I coniugi confessano l'estorsione all'impresario e patteggiano 20 mesi a testa: lui si suicidò

Sabato 27 Giugno 2020 di Luca Ingegneri
Giampaolo Cominato e Raffaella Tessarin, i coniugi polesani autori dell'estorsione all'impresario padovano Ruzzarin
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PADOVA/ADRIA - É trascorso oltre un anno dal diniego ai patteggiamenti. All'epoca il giudice li aveva respinti per la mancata contestazione di un'aggravante, cioè quella di aver commesso i reati in concorso tra più persone. Quindici mesi dopo i tre imputati sono riusciti a patteggiare la stessa pena, con il consenso del pubblico ministero Giorgio Falcone. Un anno, otto mesi e quattordici giorni di reclusione a testa, oltre a 1.400 euro di multa, per il commercialista di Adria Giampaolo Cominato, 51 anni, la moglie Raffaella Tessarin, di 48, e il loro complice Paolo Vincenzo Malvini, 53 anni, di Cinisello Balsamo. Il terzetto era accusato di estorsione, diffamazione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Reati commessi ai danni dell'imprenditore edile padovano Bruno Ruzzarin, che il 3 aprile 2016 si era tolto la vita, e successivamente della moglie Eleonora Savio.

Il giudice dell'udienza preliminare Mariella Fino ha concesso ai coniugi Cominato il beneficio della sospensione condizionale della pena, in quanto incensurati. Pena non sospesa invece per Malvini che ha avuto in passato altre condanne. Giampaolo Cominato e Raffaella Tessarin hanno confessato gli addebiti e scritto una lettera di scuse alla vittima. Avrebbero dovuto anche risarcire la vedova di Ruzzarin ma la cifra messa a disposizione non è stata ritenuta sufficiente da Eleonora Savio, che si è costituita parte civile con l'avvocato Ernesto De Toni. Ha ottenuto dal giudice il rimborso delle spese processuali e si riserva di promuovere un'azione civile per ottenere il ristoro del grave danno patito. La donna ha più volte dichiarato di voler combattere fino all'ultimo per onorare la memoria del consorte.

LA VICENDA
Nel marzo 2016 Bruno Ruzzarin, titolare di Edilveneta Srl (fallita il 28 novembre del 2017), aveva presentato una denuncia per una serie di minacce. Cominato e Tessarin l'avevano messo alla gogna attraverso il portale Facebook Segnalazione truffe immobiliari. E un mese dopo quell'esposto l'imprenditore si era impiccato nella sua abitazione. Qualche mese prima, attraverso la Delta Immobiliare srl, i coniugi adriesi avevano stipulato un contratto preliminare, pagando anche la caparra, per l'acquisto di alcune mansarde in via di ultimazione a San Vito di Cadore. Erano sorti problemi nella consegna degli immobili e ne era nata una controversia civilistica tra le due società. Cominato e Tessarin volevano indietro la caparra, ma Ruzzarin si era opposto. I due coniugi polesani, irritati per il rifiuto dell'impresario edile, avevano iniziato a diffamarlo sui social. L'avevano massacrato sia moralmente che sul piano professionale. Dopo il suicidio di Ruzzarin i coniugi adriesi avevano continuato a perseguitare la moglie della vittima. Paolo Vincenzo Malvini e un complice erano entrati nello studio del legale della famiglia dell'imprenditore, minacciandolo di spedirgli dei camorristi se non avesse rinunciato al suo incarico come curatore degli interessi di Edilveneta srl. Il 5 dicembre 2017 la Guardia di Finanza aveva eseguito le ordinanze di custodia cautelare a carico della coppia: Cominato era finito in carcere e la moglie ai domiciliari mentre Malvini si era reso irreperibile.
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