Exo, gli zoccoli Crocs abbandonano il Veneto: produzione trasferita in Bosnia

Sabato 3 Novembre 2018 di Francesco Cavallaro
Exo, gli zoccoli Crocs abbandonano il Veneto: produzione trasferita in Bosnia
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MASERA' - Hanno staccato la spina dell'ultimo macchinario qualche giorno fa. Verosimilmente, stampi e attrezzature varie sono state trasferite in Bosnia, dove è stata attivata la nuova linea di produzione della Exo, gruppo americano Crocs. Fino alla scorsa primavera i famosi zoccoli in plastica conosciuti in tutto il mondo - venivano realizzati qui, in via villa Albarella, nella zona industriale di Maserà. Ora nello stabilimento è rimasto solamente il reparto dedicato allo sviluppo; i ricercatori non sono (ancora) stati raggiunti dalla lettera di licenziamento. A fine maggio, invece, i 56 operai sono stati lasciati a casa dall'oggi al domani. Fu un fulmine a ciel sereno. Dopo una lunghissima trattativa che ha coinvolto pure il Ministero dello Sviluppo economico, gli addetti sono stati liquidati e hanno tutti ricevuto un trattamento di fine rapporto pari a 19 mensilità, come da accordi: oltre alla Naspi, un ammortizzatore sociale riservato ai lavoratori licenziati.  «Quel che fa più rabbia commenta Luca Rainato, segretario Filctem Cgil Padova è che l'azienda ha dimostrato di avere i soldi in cassa, e pure tanti. Gli ex dipendenti sono stati pagati fino all'ultimo centesimo, senza dilazioni. Non era dunque una questione di crisi  economica. Hanno semplicemente voluto massimizzare i loro profitti, tagliando posti». Ora che la partita è finita («Abbiamo comunque conquistato un grande risultato» afferma il sindacalista), è tempo di tracciare un bilancio dell'intera vicenda. «Di sicuro il Governo centrale poteva e doveva fare di più sostiene Rainato . Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha fatto le sue passerelle all'Ilva di Taranto solo perché lì c'era in ballo il futuro di migliaia di famiglie. Nel caso della Exo, non si è mai fatto vedere in occasione dei due incontri organizzati al Mise. Tante chiacchiere e pochi fatti». Per non parlare di Confindustria Padova, il cui silenzio a sua detta «è stato assordante. Non hanno speso una parola a difesa del personale o per biasimare l'atteggiamento della proprietà. Come se delocalizzare fosse ormai normalissimo». Su 56 licenziati, solo cinque nel frattempo hanno trovato un'altra occupazione.
«Hanno tra i 40 e i 50 anni, diventa difficile ricollocarsi; sappiamo bene che il periodo non è dei migliori. Abbiamo difeso il lavoro chiosa infine Rainato , non possiamo rimproverarci nulla in tal senso. Fra sit in e manifestazioni pubbliche, su tutte quelle lungo strada Battaglia e davanti al municipio, abbiamo tentato di tenere alta l'attenzione su un tema delicatissimo. Di fatto, alle multinazionali non importa nulla dei valori dell'impresa sociale: fanno ciò che vogliono, allo scopo di saccheggiare il nostro Paese. L'esecutivo dovrebbe porre un freno a questo sciacallaggio». 

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