Dopo 11 anni di processo, assolto il commercialista Castellini sul caso dell'eredità Conte

Giovedì 1 Dicembre 2022 di Serena De Salvador
Il testamento a favore di Cadore, ritenuto un falso

PADOVA - I 15 milioni di euro parte della cospicua eredità di Mario Conte non furono riciclati. Il fatto non sussiste. Con questa formula il Tribunale di Padova ha sancito ieri l'assoluzione di Alessandro Castellini, commercialista padovano 56enne rinviato a giudizio con le accuse di riciclaggio e ricettazione. Un lungo iter processuale, cominciato nel 2011, che nel frattempo ha visto andare prescritto quest'ultimo capo d'imputazione tanto che ieri il giudice ha stabilito il non doversi procedere.
Castellini non era in aula per la lettura della sentenza. Non nasconde però sollievo e soddisfazione il suo legale, Emanuele Fragasso Jr, che gli ha comunicato telefonicamente la notizia. «È stata una sentenza dal punto di vista logico perfettamente corrispondente ai risultati di prova acquisiti nel corso del processo. Il Tribunale è stato impeccabile» ha commentato l'avvocato.

LA VICENDA
Il pubblico ministero Sergio Dini, rappresentante della pubblica accusa, aveva chiesto una condanna a 5 anni per il commercialista, ritenuto responsabile di aver contribuito a disperdere e rendere irrintracciabile parte dell'eredità da 90 milioni di euro di Mario Conte, commerciante di pelli morto a 91 anni il 13 ottobre 2008.
Il processo concluso ieri ha preso le mosse da un altro procedimento, che ha visto condannato in via definitiva a 3 anni Luciano Cadore, ex maggiordomo di Conte che alla morte del datore di lavoro era risultato unico beneficiario del testamento ed erede del lauto patrimonio. Il giudice Elena Lazzarin ha stabilito nel 2013 che la firma in calce a quella poche righe non apparteneva a Conte: il testamento è risultato falso e l'ex maggiordomo è stato condannato. All'epoca però una parte del lascito milionario era già sparita dai conti del Cadore e per questo era finito alla sbarra anche Castellini. Il 56enne è stato accusato di aver assunto la gestione di tutte le operazioni finanziarie legate al patrimonio illecitamente ereditato da Cadore, traslandone parte alle Bahamas ma anche convogliandone delle somme su conti, società e fondazioni intestati a sé stesso o a persone a lui vicine.
Gli è stata contestata la ricettazione per la somma di un milione di euro ricevuta da Cadore e definita un cadeau, ritenuta frutto della precedente falsificazione del testamento (a cui il Castellini non aveva concorso). Ma soprattutto gli è stato contestato il riciclaggio di 15 milioni, parte dell'eredità, che la Procura riteneva avesse spostato (con due bonifici nel 2009) dal conto corrente padovano di Cadore a conti appositamente accesi alla banca Bsi Overseas Bahamas intestati allo stesso ex maggiordomo. Poi avrebbe trasferito altro denaro a conti intestati a sé stesso e a società legate a persone a lui vicine.

LA SVOLTA
L'impianto accusatorio non è però stato accolto dal giudice. Il reato di ricettazione è stato estinto perché in prescrizione, mentre per il riciclaggio il commercialista è stato assolto.
«Il Tribunale ha stabilito che il riciclaggio non sussiste perché è mancata ogni prova che potesse ragionevolmente dimostrare che fosse stato commesso - ha spiegato l'avvocato Fragasso -. Il dibattimento si è basato sulla dimostrazione documentale del fatto che Castellini non aveva alcuna procura speciale come mandatario del Cadore per movimentare somme sui suoi conti. Non aveva alcun potere giuridico per farlo, quindi quei bonifici non sono stati fatti da lui. Cadore aveva quel potere e poteva avvalersi del consiglio della figlia, che lavorava proprio nella banca dove lui aveva il conto da cui sono partite le somme per le Bahamas. Cadore non aveva alcun bisogno di Castellini».
Altro punto fondamentale per la difesa è stata la rogatoria internazionale non concessa dalle Bahamas. «Il pubblico ministero e le parti civili avevano ottenuto dal Tribunale di disporre gli accertamenti all'estero con la rogatoria ha aggiunto il legale. Gli atti all'epoca acquisiti non erano infatti sufficienti e la rogatoria era assolutamente necessaria per capire se il riciclaggio sussistesse o meno. L'esito negativo della richiesta fa sì che cada la possibilità stessa di trovare una prova del reato».

Ultimo aggiornamento: 08:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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