Covid, l'immunologa Viola: «Natale? Non è pensabile avere il liberi tutti, con i bar pieni e le tavolate da 20 commensali»

Giovedì 19 Novembre 2020
Covid, l'immunologa Viola: «Natale? Non è pensabile avere il liberi tutti, con i bar pieni e le tavolate da 20 commensali»
1

Coronavirus, torna a parlare l'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola, e lo fa ai microfoni di Agorà, su Rai 3. E la scienziata affronta temi spinosi come il vaccino per il virus, l'andamento della pandemia e il suo picco, le restrizioni, il tracciamento e anche l'auspicata del ritorno degli studenti a una scuola in presenza.

Natale: no liberi tutti

Natale ai tempi di Covid-19. «Nessuno ha la sfera di cristallo per dire come ci arriveremo», ma in ogni caso «non è pensabile avere il liberi tutti, con i bar pieni di persone e le tavolate da 20 commensali». Lo ha ribadito Viola. Solo «se la curva sarà scesa in maniera importante», secondo la scienziata «riaprire con distanziamento forse sarà possibile». Ma «la riapertura, se ci deve essere, dovrà essere fondata sulla responsabilità da un lato e sui controlli dall'altro», precisa Viola. «Riaprire rispettando le regole, il distanziamento, andando al ristorante in nuclei piccoli, familiari, con distanza, questo probabilmente sarà possibile». Ma «se saremo ancora in questa situazione epidemiologica no».

 

Vaccino Covid

«Quello che dobbiamo augurarci è che per settembre 2021 la campagna di vaccinazione» contro Covid-19 «sia stata portata a termine, proprio per non trovarci nella stessa situazione» in cui siamo finiti dopo l'estate e che stiamo vivendo ora. È l'auspicio espresso dall'immunologa.

Picco in Veneto, quando?

In Italia frenano i contagi da coronavirus Sars-CoV-2, segno che «le misure messe in atto stanno effettivamente dando dei risultati», ma il numero di morti aumenta e fa paura. «L'effetto sui decessi purtroppo arriva distanza di un paio di settimane, quindi in questo momento non vedremo un rallentamento» di questo dato, «ma lo vedremo un po' più avanti. I morti di oggi sono più o meno i contagiati di un mese fa». Ha ricordato Antonella Viola. La scienziata invita a «guardare il lato positivo della situazione», il fatto che i risultati delle restrizioni prese arrivano «anche se, come ci si aspetta, arrivano lentamente. Se noi guardiamo cos'è successo nella prima fase» dell'emergenza Covid, «quando è stato fatto il lockdown» di marzo, «e vediamo quanto ci ha messo la curva poi a scendere - sottolinea - ci rendiamo conto che» anche ora «non possiamo aspettarci una riduzione drastica e rapida del numero dei contagi. Quello che possiamo aspettarci è ciò che sta avvenendo, cioè la curva rallenta la sua crescita, ma sta ancora crescendo». Quanto raggiungerà al suo picco? «Non faccio previsioni su quando arriverà il plateau - risponde Viola -. Sia perché non sono un'epidemiologa, sia e soprattutto perché abbiamo imparato che questo dipende da troppe variabili. Non solo l'andamento dell'infezione, che ha comunque dei cicli, ma anche il comportamento delle persone, le regole che vengono messe in atto e il rispetto di queste regole. Fare previsioni in questo momento non è possibile». 

Virus a scuola

«La maggior parte dei focolai» di Covid-19 «all'interno delle scuole sono costituiti da 1-2 persone. Questo vuol dire che la scuola non è il motore del contagio come invece è stato detto in maniera strumentale per chiederne la chiusura». Torna a sostenere la necessità di una riapertura l'immunologa dell'università di Padova Antonella Viola.

Tracciamento

L'esperta ha affermato che «in questo momento le scuole vengono chiuse per due motivi principali: uno è il problema dei trasporti, l'altro è che le Regioni non riescono a star dietro al sistema del tracciamento e dei tamponi». Perché «senza nessun giudizio politico che non mi compete - ha precisato - sicuramente sull'aspetto del tracciamento e della diagnostica non siamo stati particolarmente in gamba». Per un contact tracing efficace «dobbiamo usare la tecnologia». «I dati che abbiamo in mano - insiste la scienziata - indicano che la scuola non è un amplificatore del contagio. Il contagio nella scuola segue quello che c'è nell'ambiente circostante, com'è normale che sia. Il virus entra nella scuola perché è nella società, ma non è nella scuola che il virus si diffonde». Viola ripete come, «a fronte di un beneficio dubbio» derivante dalla chiusura delle scuole, «abbiamo dall'altra parte dei costi gravissimi». Perché «i danni della chiusura per la salute dei nostri ragazzi, per la loro formazione e il loro sviluppo, per il benessere della società in generale, sono danni documentati».

«Le scuole - osserva l'immunologa - si chiudono perché, nel momento in cui c'è un positivo in classe, devo andare a fare i tamponi a tutti quanti e questo non si riesce più a fare perché c'è un sovraccarico». Il punto è che «il sistema del tracciamento è saltato immediatamente, appena è aumentato il numero di contagi. Com'era ovvio che accadesse - evidenzia Viola - con un sistema di tracciamento basato su persone singole, e anche poche, che dovevano ricostruire i contatti manualmente. Dobbiamo usare la tecnologia: tutti quanti abbiamo in mano un telefono e con questo telefono, attraverso un accordo con Google Maps come è stato fatto negli Stati Uniti, noi potremmo davvero fare un tracciamento efficace. Non c'è nessun problema di privacy».

 

Covid, l'immunologa Viola come una furia contro Le Iene: "Falsità sul plasma iperimmune"

VENEZIA, 18 NOV - L'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola si scaglia contro "un servizio pseudo-giornalistico" della trasmissione Le Iene "che vorrebbe dimostrare come la terapia col plasma iperimmune sia la cura a portata di mano per il Covid-19", ma "distrugge il metodo scientifico in una manciata di minuti".

Ultimo aggiornamento: 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA