Test anti-virus in 425 dicono no. Il presidente della Croce Rossa: «Occasione persa»

Venerdì 10 Luglio 2020 di Federica Cappellato
Test anti-virus in 425 dicono no. Il presidente della Croce Rossa: «Occasione persa»
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PADOVA - «No, grazie». Se lo sono sentiti ripetere 525 volte i volontari del Comitato di Padova della Croce Rossa Italiana che da oltre un mese stanno chiamando le 1.226 persone che fanno parte del campione assegnato dall'Istat per l'indagine di sieroprevalenza Covid 19. L'indagine doveva terminare il 30 giugno ma, per l'indolenza dei rispondenti, è stata prolungata a livello italiano fino al 14 luglio. Ebbene, del campione in carico alla Cri di Padova - ovvero 1.226 cittadini residenti tra Padova, Cittadella e Piove di Sacco - oltre mezzo migliaio ha rifiutato di netto, 482 hanno aderito, i rimanenti o hanno risposto ni e si sono presi ulteriore tempo per riflettere o è stato impossibile, finora, contattarli. Per ottenere questo magro bottino, i volontari hanno fatto oltre tremila telefonate: alcuni hanno risposto subito, altri perfino al dodicesimo tentativo. 
COME FUNZIONA
Facciamo un passo indietro: è il 25 maggio quando Ministero della Salute e Istat, con la collaborazione della Croce Rossa Italiana, avviano un'indagine di sieroprevalenza dell'infezione da virus SarsCoV2 per capire quante persone nel nostro Paese abbiano sviluppato gli anticorpi al nuovo Coronavirus, anche in assenza di sintomi. Il test verrà eseguito, nelle intenzioni, su un campione di 150 mila persone residenti in duemila Comuni, distribuite per sesso, attività e sei classi di età. Ma per ottenere risultati affidabili e utili è fondamentale che le persone selezionate per il campione aderiscano. «Partecipare non è obbligatorio - avvertono subito gli organizzatori - ma conoscere la situazione epidemiologica nel nostro Paese serve a ognuno di noi». 
Come funziona, nella pratica? Le persone selezionate vengono contattate al telefono dai centri regionali della Croce Rossa per fissare, in uno dei laboratori selezionati, un appuntamento per il prelievo del sangue. Il prelievo può essere eseguito anche a domicilio se il soggetto è fragile o vulnerabile. Al momento del contatto viene anche chiesto di rispondere a uno specifico questionario predisposto dall'Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico. A indagine conclusa e bocce ferme, la Regione comunicherà poi l'esito dell'esame a ciascun partecipante residente nel territorio. In caso di diagnosi positiva, l'interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare e sottoposto a tampone naso-faringeo. 
LO SFOGO
Ma qualcosa, in questo quadro evidentemente troppo roseo, va storto. «Su un campione sufficientemente grande da descrivere la realtà nazionale, la domanda di fondo dell'indagine è: qual è l'immunità di gregge? Dunque perché gli italiani non hanno aderito con entusiasmo? Io vedo la fatica dei miei volontari a raccogliere adesioni - commenta Giampietro Rupolo, presidente della Cri di Padova - e secondo la mia opinione personale questa difficoltà, sovrapponibile al resto del Paese, è imputabile a due motivi. Il primo: lo studio è stato promosso, a livello di comunicazione sociale nazionale, in maniera debole. All'inizio molti pensavano che le telefonate fossero una truffa o uno scherzo. Il secondo elemento è la paura, che è passata: una parte di persone non è più interessata al Covid. C'è una non consapevolezza ed è lo stesso motivo per cui la gente si ammucchia nelle piazze e sulle spiagge, senza mascherina. Io credo che, anche se il campione finale fosse di 70-80mila persone anziché 150mila, lo studio potrà comunque dirci qualcosa sulla sieroprevalenza ma soprattutto ci saprà dire molto sui rifiuti, sicuramente spia di un atteggiamento sociale. Non si può mettere la testa sotto la sabbia - conclude Rupolo - e mi spiace perché l'opportunità era ottima. Sono deluso dell'atteggiamento dei miei concittadini, indicatore di scarsa responsabilità». 

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