Banca Mediolanum, il passo indietro di Ennio Doris: lascia la presidenza

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Maurizio Crema
Banca Mediolanum, il passo indietro di Ennio Doris: lascia la presidenza

Si chiude un capitolo del grande Nordest. Ennio Doris lascia la presidenza di Banca Mediolanum, la sua creatura diventata uno dei primi istituti di credito e un caso unico nella finanza italiana. «Superata soglia 80 anni è il momento di ridurre almeno in parte il mio impegno quotidiano nella banca», il commento ufficiale del banchiere-imprenditore di Tombolo, in provincia di Padova, socio storico di Silvio Berlusconi. Doris assicura: «Erano ormai almeno un paio di anni che meditavo di alzare il piede dall'acceleratore ed avere quindi un ruolo meno impegnativo. Ho in mente tanti progetti per gli anni a venire, non solo di business. A cominciare dal proseguire sempre più nella direzione della restituzione a chi ne ha bisogno, ai più deboli e meno fortunati, in linea con i valori che da sempre mi ispirano». Un impegno non di oggi, portato sempre avanti con grandissima discrezione e finito sotto i riflettori solo per una rivelazione del presidente del Veneto Luca Zaia nel marzo dell'anno scorso quando Doris donò 5 milioni di euro alla Regione per sostenere l'emergenza Coronavirus. «Quello di oggi è essenzialmente un passaggio formale in linea con la mia volontà di ridurre il mio impegno - ricorda l'imprenditore padovano -, che d'altronde è da anni è guidata in modo saldo e sapiente da Massimo e dai nostri collaboratori con i risultati eccezionali che sono sotto gli occhi di tutti». La conferma arriva dalla semestrale dello scorso giugno: utile netto a 268,7 milioni, patrimonio amministrato di 102,2 miliardi.

CONTROLLO

Il fondatore, che nel recente passato ha avuto qualche acciacco, lascia il timone (diventa presidente onorario) ma non il controllo di Banca Mediolanum. Detiene infatti il 6,29% dei diritti di voto, tutti sindacati nel patto parasociale sottoscritto insieme agli altri componenti della sua famiglia, a partire dalla moglie Lina, da sempre al suo fianco nella gestione di questo gioiello della finanza che solo nello scorso agosto ha registrato una raccolta di 595 milioni, il record assoluto per quel mese estivo. Da inizio anno nelle casse di Mediolanum sono entrati oltre 6 miliardi dei risparmiatori a caccia di sicurezza e rendimenti. Nel 2021 la banca ha già conquistato 113mila nuovi clienti, persone in cerca di sicurezze in questa terribile pandemia. Da sempre, Doris spinge sugli stessi tasti per rilanciare l'Italia: «Snellire le procedure, investire nelle infrastrutture e digitale. E c'è bisogno anche di un moderno, ampio e trasparente mercato finanziario» per far decollare le Pmi. Parola di un protagonista di questo mondo, grande azionista di Mediobanca e attento osservatore delle grandi partite della finanza come Generali. «Io sono da sempre per le mediazioni, piuttosto che per gli scontri - spiega Doris a Radiocor -. Da imprenditore capisco a fondo le istanze e le visioni di grandi imprenditori italiani come Leonardo Del Vecchio e Francesco Caltagirone. In linea generale, con riguardo a tutte le cosiddette public company, bisognerebbe trovare forse equilibri maggiori tra gli interessi degli azionisti di peso e la necessaria indipendenza del management».


LA STORIA

La storia di Doris è quella di un uomo che si è fatto da solo. «Devo ringraziare una malattia che mi ha colpito quando avevo 12 anni - spiegava in un'intervista a questo giornale di qualche anno fa - se non fossi stato gracile mio padre mi avrebbe messo a fare il suo lavoro, mediatore di bestiame, come tutti a Tombolo. Invece mi spedirono a scuola e a furia di borse di studio mi diplomai in ragioneria a Treviso». Primo impiego nella Banca Antoniana di Padova. «Per me Dino Marchiorello è stato quasi un padre», ricordava. A 30 anni poteva continuare la sua carriera alla sua ombra. E invece.... «Un giorno mi stava accompagnando al lavoro, aveva una macchina bellissima, una Citroen Palace. Niente in confronto alla mia scassata 850. Mi sedetti dietro e iniziai a pensare: che bella macchina. Marchiorello sta guidando la mia macchina. Marchiorello sta guidando la mia vita. E decisi di andare avanti da solo». Nel '69 entra in Fideuram, nel '71 in Dival. Nell'81 la svolta: l'incontro con Silvio. «Ero a Portofino e incontrai a passeggio Berlusconi. Non ci pensai due volte e gli proposi la mia idea: una struttura di venditori di prodotti mobiliari e immobiliari, Programma Italia. Ero pronto a giocarmi tutto, diventando soci alla pari. Il Cavaliere ci pensò su, fece le sue indagini, e acconsentì». Il resto è parte della storia della finanza italiana.

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