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Francesco Peghin: «Sconfitta nata a Verona, ora inizia l'impegno in consiglio comunale»

Sabato 2 Luglio 2022 di Gabriele Pipia
Francesco Peghin

PADOVA - La maratona è finita, ma Francesco Peghin continua a correre. Si è tolto la pettorina del candidato sindaco e da martedì indosserà quella del consigliere comunale, ma su una cosa l’imprenditore cinquantasettenne garantisce senza tentennare nemmeno un secondo: «La mia esperienza non è finita qui. Porterò avanti il progetto per tutti i cinque anni». Venti giorni dopo le elezioni perse nettamente contro Sergio Giordani, il patron della Blowtherm parla per la prima volta ripercorre la lunga campagna e fissando i nuovi obiettivi.

Peghin, cosa le resta di quella che lei stesso aveva definito «la maratona più bella»?
«È stata una campagna intensissima, mi ha permesso di entrare nel cuore della città. Ho dato tutto, lasciando per quattro mesi il mio lavoro. Sono stato sulla strada, nelle piazze, ai mercati. Nelle ultime settimane avevo assistito ad un crescendo di entusiasmo e compattezza. Mi porto dietro tutto quel calore».

Non è bastato. Alla luce del suo 33,5%, ritiene che la partita fosse ingiocabile?
«Io sono uno sportivo e un imprenditore: quando mi metto a fare una cosa, la faccio fino in fondo. Sapevo che sarebbe stata molto difficile, fin dall’inizio i sondaggi ci dicevano che questa amministrazione aveva un certo gradimento e sicuramente due anni di pandemia hanno impedito di fare opposizione in maniera più efficace».

Individua altre cause per leggere il suo risultato?
«L’astensionismo ha inciso, ma anche il ritardo con cui siamo partiti. Sono stati persi tre o quattro mesi che mi avrebbero permesso di far conoscere ancora di più le mie idee».

Perché si è perso tempo?
«Quando oltre un anno fa i vertici locali di Lega e Forza Italia, ovvero Stefani, Bitonci e Lodi, mi avevano chiesto la disponibilità a correre io avevo detto sì e l’obiettivo era quello di partire tra settembre e ottobre. Poi sono sopraggiunte questione nazionali e altri rallentamenti legati alla scelta del candidato di Verona. Io essendo un civico sono partito a gennaio da solo, ma i partiti sono arrivati a marzo».

Cos’ha pensato vedendo Tommasi sconfiggere Sboarina? Se il centrodestra ha perso perfino nella roccaforte Verona, significa che soffiava davvero un vento contrario...
«Mi è dispiaciuto perché ciò significa che quei mesi persi lo scorso inverno non sono serviti a niente...».

In quei mesi di rallentamento non ha mai pensato “chi me lo ha fatto fare”?
«Probabilmente più di qualcuno al posto mio, trovandosi preso in mezzo tra le zuffe interne ai partiti e il rallentamento legato alle questioni nazionali, avrebbe salutato e rinunciato. Ma io sono un generoso e ho sempre pensato ad andare avanti».

Ha citato le beghe interne ai partiti di centrodestra. Quanto hanno inciso?
«Nelle questioni interne ai partiti io preferirei non entrare. Dico solo che la candidatura mi è stata proposta dagli esponenti che rappresentano i partiti. Delle loro dinamiche interne non ne sapevo nulla».

Perché il centrodestra ha perso nelle grandi città?
«È evidentemente che qualcosa non ha funzionato. Io credo sia anche un discorso di cicli. Quando Brugnaro ha vinto a Venezia era finito il ciclo della sinistra. Lo stesso è accaduto a Padova con la fine del ciclo Zanonato-Rossi. Evidentemente qui il ciclo di Giordani non è ancora finito e chi vince ha sempre ragione».

Tra cinque anni, però, Giordani non potrà più essere in pista. Potrebbe riprovarci lei?
«Non è il mio pensiero, non sono un politico. L’esperienza di candidarsi a sindaco capita una volta nella vita».

Intanto martedì farà il suo debutto in Consiglio. Sarà il capo dell’opposizione?
«Più che di opposizione, parlerei di alternativa. In campagna elettorale abbiamo portato avanti un’idea di città diversa e su quella insisteremo».

Di cosa intende occuparsi fin da subito?
«La prima fase servirà per studiare e imparare le questioni tecnico-amministrative».

E poi?
«Credo che Padova debba riprendere la sua centralità. Verona ci surclassa su diversi campi, non solo sul turismo. Prendo ad esempio lo sport, con una squadra di calcio e una di basket in serie A».

Perché i padovani hanno dato quel largo consenso a Sergio Giordani?
«Anzitutto va detto che il sindaco è stato votato solo da poco più di un quarto dei cittadini. In ogni caso evidentemente molti si accontentano di vivere in un posto dove si sta tutto sommato bene, questo è innegabile. Ma Padova potrebbe essere molto di più».

Cos’ha pensato quando ha letto dei quattro indagati per l’appalto della curva dell’Euganeo, proprio due giorni dopo le elezioni?
«Non voglio entrare nel merito e in ogni caso non sono certo uno che gode leggendo certe notizie: io tengo a Padova e auguro a Giordani di amministrare al meglio. Di sicuro però su quella curva erano state fatte tante promesse».

L’ultima notizia sul tram, invece, riguarda l’uscita di scena di una delle società vincitrici. Conti in rosso e concordato...
«Si capiva da tempo che c’erano certe situazioni. Ma evidentemente a molti sta bene così».

Intende stare in Consiglio comunale fino a fine mandato?
«Sì, rappresenterò le mie liste civiche che assieme sono risultate il primo partito della coalizione. E spero che con il centrodestra ci siano le condizioni per lavorare bene assieme».

Si è sentito scaricato da qualche politico dopo la sconfitta?
«No, con me chi ci aveva messo la faccia è sempre stato leale. Non ho nulla da chiedere o da pretendere. È stato un orgoglio vedere i partiti uniti assieme a me».

Errori, però, secondo lei ne sono stati fatti?
«Io ascolto tanti consigli, ma sono sempre stato abituato a decidere in prima persona. E per tutta la campagna ho sempre fatto ciò che ritenevo fosse giusto. Sarebbe troppo facile rimuginare ora».

Riconoscerà che quell’imitazione di Giordani fatta sul palco in Prato della Valle da un suo sostenitore potesse essere evitata...
«Non voglio nemmeno parlarne, io non ero stato informato e non ne sapevo assolutamente nulla».

L’anno scorso per riflettere sulla proposta dei partiti prese il largo con la sua amata barca a vela. È salpato anche questa volta per smaltire la delusione?
«Questa volta mi sono solamente dedicato a mia figlia Anna, visto il tempo che non ho potuto dedicarle nei mesi scorsi. E ora sono pronto a ripartire». 

Ultimo aggiornamento: 06:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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