Doppio intervento assistito da robot su 70enne: via il tumore renale, impiantato ventricolo artificiale. È una "prima" mondiale"

Venerdì 11 Giugno 2021
Una delle équipe protagoniste della "prima" mondiale

PADOVA - Cardiochirurghi, urologi e anestesisti pianificano ed eseguono un intervento multiplo combinato. Si tratta di una "prima" mondiale che in letteratura non ha precedenti, si legge in una nota dell'azienda ospedaliera dell'Università di Padova. In sostanza è stata programmata a tavolino l’esecuzione di due differenti interventi chirurgici in due diversi tempi a distanza di soli sei giorni l’uno dall’altro: l'asportazione del tumore renale con chirurgia robotica, con un impianto di Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana) artero-venosa per sostenere il cuore durante l’intervento urologico. Dopo di che si è proceduto all'impianto di un ventricolo artificiale (L-Vad) con una innovativa tecnica micro-invasiva per ridurre al minimo al minimo il rischio di mortalità, di sanguinamento post-operatorio e di traumatismo chirurgico al paziente sottoposto a intervento urologico sei giorni prima.

Il paziente è un settantenne con un quadro di insufficienza cardiaca grave, ricoverato nella cardiochirurgia del Centro Gallucci, direttore Gino Gerosa, per un severo peggioramento del quadro clinico. Da dieci anni era in cura per grave scompenso cardiaco. I medici hanno valutato l’ipotesi di un trapianto cardiaco o di un impianto di assistenza ventricolare. Ma dopo una Tac gli è stata riscontrata una massa tumorale nel rene destro.

Immediatamente il caso veniva discusso in un team multidisciplinare dove radiologi, urologi, cardiochirurghi ed anestesisti si sono confrontati. Il tumore renale doveva essere asportato il prima possibile per evitare disseminazioni metastatiche ma allo stesso tempo la grave insufficienza cardiaca rendeva l’intervento urologico proibitivo per l’altissimo rischio di mortalità. Inoltre la scoperta della neoplasia ha escluso l’opzione del trapianto, in quanto il tumore rappresenta una controindicazione assoluta per il rischio di diffusione che la terapia immunosoppressiva richiesta dal trapianto determina. L’unica opzione salvavita per il paziente rimasta era l’impianto di un Vad (dispositivo di assistenza ventricolare) per risolvere la grave patologia cardiaca.

L'intervento sul cuore è durato 8 ore. È stato eseguito con un'innovativa tecnica micro-invasiva che ha evitato la riapertura dello sterno nel paziente già operato. L'impianto a cuore battente è stato effettuato attraverso due piccole incisioni di sei centimetri, una sottoclaveare per l'anastomosi della protesi vascolare del dispositivo di assistenza ventricolare (Vad), e l'altra attraverso una minitoracotomia anteriore sinistra per il posizionamento della pompa.

L'innovazione è stata possibile grazie allo sviluppo tecnologico di Vad di terza generazione sempre più piccoli e sempre più miniaturizzati che hanno permesso lo sviluppo di una nuova tecnica chirurgica unica nel suo genere. L'innovativo approccio combinato grazie al contributo tecnologico che unisce la tecnologia dei dispositivi di supporto meccanico al circolo (Ecmo e Vad) alla chirurgia robotica, ha permesso di risolvere una situazione di alta complessità che, unita all'elevata professionalità, ha consentito di dare una risposta terapeutica salvavita al paziente e di trattarlo con successo. L'eccezionale intervento multiplo, combinato, è avvenuto alcune settimane fa; il paziente, dimesso in buon compenso generale, sta ora riprendendo l'attività motoria

Nel primo intervento di nefrectomia parziale laparoscopica robot assistita si è svolta in Urologia, diretta da Fabrizio Dal Moro: in quattro ore si sono avvicendati in staffetta anestesisti, cardiochirurghi e urologi assistiti da infermieri e perfusionisti. L’équipe era composta da 10 professionisti: gli urologi Fabrizio Dal Moro, Nicola Zanovello, Federico Goffo, Francesco Celso; i cardiochirurghi Vincenzo Tarzia, Matteo Micciolo, Emma Bergonzoni; l'anestesista Paola Pavarin; le infermiere Nicoletta Baldan e Michela Ghiraldin.

Dopo sei giorni l'impianto di L-Vad è stato eseguito dai cardiochirurghi diretti da Gino Gerosa, con primo operatore Vincenzo Tarzia e con il supporto dei cardioanestesisti assistiti da perfusionisti e infermieri. 15 i professionisti coinvolti: i cardiochirurghi: Vincenzo Tarzia, Matteo Micciolo, Olimpia Bifulco; i cardioanestesisti Leone Pasini, Edoardo Rosellini, Francesco Volpe; i perfusionisti: Filomena Verde, Dania Gaburro; gli infermieri Veronica Sinigallia, Michela Senatore, Giuseppe Pellegrino, Marco Cameran, Valentina Cecchinato, Iuliana Cristina Stoian.

 

Ultimo aggiornamento: 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA