Espulso l'imam violento: aveva Hitler sul suo profilo Fb

Venerdì 22 Novembre 2019 di Marina Lucchin
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PADOVA - Sul suo profilo Facebook pubblicava foto di Adolf Hitler e frasi inneggianti propagande antisemite. E quando faceva lezione di Corano, nella moschea di via Jacopo da Montagnana, vessava i ragazzini picchiandoli e terrorizzandoli. Per questo Ahmed Junayed, ex imam diciannovenne della congregazione musulmana bengalese dell’Arcella, è stato ritenuto socialmente pericoloso e quindi espulso dal prefetto e accompagnato dalla polizia fino al centro di permanenza di Ponte Galeria di Roma, da dove sarà rimpatriato nel proprio paese di origine.
L’inchiesta, condotta dalla Digos e coordinata dal sostituto procuratore della repubblica Roberto Piccione, che ha portato alla luce i ripetuti maltrattamenti di due imam della stessa moschea ai danni dei piccoli alunni che frequentavano le lezioni coraniche nel centro culturale islamico, era partita in estate. Ahmed Junayed, diciannovenne originario del Bangladesh e residente a Padova, era sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di  dimora in città, con il divieto di uscire da casa dalle 17 alle 8 del mattino e di firma una volta al giorno negli uffici della Questura, emessa proprio nel corso dell’indagine svolta in questi mesi. Le indagini hanno evidenziato che l’imam svolgeva le proprie lezioni in un clima di assoluto terrore instaurato attraverso metodi d’insegnamento violenti: umiliazioni, botte e percosse date anche con l’utilizzo di un bastone. Gli ulteriori approfondimenti investigativi svolti dalla Digos hanno, poi, delineato non solo un quadro indiziario di assoluta pericolosità relativa alle condotte d’insegnamento, ma anche alle potenziali idee antisemite che l’uomo avrebbe potuto trasmettere ai suoi piccoli allievi. Nel profilo Facebook dell’imam, infatti, erano postate foto di Adolf Hitler correlate da formule di propaganda estremiste. LA SCOPERTA In un primo momento, all’inizio di ottobre, la polizia aveva stretto le manette ai polsi Hossain Shahadat, il 25enne imam successore di Ahmed Junayed, ora ai domiciliari a Treviso. L’arresto, però, non aveva messo fine alle indagini sulla moschea di via Jacopo da Montagnana. Il musulmano era finito nel registro degli indagati per avere maltrattato i suoi studenti: violenze immortalate dalle telecamere installate nel luogo di culto, dagli uomini della Digos. Ma i piccoli allievi già a maggio avevano raccontato ad alcune maestre di essere stati picchiati dall’imam, indicando anche un nome diverso da quello di Shahadat. Si trattava infatti di Ahmed Junayed, il suo predecessore.
LA SVOLTA Le violenze sugli allievi del Corano, dunque, sarebbero iniziate ben prima dell’arrivo di Shahadat, già a gennaio di quest’anno, per opera appunto del precedente imam. Secondo anche quanto riportato nell’ordinanza di carcerazione ai danni di Shahadat, il suo predecessore avrebbe costretto i ragazzi a mettersi nella posizione del “pollo” per poi percuoterli con forza con un bastone. E dunque i poliziotti della Digos hanno proseguito le indagini, con l’obiettivo di incastrare anche Ahmed Junayed. IL PRECEDENTE Un anno fa era avvenuto in caso simile: un decreto di espulsione - in questo caso per terrorismo non per maltrattamenti su minori - nei confronti di Shaban Caca, albanese 33enne, accompagnato alla frontiera lo scorso 20 dicembre dopo che le indagini della Digos ne avevano riscontrato condotte ritenute pericolose per la sicurezza nazionale. Dal monitoraggio del profilo Facebook dell’albanese erano emersi post che provavano il collegamento diretto con imam radicali, alcuni dei quali già coinvolti in inchieste per istigazione all’odio razziale e relative al reclutamento di giovani volontari nelle file dell’Isis. Le indagini avevano, inoltre, rilevato come Caca avesse nel tempo maturato forti risentimenti nei confronti degli ebrei e della cultura occidentale così come emerso nei numerosi post pubblicati su Facebook dal contenuto chiaramente antisemita e di condanna delle celebrazione delle festività cristiane, in particolare del Natale. Le indagini della Digos avevano portato alla luce come il trentottenne avesse intrapreso un’azione di indottrinamento all’islam radicale nei confronti di un giovane connazionale. 
Ultimo aggiornamento: 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA