Vo', dirigente scolastico sotto inchiesta per 16 post di critica alla ministra Azzolina

Giovedì 24 Dicembre 2020
Vo', dirigente scolastico sotto inchiesta per 16 post di critica alla ministra Azzolina
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 È finito sotto inchiesta disciplinare per quei 16 post su Facebook in cui criticava la ministra dell'istruzione Lucia Azzolina e la gestione della scuola durante la pandemia. Ad Alfonso D'Ambrosio, 42 anni, dirigente scolastico dell'istituto comprensivo di Lozzo Atestino di cui fanno parte anche le scuole di Vo', prima zona rossa del Veneto, la decisione è caduta addosso come un macigno: «È un vile attacco alla libertà di espressione» ripete ribadendo di non aver mai offeso nessuno.


LA CARRIERA
Trapiantato in Veneto dalla Campania, 42 anni, laureato in Fisica e preside da un anno, da dieci mesi è in prima linea per garantire una scuola a misura di studenti anche nel difficile contesto della pandemia. Ma domenica si è ritrovato un procedimento disciplinare tra capo e collo. Proprio lui, docente preparato e preside visionario, considerato una benedizione dagli insegnati e dalle famiglie del territorio per come è riuscito a salvare e rinnovare la didattica in tempo di pandemia. Nel 2016, nei panni di professore di Fisica aveva vinto il premio di miglior docente innovatore e ultimamente D'Ambrosio era abituato a essere sotto i riflettori per notizie di tutt'altro genere: il suo istituto aveva avviato per primo in Italia la didattica a distanza, subito dopo la chiusura di Vo' e il 14 settembre la scuola della prima zona rossa aveva accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l'inaugurazione del nuovo anno scolastico. Quel giorno c'era stato lo scambio di saluti anche con la ministra dell'istruzione Lucia Azzolina. Tre mesi dopo, D'Ambrosio è sotto inchiesta disciplinare per averla criticata.
I POST
In uno dei pensieri affidati ai social l'ha definita una che nella scuola «ci crede più di tanti altri che l'hanno preceduta, ma è debole». Sedici i post incriminati pubblicati sul suo profilo Facebook tra il 16 ottobre e l'8 dicembre. Dalla piazza virtuale dei social, il preside ha espresso perplessità sulla gestione della scuola durante l'emergenza. Tanti i temi toccati: dai numeri ministeriali sui contagi, di cui aveva detto che il dato riportato su un documento ministeriale «non vuole dire nulla» perché privo dei dovuti distinguo, ai tamponi, alla polemica sui banchi. «Banchi sì, banchi no, quando è che iniziamo a parlare seriamente di scuola?» (18 ottobre). Passando attraverso il commento sulla decisione della ministra di convocare trenta dirigenti scolastici per tastare il polso della situazione senza una rappresentatività specifica: «La scuola degli amici e degli amici degli amici» (18 ottobre). Il 5 dicembre il dirigente scriveva «cara ministra, la scuola ha bisogno di qualcosa che vada ben oltre gli annunci via social e promesse mai realizzate». Per poi rincarare la dose di dissenso tre giorni dopo: «Il Movimento 5 Stelle per la scuola non è solo la ministra Azzolina. In Piemonte hanno fatto le cose per bene». Insomma il preside in questi mesi non ha avuto peli sulla lingua: ha detto la sua, ma senza mai usare toni offensivi. Eppure tanto è bastato ad avviare l'inchiesta ministeriale. Sono tre i capi d'accusa formulati dal provveditorato del Veneto: violazione dei principi di leale collaborazione; violazione del Codice di comportamento dei pubblici dipendenti; violazione dell'articolo 26 del contratto di lavoro. Il prossimo 26 gennaio il dirigente incontrerà la direzione dell'Ufficio scolastico del Veneto per rispondere delle accuse. Per la difesa si è già affidato all'Associazione nazionale presidi.
Nel frattempo ha scritto una lettera alla ministra dicendo che la contestazione è una pietra enorme sulla sua vita e spiegando che ha sempre cercato di portare avanti il dialogo, anche attraverso i social, senza mai offendere nessuno. Ieri, raggiunto al telefono, ha preferito non entrare nel merito della vicenda, ringraziando però per la solidarietà ricevuta. «I messaggi stanno arrivando a migliaia». Dalla sua anche tanti politici, soprattutto dalla sponda leghista. Dal segretario Matteo Salvini ai deputati padovani Massimo Bitonci e Alberto Stefani, che condannano senza riserve un «provvedimento illogico e lesivo della libertà di espressione» come lo definisce Stefani, che colpisce chi ha mosso «critiche civilissime, lecite e giustificate al Ministro Azzolina commenta Bitonci. «Siamo arrivati alla repressione del dissenso?» si chiede Salvini.


La REPLICA 

«Sono certo che tutto si chiarirà nelle sedi opportune»: è la risposta  che Alfonso D'Ambrosio ha voluto dare alla lettera della ministra Lucia Azzolina dopo l'avvio di un procedimento disciplinare nei suoi confronti per una serie di post su Facebook nei quali ha criticato la gestione della scuola e la stessa ministra. D'Ambrosio non ha voluto commentare nel merito la missiva, nella quale Azzolina si dice convinta che «la libertà di manifestazione del pensiero debba essere sempre tutelata».

Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre, 09:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA