Febbre del Nilo, in Veneto l'epicentro è Padova: già 3 morti e 39 contagiati

Domenica 31 Luglio 2022 di Elisa Fais
Test di verifica delle Febbre del Nilo
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PADOVA - Cresce l'allarme legato alle Arbovirosi - un gruppo di malattie virali trasmesse da zanzare, pappataci e zecche - sempre più diffuse in provincia di Padova, anche a causa della siccità e delle condizioni climatiche. Nel giro di un mese il Dipartimento di Prevenzione e sanità pubblica dell'Ulss 6 Euganea ha già registrato 39 positività al West Nile virus (conosciuto anche come febbre del Nilo). Risale a ieri pomeriggio, 30 luglio, l'ultimo ricovero in Azienda ospedaliera, si tratta di una donna di 59 anni di origine straniera, residente a Padova. L'escalation sta preoccupando sempre di più le amministrazioni comunali e i sindaci stanno correndo ai ripari con ordinanze ad hoc per limitare la riproduzione delle zanzare.

I PROVVEDIMENTI

Ieri, infatti, il Comune di Albignasego ha intensificato le azioni contro il proliferare delle zanzare chiedendo, contestualmente, la collaborazione da parte della cittadinanza. «Nei giorni scorsi abbiamo partecipato ad un tavolo tecnico convocato dall'Ulss 6 Euganea - riassume Valentina Luise, assessore all'ambiente di Albignasego -. È emerso uno scenario di attenzione elevata e che richiede un'intensificazione immediata. Stiamo già portando avanti la lotta larvicida sulle oltre 5mila caditoie e sui fossati d'acqua ferma del territorio, inoltre ora procederemo con lo sfalcio più frequente e programmeremo interventi adulticidi. Chiediamo ai privati di provvedere a loro volta alla manutenzione del verde e all'utilizzo di larvicidi biologici. É necessario evitare i ristagni d'acqua nei sottovasi, tenere abbassate le zanzariere, utilizzare zampironi e simili all'aperto. E, cosa importantissima, applicare sulla pelle il repellente per le zanzare utilizzando prodotti registrati».

I CASI
Se all'inizio gli anziani sembravano gli unici a mostrare i sintomi neurologici della febbre del Nilo, ora con il passare del tempo iniziano ad esserci casi anche tra i giovanissimi. Una giovane di 23 anni è ricoverata all'ospedale di Cittadella, positiva al West Nile virus, colpita da una meningite. Ovvero un'infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). La meningite virale solitamente si manifesta con febbre, malessere, tosse, dolori muscolari, vomito, perdita di appetito e cefalea. La giovane è in via di miglioramento e presto sarà dimessa.
E' andata bene anche a una ragazza di appena 20 anni che, nei giorni scorsi, è arrivata al pronto soccorso di via Giustiniani con febbre e un pulsante mal di testa. A seguito del test di laboratorio, è risultata contagiata dal West Nile. La ragazza non ha avuto bisogno di ricovero ed è stata seguita dal medico di famiglia a domicilio.
Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita. Diversi pazienti colpiti da encefalite sono stati assistiti in terapia intensiva.

LA CONTA
Su 39 positività riscontrate finora, sono finite in ospedale 23 persone. Il dato comprende anche tre donatori di sangue (scovati a seguito degli screening previsti) e diversi casi lievi febbrili trattati a domicilio. Tre le vittime del West Nile virus. Giovedì scorso all'ospedale di Schiavonia non ce l'ha fatta un uomo di 88 anni, già debilitato da altre malattie. Il 21 luglio è stata la volta di un 77enne, pluri-patologico, residente a Legnaro. Le cure non sono state sufficienti a salvare nemmeno un 83enne di Piove di Sacco, morto il 15 luglio nel reparto di Geriatria della Saccisica.

 

Ultimo aggiornamento: 1 Agosto, 07:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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