L'istituto Barbarigo piange don "Flò", docente stimato da tutti gli studenti

Giovedì 7 Gennaio 2021 di Silvia Moranduzzo
LUTTO E' morto don Floriano Riondato ex docente dell'istituto Barbarigo

PADOVA - Il Covid lo ha portato via a pochi giorni dal suo centesimo compleanno. Don Floriano Riondato si è spento alle tre del mattino di ieri nel suo letto all’Opsa di Sarmeola di Rubano.
Il giorno di Natale era risultato positivo ai test che periodicamente la struttura fa sugli ospiti ed era stato spostato nel nucleo Covid. «Aveva solo un po’ di tosse, nulla che sembrasse grave – racconta don Cesare Contarini, rettore dell’istituto Barbarigo dove per tutta la vita don Riondato ha insegnato – Ci voleva una bestia così potente per fermarlo, altrimenti chissà quanto avrebbe vissuto ancora. Era un uomo forte, dal carattere volitivo. Come lui ce ne sono pochi. Ed era tutto pronto per una bella festa di compleanno, con le dovute precauzioni, ma volevamo festeggiare questo traguardo importante. Invece, faremo il funerale». L’ultimo saluto a don Riondato, infatti, sarà celebrato al Santo lunedì alle 10.30, il giorno del suo compleanno. A officiare la commemorazione sarà il vescovo in persona, monsignor Claudio Cipolla. 
Riondato è considerato una colonna portante dell’istituto Barbarigo. Ordinato prete nel 1944 ha trascorso due anni come cappellano a Campo Nogara, in provincia di Venezia, per poi arrivare al Barbarigo nel 1946 con l’incarico di vice-rettore delle classi medie. E proprio con il soprannome di “vice” (o “don Flò”) viene ricordato dai suoi studenti, o meglio, dalle tante generazioni di studenti che si sono succedute. Perché don Riondato ha lasciato l’istituto nel 2017, quando ormai non era più autosufficiente. 
È stato lui a introdurre lo studio della musica nella scuola che ora ne fa uno dei suoi tratti distintivi. «Andava sempre in gita con i ragazzi, anche all’estero – ricorda don Contarini – Fino a quando le forze glielo hanno permesso. Era severo, come responsabile della disciplina e dell’organizzazione delle classi pretendeva che i ragazzi si comportassero bene. Ma non puniva nel senso più duro del termine, semmai metteva gli studenti al lavoro. Ricordo che diceva in dialetto: “Non voglio gente scansafatiche qui dentro”. Aveva un carattere forte, come tutte le persone che fanno la storia».
Don Riondato ha visto passare generazioni di padovani (e non) dall’istituto. Ha insegnato per qualche tempo religione alle classi delle superiori ma tutto il suo impegno lo ha messo nella musica. «Lanzichenecchi!» urlava agli studenti più monelli per metterli in riga e organizzava i concerti di Natale, senza mai separarsi durante l’inverno dal suo colbacco. E quando insegnava ai ragazzi le preghiere dava un punteggio a chi le imparava più velocemente. 
Quando è andato in pensione dall’insegnamento è comunque rimasto al Barbarigo, divenuto dopo quarant’anni la sua casa. «Nel 2017 lo abbiamo portato all’Opsa perché non era più autosufficiente – spiega don Contarini – Ma era lucido, eccome se era lucido. Aveva qualche problema di udito e ogni tanto ripeteva cose già dette ma è normale per quell’età. Andavo a trovarlo, aggiornandolo sulle attività della scuola, sugli studenti. Voleva sapere tutto. Poi quando è scoppiata la pandemia non è stato più possibile vedersi spesso, ci sentivamo per telefono. Fino all’ultimo sembrava stare bene, per questo abbiamo organizzato la sua festa per i cento anni. Anche quando abbiamo saputo che era stato contagiato da questo terribile virus sembrava dovesse superare anche questa battaglia, fino a pochissimi giorni fa aveva una lieve tosse, nulla di più. Poi è subentrata la carenza di ossigeno e senza che ce ne rendessimo conto ci ha lasciati. Sono sicuro che i canti che sente ora in paradiso gli piaceranno molto». 

Ultimo aggiornamento: 08:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA