La “black list” del crimine: ecco il vocabolario segreto dei ladri sinti

Domenica 19 Febbraio 2017 di Marco Aldighieri
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PADOVA - Eludere i controlli delle forze di polizia per delinquere ed evitare l'arresto è un'arte. E i sinti, almeno quelli dediti alla criminalità, sono dei veri geni della comunicazione nell'usare vocaboli impossibili da tradurre per chi indaga. Negli anni, polizia e carabinieri, hanno intercettato migliaia di conversazioni tra i ladri di origine nomade senza capire nulla. Ma ora, grazie a un traduttore messo a disposizione delle forze dell'ordine, una sorta di vocabolario, gli inquirenti sanno che quando un sinti dice caramaschera sta parlando di una pistola.
A creare la black list dei vocaboli sensibili utilizzati dai sinti, sono stati negli anni molti investigatori, ma in particolare il sostituto procuratore Benedetto Roberti della procura di Padova, da sempre attivo nella lotta per stroncare la criminalità organizzata di sinti e rom specializzati in rapine e furti. Ed ecco che un poliziotto o un carabiniere ora possono tradurre zorli con cassaforte del bancomat, norto con nascondiglio e bicu con proiettile. E poi c'è la marsina che per i sinti è l'auto utilizzata per compiere i furti. Una cosa rubata è ciorda e l'antifurto è anticiorape. 

 

Ultimo aggiornamento: 21:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA