Stefani, commissario veneto del Carroccio: «Nessuna débâcle nella Lega, abbiamo vinto nel 90% dei piccoli Comuni»

Il giovane deputato e sindaco della padovana Borgoricco dice: "Salvini il più aperto al dialogo". E sul caso Verona: "Sì all'apparentamento con Tosi, la priorità è vincere"

Giovedì 16 Giugno 2022 di Alda Vanzan
Alberto Stefani dalla pagina Facebook
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VENEZIA - Onorevole Alberto Stefani, lei è il commissario della Liga in Veneto. Nel suo partito sta montando il malcontento per l'esito delle elezioni amministrative di domenica, si chiede una «riflessione». Lei cosa dice?«Le riflessioni vanno fatte sempre, ma la valutazione deve essere complessiva e contestualizzata».

Si dice che per la Lega sia stata una débâcle.
«Non è così. In Veneto abbiamo vinto nel 90% dei Comuni piccoli, abbiamo strappato al centrosinistra ben 8 Comuni, abbiamo vinto in realtà come Vigonza con un sindaco di 32 anni, ma soprattutto abbiamo conquistato Belluno al primo turno con un candidato sindaco sostenuto prima di tutto dalla Lega. E siamo arrivati a un ballottaggio insperato a Feltre e a Thiene. Dati alla mano, siamo ancora la prima forza politica del Veneto e la forza politica che ha acquisito più consiglieri e più sindaci nella regione. Rispetto a prima, il saldo è positivo: 8-0, tra cui Belluno».

Vuol dire che la riflessione richiesta da dirigenti e militanti è prematura o del tutto fuori luogo?
«Ripeto: le riflessioni vanno sempre fatte, ma ora siamo concentrati sui ballottaggi».

L'assessore regionale Roberto Marcato ha detto che si può vincere e perdere, ma che perdere col 30% come successo a Padova è «drammatico». Condivide?
«Padova è una città che tutti sapevano essere difficile, con un forte radicamento del centrosinistra e un sindaco uscente che in tutti i sondaggi risultava molto alto. Noi abbiamo pagato l'astensionismo. Ma c'è anche la necessità di strutturarci nelle grandi città, che poi è un problema storico della Lega».

Col senno di poi a Padova sarebbe stato preferibile un candidato sindaco più politico anziché civico come Francesco Peghin?
«Inutile ragionare col senno di poi. Peghin ha un curriculum straordinario e apprezzatissimo. Il fatto è che con un dato così basso dell'affluenza è difficile valutare la reale forza del centrodestra. Semmai, saremmo potuti partire prima con la campagna elettorale, questo sì ci avrebbe aiutato».

Perché la bassa affluenza avrebbe colpito solo il centrodestra?
«Più che il centrodestra ha colpito la Lega. È difficile spiegare le motivazioni che ci spingono a restare all'interno del Governo Draghi per limitare i danni del centrosinistra. È questo che ci penalizza».

Salvini al Corriere della Sera ha detto che nella Lega ci sono dirigenti e militanti, compresi Zaia e Fedriga, che credevano in Draghi e che ora gli chiedono di rifletterci bene. Lei ritiene che la Lega debba uscire dal Governo?
«Queste sono valutazioni che spettano a chi deve dare la linea politica, cioè il segretario Salvini. Ma è chiaro che se il Governo dimostra di non ascoltare le istanze della Lega, una riflessione sulla nostra permanenza va fatta».

Quali sono le istanze inderogabili della Lega?
«La difesa della casa, l'aiuto alle imprese, gli aiuti alle famiglie per il caro-bollette. Se invece le priorità sono la legge elettorale, lo ius scholae e l'invio di armi in Ucraina, non ci siamo».

Il viaggio in Russia di Salvini: era giusto?
«Salvini ha avuto il coraggio di assumere una posizione molto semplice: se l'obiettivo è il raggiungimento della pace bisogna parlare con chi di dovere e non inviare armi esacerbando il conflitto».

Torniamo al malessere interno alla Lega: c'è chi chiede un'assemblea federale. Anche per lei va fatta?
«Le discussioni in Lega ci sono sempre state, ma si fanno internamente al movimento. In questo preciso momento storico la gente ha bisogno di risposte concrete, non di polemiche sui giornali che interessano solo agli addetti ai lavori».

Quindi a quando il confronto?
«Il confronto c'è sempre nelle sedi opportune. Salvini peraltro è uno dei politici più aperti al dialogo».

L'ex segretario nathional della Liga, Flavio Tosi, ha preso la tessera di Forza Italia. La stupisce Tosi azzurro?
«No, Tosi ha stretto un rapporto con Forza Italia in maniera evidente sin dalle elezioni regionali del 2020».

Per il ballottaggio di Verona la Lega spinge per l'apparentamento formale tra Sboarina e Tosi o preferirebbe un semplice accordo politico?
«Per noi l'apparentamento è auspicabile: il sindaco uscente si è fermato al 32%, c'è la necessità di costruire un centrodestra competitivo e vincere le elezioni comunali».

La Lega pone delle condizioni per l'apparentamento Sboarina-Tosi?
«Gli accordi noi li abbiamo fatti su squadra e programma, ora la priorità è vincere».

 

Ultimo aggiornamento: 16:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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