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Doppi cognomi, boom di richieste: in cinque anni 190 istanze, il record negli ultimi cinque mesi

Venerdì 10 Giugno 2022 di Gabriele Pipia
Doppi cognomi, boom di richieste: in cinque anni 190 istanze, il record negli ultimi cinque mesi
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PADOVA -  Il precedente illustre è quello dell’avvocato Giacomo Levi Civita, il sindaco di Padova che permise l’acquisizione della Cappella degli Scrovegni. Nel 1868 decise di aggiungersi il cognome della madre per distinguersi dagli altri Giacomo Levi presenti in città. Ora il tema è quanto mai attuale e Padova si dimostra già avanti rispetto a molti altri Comuni del resto d’Italia. Da una settimana è pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la sentenza della Corte Costituzionale che permette di scegliere per i figli il doppio cognome oppure solo quello della madre, ma a Palazzo Moroni le richieste sono già tante da cinque anni e i dati dell’Ufficio Anagrafe ora registrano un vero boom. Dal 2017 ad oggi sono state 190 e in questo semestre c’è stata una nuova importante impennata. 


I NUMERI
Nel 2017 le nascite con l’attribuzione del doppio cognome erano state 44 (quattro di queste con il cognome materno prima di quello paterno), l’anno dopo 21 e nel 2019 invece 33. Nel 2020 sono state 21 e poi ecco una nuova crescita: 38 l’anno scorso e già 33 nei primi cinque mesi di quest’anno. È ancora una goccia nell’oceano se pensiamo che nell’ultimo anno a Padova le dichiarazioni di nascita sono state in totale 1.437, ma la tendenza è comunque evidente. 
«C’è ora la possibilità di accontentare tutti - ha ricordato nei giorni scorsi l’Azienda ospedaliera di Padova sul profilo ufficiale Facebook -. Ricordiamo che in ospedale è attivo uno speciale sportello anagrafe che permette di registrare direttamente i nuovi nati». 


IL COMUNE
C’è un motivo preciso se il primo boom risale al 2017. Nel novembre 2016 la Consulta dichiarò infatti illegittima la legge che impone alle coppie di dare ai figli il cognome del padre. «I nostri uffici, nella persona dell’allora responsabile dottoressa Marina Caliaro, avevano interpretato questa sentenza in modo ampio - spiega l’assessora con delega all’Anagrafe Francesca Benciolini -. Quella sentenza di fatto scardinava l’impianto tradizionale e per questo il Comune di Padova già dal 2017 aveva esteso alla possibilità di aggiungere il cognome materno a quello paterno». 
La storica sentenza dello scorso 27 aprile, appena pubblicata in Gazzetta, ha fatto un passo ulteriore mandando in soffitta un retaggio patriarcale. Prevede infatti il doppio cognome senza la necessità di fare un passaggio formale con la Procura (come accadeva fino a mercoledì) e al tempo stesso sollecita il Parlamento a varare una norma sul diritto all’identità dei figli. I bambini prenderanno il doppio cognome nell’ordine stabilito dai genitori o anche solo quello di uno di loro di comune accordo. 


I NODI
«Restano da definire alcuni aspetti - prosegue Benciolini -. In teoria una volta definita la sequenza dei due cognomi dovrebbe restare quella per tutti i figli, ma per i figli già esistenti cosa accade? Perché qui stiamo parlando di nuovi nati e non di persone già registrate, per le quali il cambiamento del cognome passa per una richiesta alla prefettura». 
Poi, un altro nodo: «Cosa succederà quando persone con due cognomi faranno a loro volta figli? In Spagna viene scelto di nuovo quale dei due cognomi indicare in modo da non averne quattro». 


IL COMMENTO
«Padova in ogni caso era già avanti perché se per alcuni Comuni il tema nasce ora per noi era già chiaro». L’assessora cita proprio il caso del sindaco Levi Civita e del figlio Tullio, il grande matematico a cui è dedicato il Dipartimento dell’Università. «Loro per primi ci insegnano che il doppio cognome è una questione di appartenenza e identità. Il portare avanti il cognome del padre manifesta un’identità del tutto appiattita sulla famiglia paterna. Scegliere oggi di dare il cognome anche materno ci indica che si va verso una genitorialità pienamente condivisa. Oggi le famiglie non sempre si identificano nel comune cognome e i legami affettivi in molti casi vanno oltre - riflette ancora Benciolini -. Penso alle famiglie affidatarie, alle famiglie che si ricompongono dopo separazioni e secondi matrimoni in cui i nuovi legami che si creano sono altrettanto forti di quelli con chi porta il proprio cognome». L’anagrafe accompagna le trasformazioni della società.
 

Ultimo aggiornamento: 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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