Maestra uccisa in casa, l'esame del Dna su 50 sospettati del delitto

Venerdì 23 Aprile 2021 di Marco Aldighieri
La villetta di Maria Pellegrini a Casalserugo: il delitto risale all'11 dicembre 2008

PADOVA - Le indagini sul delitto di Maria Pellegrini, l’ex maestra d’asilo di 78 anni assassinata nella sua villetta di Casalserugo l’11 dicembre del 2008, non sono mai state archiviate. Anzi, gli inquirenti stanno ancora cercando l’assassino. Come? Hanno individuato almeno 50 possibili sospetti il cui Dna, in alcuni casi, è già stato comparato con le tracce biologiche lasciate dall’omicida. Gli esiti sono stati tutti negativi, ma gli esami di laboratorio non sono ancora terminati. Devono essere valutate altre decine di persone. Insomma, dopo quasi tredici anni, è ancora viva la speranza di poter risolvere il giallo.

IL FATTO
Maria Pellegrini, maestra d’asilo e poi pensionata benestante con diverse proprietà di immobili e terreni, è stata uccisa a 78 anni la sera dell’11 dicembre 2008 nella camera da letto della sua villa di via Cavour a Casalserugo. L’omicida l’ha soffocata con un panno fissandolo attorno alla bocca e al naso con dello scotch. L’anziana, già sofferente di cuore, è deceduta. Forse ha visto negli occhi il suo assassino. I carabinieri, quando sono entrati nell’abitazione, hanno trovato un mucchio di documenti sparsi per la stanza, e nel garage le inferiate di una finestra divelta, ma era soltanto una messa in scena. Quella notte pioveva e il terreno davanti al garage era fangoso. Di tracce in giardino non ce n’erano. Maria Pellegrini aveva l’abitudine di non chiudersi a chiave, neanche alla sera: sulla porta d’ingresso non sono stati trovati segni di scasso. In un primo momento sembrava ci fossero disaccordi tra gli eredi perché l’ex maestra voleva lasciare il suo patrimonio a un ente religioso. Ma non era vero, con un testamento aveva donato tutto ai sei nipoti.


LE INDAGINI
I carabinieri, all’epoca coordinati dal pubblico ministero Orietta Canova, nei giorni e nelle settimane successive al delitto hanno interrogato parenti, amici e conoscenti della vittima, ma non sono mai riusciti a individuare la pista giusta per incastrare il colpevole. Il fascicolo era stato aperto contro ignoti e così è rimasto una volta passato nelle mani del sostituto procuratore Luisa Rossi. Questo ha permesso agli inquirenti di proseguire con le indagini. Se infatti ci fosse stato un indagato, in mancanza di prove certe dopo due anni sarebbe stato archiviato. Ed ecco la nuova pista investigativa: individuare tutte le persone vicine all’ex maestra e comparare il loro Dna con le tracce biologiche lasciate dall’omicida. I carabinieri del Ris di Parma e altri gabinetti scientifici si sono messi al lavoro. Al momento le comparazioni fino a qui effettuate, hanno dato esito negativo. Ma devono essere valutate altre decine di persone. Tra queste diversi cittadini stranieri, spesso irrintracciabili.


IL PRECEDENTE
Era il marzo del 2017 quando un giovane albanese è stato fermato dalla polizia al porto di Bari mentre stava per rimpatriare. Il 22enne è stato trattenuto per cinque ore per essere interrogato. Gli è stato prelevato un campione di saliva per risalire al suo Dna e compararlo con quello dell’assassino. Il ragazzo era spesso a Padova dove viveva il fratello imprenditore, ma all’epoca dell’omicidio aveva solo 13 anni. Alla fine l’esito è stato negativo e l’albanese è stato rimesso in libertà. Gli inquirenti lo avevano inserito nell’elenco dei 50 possibili sospettati. All’epoca gli investigatori avevano focalizzato la loro attenzione su una coppia di romeni. Stavano in affitto in una delle tante case di proprietà della vittima, e avrebbero avuto un forte screzio con l’ex maestra. Ma nel mirino dei carabinieri erano finiti anche diversi operai, la maggiore parte stranieri, impegnati a lavorare negli immobili dell’anziana. Si era sparsa la voce di una loro possibile vendetta, perchè la pensionata si sarebbe rifiutata di pagarli. 
 

Ultimo aggiornamento: 17:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA