Crisi in Medio Oriente, in due anni l'export padovano è precipitato

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Elisa Fais
Carlo Valerio, presidente di Confapi


PADOVA - La crisi in Medio Oriente ha messo a rischio le esportazioni padovane per un valore di 311 milioni di euro. A lanciare l’allarme è Confapi, che parla di 62 milioni di euro già sfumati in un anno per le imprese padovane. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha preso in esame i dati relativi al commercio delle imprese padovane in alcuni dei principali paesi del Medio Oriente, evidenziando come l’export sia letteralmente crollato. «Il tutto senza considerare che per l’Italia vi è una notevole dipendenza dalle forniture petrolifere dall’area mediorientale e dalla Libia e che il prezzo del greggio è salito ai massimi in questi giorni - evidenzia Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova -. Addentrarsi nelle vicende delle aree citate è oltremodo complicato, ma in questo momento, dalla nostra prospettiva, è più utile chiedersi perché abbiano ridotte possibilità di intervento». Nello specifico, le esportazioni destinate a Turchia (207,4 milioni di euro), Iran (48,5), Libia (39,1), Iraq (12,1) e Siria (3,9) avevano toccato un massimo di 311 milioni di euro nel 2017 (dati Istat e Camera di commercio). Già al termine del 2018 il calo del volume d’affari è stato clamoroso. Un anno dopo, infatti, le esportazioni verso gli stessi cinque Stati sono scese di quasi 62 milioni di euro (in Turchia si sono attestate a 177,2 milioni a fine 2018, in Iran a 41,2, in Libia a 19,5, in Iraq a 2,7 e in Siria a 1,8).
CRISI 
Con l’intensificarsi del conflitto a Tripoli e con la crisi internazionale che coinvolge l’Iran la situazione rischia di peggiorare. «Dall’inizio della battaglia di Tripoli i morti sono saliti a circa 700 – aggiunge Carlo Valerio -, ma cosa può proporre l’Europa al generale Haftar per convincerlo a fermarsi? E cosa può offrire al governo di Tripoli, sotto attacco dallo scorso aprile, più della Turchia che ha approvato l’invio di truppe di terra? La situazione nei confronti dell’Iran è per molti versi analoga e riguarda in particolare il pericolo che Teheran superi i limiti sull’arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo sul nucleare civile firmato nel 2015 con i 5 membri del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania e l’Ue. L’Italia può poco, ma ciò che manca, come spesso accade, è una posizione comune europea». L’appello è a politica e istituzioni. «Per dare al continente una seria politica estera e consentire all’Europa di essere influente sullo scacchiere internazionale – conclude - serve un forte atto di volontà politica. Se non ci sarà, saremo condannati all’irrilevanza».

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