – e nessuno mi ha mai detto che non potevo andare a visitare lì. Il rinnovo della convenzione era una questione tra la clinica e l’Azienda». Elemento che per la difesa è confermato anche dalla testimonianza resa in precedenza da Luca Siliprandi, direttore di Cittàgiardino, secondo cui la domanda di rinnovo della convenzione era stata fatta ancor prima della scadenza (era febbraio 2017), come testimoniato dai documenti. Una di queste visite del giugno 2017 ha portato una paziente a essere operata in Azienda ospedaliera – dallo stesso Litta – sulla base del referto redatto dal professore. «In ospedale è arrivata con un referto a mia firma, e nemmeno in quel caso alcuno mi ha detto che non c’era più la convenzione. Ho continuato in buona fede e per il dovere assistenziale verso le pazienti» ha rincarato il ginecologo. Anche perché in un caso analogo nel 2009, quando l’ospedale aveva interrotto il rapporto con una clinica privata dell’Arcella, il direttore amministrativo della struttura ha dichiarato il aula che lo stesso Litta lo aveva informato di non poter più visitare nella sua clinica.
Infine ci si è concentrati sulla contestazione di alcune visite che il medico avrebbe eseguito durante le ferie o in sovrapposizione con l’orario di lavoro in ospedale. In particolare quattro la mattina di lunedì 27 novembre 2017. In realtà la difesa ha recuperato i turni di quel novembre firmati dall’allora direttore della Clinica ginecologica di via Giustiniani, sostenendo che il sabato 25 Litta aveva svolto un turno di 12 ore e il lunedì avrebbe avuto il diritto di restare a casa, presentandosi invece al lavoro per spirito di servizio e lavorando gratuitamente 30 ore quella sola settimana.
Il processo intanto si avvia a conclusione. Il 6 dicembre, data della prossima udienza, verranno ascoltati altri testimoni della difesa. La successiva – e finale – udienza è attesa per il 13 dicembre.

Ultimo aggiornamento: 07:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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